“Una lunga traversata nel deserto”. È l’immagine con la quale Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Upa (Utenti pubblicità associati), descrive la crisi di investimenti pubblicitari che ha colpito negli ultimi anni la carta stampata. Ma è perfetta anche per fotografare l’andamento delle vendite. Se gli editori soffrono incassi sempre più ridotti sul fronte della pubblicità cartacea (scesa nel 2018 con un meno 6,1% a 637 milioni di euro complessivi per il mercato dell’informazione rispetto al totale di 6,25 miliardi di cui oltre la metà, 3,8, raccolti dalle reti televisive) ancora più marcata infatti è stata la perdita di copie dei giornali, dai mensili ai settimanali e quindi ai quotidiani.

Esaminando l’andamento solo degli ultimi cinque anni (dal 2014 al 2018) la tiratura media giornaliera dei quotidiani italiani (nazionali e locali) è scesa, secondo l’elaborazione da parte della Fieg (Federazione italiana editori giornali) dei dati Ads (Accertamento diffusione stampa) da 4,721 milioni a 3,458 (-26,8%). Ancora più accentuata (-29,8%) la perdita delle copie vendute passate sempre nella media giornaliera da 3,379 milioni a 2,371.

L’infografica sulla diffusione media nazionale quotidiani cartacei 2003-2018, elaborazione YouTrend su dati ADS – Accertamenti diffusione Stampa a cura di Andrea Viscardi

 

 

Seppure il trend al ribasso non si sia invertito, il 2019 ha riservato qualche sprazzo di news positive. La perdita innanzitutto, come ricorda Sergio Vitelli, segretario dell’Asig (l’Associazione stampatori italiani di giornali) dalla doppia cifra è passata a una cifra solo, attorno al 5-7%. E stando alle ultime rilevazioni Ads, ad agosto – grazie anche al forte interesse degli italiani per le vicende politiche attorno alle sorti del governo – si è addirittura registrata per alcune testate una piccola ma significativa ripresa delle vendite.

Gli andamenti di agosto, ma in generale del 2019 e persino di questi anni di crisi, del resto, hanno evidenziato che la perdita di copie cartacee – non compensate dall’incremento di quelle digitali – non hanno messo in discussione, ricorda Fabrizio Carotti, direttore generale della Fieg, il ruolo fondamentale dell’informazione di qualità. E quindi il peso ancora più che significativo dei lettori di quotidiani che dal 2014 sono diminuiti ma in misura contenuta scendendo da circa 19 milioni a quasi 16 al giorno.

Numero confermato dai dati Audipress sul secondo trimestre di quest’anno che mostrano come la stampa di qualità in Italia interessi ogni mese il 75% della popolazione, una platea di circa 40 milioni di individui che la scelgono e l’acquistano riconoscendola come importante e attendibile riferimento in un contesto sociale caratterizzato da una complementarietà di mezzi di comunicazione e pluralità di esposizione. In particolare, considerando le principali testate italiane, su carta o digitale, ogni giorno i quotidiani raggiungono in media quasi 24 milioni di letture per 15.909.000 lettori, con una crescita dello 0,4% sul primo trimestre dell’anno.

Salvato il primato dei lettori e del valore informativo, la crisi di un mercato che deve fare i conti con le fake news, i social, la pirateria informatica, la concorrenza dei giganti di Internet e le forme di informazione (dalle rassegne stampa a chi legge il suo quotidiano al bar al prezzo di un caffè) che non fanno che incidere negativamente sulle copie vendute (senza dimenticare i problemi del canale distributivo con la chiusura di migliaia di edicole) emerge anche dal Rapporto 2019 sull’Industria dei quotidiani realizzato dall’Osservatorio tecnico “Carlo Lombardi”. Il rapporto segnala come i pochi più di 2 milioni di copie cartacee diffuse giornalmente l’anno scorso siano molto lontani dai 5,5 milioni del 2007, prima che scoppiasse la grande crisi economico-finanziaria e che anche nel 2018 ci sia stata una variazione negativa del 6%. Un segno meno che ha caratterizzato anche la vendita delle copie digitali scese del 3,4% a 198 mila. Preoccupante per il settore, segnala sempre l’Osservatorio “Carlo Lombardi”, è anche la contrazione della raccolta pubblicitaria crollata in dieci anni del 71,3% a 556 milioni.

