L’arte digitale entra nell’arredo di casa attraverso televisori che svolgono la funzione dei quadri originali e delle riproduzioni tradizionali

Da un tempo ormai si parla dalla dicotomia tra visual communication stampata e digital signage, senza che come accade sempre quando un nuovo media fa l’ingresso nel mercato sostituisca il più antico e longevo. Un’analoga contrapposizione, che poi si rivelerà una sinergia, è quella del televisore che diventa un quadro digitale per trasmettere opere d’arte. Una tendenza che non potrà mai sostituire la matericità e l’originalità di un dipinto, piuttosto può aprire a nuove sinergie.

Un nuovo modello modello di business

Dalle opere di Bob Ross su LG Gallery+ ai cataloghi proposti da Samsung, Hisense e TCL, il televisore cerca una nuova funzione anche quando non trasmette film e programmi. Si sta così facendo strada una categoria di prodotti che mette insieme interior design, riproduzione artistica e servizi digitali in abbonamento.

 

Per molto tempo, una volta spento, il televisore è rimasto un grande rettangolo nero, spesso difficile da inserire in modo armonioso nell’arredamento. Oggi i produttori stanno cercando di cambiarne la funzione e l’aspetto, trasformandolo in una superficie decorativa sulla quale mostrare dipinti, fotografie, illustrazioni e immagini generate dall’intelligenza artificiale.

In questo scenario si inserisce l’arrivo della Bob Ross Gallery Collection sulla piattaforma LG Gallery+, annunciato il 3 agosto 2026 nell’ambito di una partnership tra LG Electronics e Cineverse. I paesaggi del pittore americano entrano a far parte di un catalogo composto da oltre 5.000 contenuti, disponibili in parte gratuitamente e, nella versione completa, attraverso un abbonamento.

L’iniziativa non è dunque un episodio isolato, né soltanto un’operazione costruita attorno alla popolarità di Bob Ross. È piuttosto uno dei segnali di una tendenza più ampia: il televisore non viene più pensato esclusivamente come apparecchio per l’intrattenimento, ma anche come uno schermo ambientale, capace di contribuire all’identità visiva della casa.

Dallo schermo nero alla galleria domestica

 

A dare il primo forte impulso a questa categoria è stata soprattutto Samsung con The Frame, un televisore caratterizzato da un profilo sottile, cornici personalizzabili, finitura opaca e una modalità che permette di visualizzare opere d’arte quando il dispositivo non viene utilizzato per guardare programmi o film.

Nel 2025 Samsung ha esteso il proprio Art Store anche a numerosi modelli Neo QLED e QLED, portando così il servizio oltre i confini della linea The Frame. Secondo i dati diffusi dall’azienda, la piattaforma è disponibile in più di 115 Paesi e comprende oltre 3.000 opere di più di mille artisti, grazie ad accordi con istituzioni come il Metropolitan Museum of Art, il Musée d’Orsay, il Museum of Modern Art e Art Basel.

Samsung ha inoltre dichiarato che, a partire dal febbraio 2024, gli abbonamenti sono cresciuti a livello globale di oltre il 70% su base annua. Sono dati forniti direttamente dall’azienda e vanno quindi letti con una certa prudenza, ma restano uno dei pochi indicatori disponibili sull’effettivo utilizzo di questi servizi.

Nel frattempo, la concorrenza si è allargata. Hisense ha introdotto CanvasTV, dotato di schermo antiriflesso, montaggio a filo parete, cornici intercambiabili e una modalità dedicata alla visualizzazione di opere d’arte o fotografie personali.

TCL propone invece T-Exhibition sui modelli NXTVISION e su alcuni televisori Google TV. Oltre alle raccolte curate, il sistema consente di creare immagini attraverso strumenti di intelligenza artificiale.

Anche LG, dopo il lancio di Gallery+ nel 2025, ha presentato una propria linea di televisori pensati espressamente per questo tipo di utilizzo. La stampa tecnologica internazionale ha interpretato l’ingresso del gruppo coreano come una conferma della crescita di un segmento che, fino a pochi anni fa, era presidiato quasi interamente da Samsung.

Tecnologia e arredamento si incontrano

Le caratteristiche comuni a questi prodotti mostrano con chiarezza la direzione intrapresa dal mercato. I pannelli vengono trattati con finiture opache, studiate per ridurre i riflessi e attenuare la brillantezza tipica degli schermi televisivi. I sensori di luce regolano automaticamente luminosità e resa cromatica, mentre supporti sempre più sottili permettono di avvicinare il dispositivo alla parete. Le cornici magnetiche, infine, consentono di coordinarlo con i mobili, i materiali e i colori dell’ambiente.