Uno scenario difficile

Ma se lo scenario resta difficile, il Rapporto coordinato da Elga Mauro esprime anche un ragionevole ottimismo nello sperare – come dimostrano in qualche modo i trend del 2019 – in un assestamento e quindi in un possibile sviluppo attraverso investimenti di prodotti e di interventi efficienti a sostegno con una legge di sistema in quanto quella attuale dell’editoria non è più rispondente al nuovo modello comunicativo. La stampa, del resto, come ha sottolineato il presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti dopo il positivo incontro nelle scorse settimane con il sottosegretario all’Editoria Andrea Martella, resta centrale come cerniera fra le istituzioni e i cittadini per un’informazione diffusa con equilibrio e senso civico. L’informazione di qualità, per il presidente della Fieg, è “un presidio di libertà e di tutela dei valori democratici” e per questa la federazione è impegnata, tra l’altro, a contrastare tutti i fenomeni di pirateria dei contenuti editoriali “con l’auspicio che siano tempestivamente adottati i dovuti interventi per assicurare agli editori titolari dei diritti la giusta remunerazione per l’utilizzo dei loro prodotti”. In questo senso vanno le decisioni europee per la tutela del diritto d’autore ma anche i segnali che arrivano dagli Stati Uniti con giganti come Amazon e da ultimo Facebook che hanno aperto a forme di collaborazioni con i grandi editori di giornali.

Editori che, sottolinea sempre il Rapporto dell’Osservatorio “Carlo Lombardi”, dovrebbero essere sempre di più concentrati, tecnologici, innovativi e quindi possessori di vere e proprie piattaforme mediatiche. Un percorso non facile che poi, per dirla con Fabrizio Carotti, si traduce nella capacità di saper valorizzare il prodotto quotidiano a cominciare dai siti di informazione online dove, dopo l’approccio free iniziale, si sta assistendo a modi diversi – e non sempre facili da far comprendere a un pubblico di Internet abituato al gratuito – per avere un ritorno economico. L’esempio, come sempre, può arrivare dall’estero dove i processi di concentrazione e trasformazione dei gruppi editoriali così come dell’innovativo approccio all’informazione online sembrano più avanzati. Basti pensare alla vertiginosa ascesa degli abbonamenti digitali (giunti ormai a 3,4 milioni di copie) del New York Times.

Necessità di cambiamento

Questa necessità di cambiamento, sapendo, come avverte anche il direttore generale della Fieg, che sul fronte del quotidiano cartaceo non è possibile aspettarsi un ritorno al passato, riguarda anche chi i giornali li stampa. Che siano direttamente gli editori o stampatori terzi. In Italia oggi, come rileva il Rapporto 2019 sui quotidiani, ci sono 121 testate quotidiane, 79 società editrici, 54 concessionarie di pubblicità, 82 agenzie di informazione e 58 centri stampa. Quasi la metà rispetto ai 104 del 2009 ma ancora troppi rispetto alla domanda del mercato.

Le costanti chiusure di centri stampa in questi anni, oltre che creare dolorose perdite occupazionali, infatti, non hanno risolto il problema. Problema che non può trovare una soluzione, aggiunge Vitelli, solo con la scomparsa di qualche altro centro stampa, ma solo attraverso una razionalizzazione e concentrazione degli attori. Un’operazione che dovrebbe vedere protagonisti anche gli editori, consapevoli che si combatte una battaglia comune per il settore.

È possibile leggere la versione completa dell’articolo a questo link, all’interno dell’ultimo numero del Poligrafico.

di Achille Perego