Il risultato, naturalmente, non può riprodurre l’esperienza offerta da un dipinto originale o da una stampa d’arte. La luce emessa dal pannello, il formato prevalentemente orizzontale e le condizioni di visione restano differenti.

L’obiettivo commerciale è però un altro: fare in modo che un grande schermo, anziché rimanere visivamente inattivo per buona parte della giornata, possa diventare un elemento programmabile dell’interior design.

L’arte entra così tra i contenuti disponibili sulla piattaforma televisiva, accanto a film, musica, videogiochi e applicazioni. «L’arte è uno dei pilastri del nostro brand e un modo potente per connetterci con la comunità», ha dichiarato Chris Jo, responsabile del webOS Platform Business Center di LG.

Dai musei alla cultura pop

Un altro aspetto significativo riguarda la composizione dei cataloghi. Accanto alle riproduzioni di Van Gogh, Monet, Mondrian e degli altri grandi nomi della storia dell’arte trovano spazio la fotografia, l’illustrazione contemporanea, le immagini legate al cinema e ai videogiochi e fenomeni popolari come Bob Ross.

Le aziende stanno costruendo raccolte capaci di rivolgersi a pubblici molto diversi. Le partnership con musei e fiere d’arte danno autorevolezza culturale alle piattaforme, mentre i contenuti legati all’intrattenimento e ai personaggi più conosciuti possono avvicinare anche utenti che difficilmente sottoscriverebbero un abbonamento dedicato soltanto all’arte classica.

Per i produttori di televisori, questi servizi rappresentano inoltre una nuova fonte di ricavi ricorrenti. Il rapporto con il cliente prosegue anche dopo la vendita dell’apparecchio, attraverso abbonamenti, aggiornamenti del catalogo e collaborazioni esclusive.

Per musei, archivi, artisti e titolari dei diritti si apre invece un ulteriore canale di distribuzione e licensing, che permette alle opere di raggiungere il pubblico direttamente negli ambienti domestici.

Una nuova filiera per l’immagine

Dietro l’apparente semplicità di un quadro visualizzato sul televisore c’è una filiera articolata. Servono digitalizzazioni ad alta risoluzione, gestione dei diritti, adattamento dei formati, correzione cromatica e ottimizzazione delle immagini in funzione dei diversi pannelli e delle condizioni di luce presenti negli ambienti.

È un territorio che riguarda anche il mondo della stampa e della comunicazione visiva. La disponibilità digitale di un’opera non sostituisce i poster, i libri illustrati, le stampe fine art o le riproduzioni da collezione. Può però aumentare la notorietà di un’immagine e favorire lo sviluppo di applicazioni parallele, dal merchandising alle edizioni fisiche, creando un rapporto più diretto e fluido tra supporti stampati e superfici elettroniche.

La stessa Joan Kowalski, presidente di Bob Ross Inc., ha ricordato come il pubblico chiedesse da tempo di poter portare i dipinti dell’artista nelle proprie case anche al di là dei poster, delle stampe e delle pagine dei libri. La galleria digitale risponde a questo desiderio attraverso un supporto diverso, che si affianca a quelli già esistenti senza cancellarli.

Una tendenza reale, ma ancora lontana dal mercato di massa

Ci sono dunque elementi sufficienti per parlare di una tendenza concreta. Lo dimostrano l’aumento dei produttori presenti in questo segmento, l’ampliamento dei cataloghi, gli accordi con musei e titolari di proprietà intellettuali e la crescita degli abbonamenti dichiarata dalle aziende.

Mancano però dati indipendenti abbastanza dettagliati per affermare che gli Art TV siano già diventati un prodotto di massa. La categoria resta concentrata soprattutto nella fascia medio-alta del mercato e deve ancora fare i conti con il prezzo dei dispositivi, la disponibilità geografica dei contenuti, la moltiplicazione degli abbonamenti e il consumo energetico legato alla permanenza dello schermo acceso.

La direzione intrapresa appare comunque chiara. Il televisore sta cercando di conquistare uno spazio più ampio nella vita domestica, affiancando alla tradizionale funzione di centro dell’intrattenimento quella di superficie visiva, capace di cambiare insieme all’arredamento, alle occasioni e all’umore di chi vive la casa.

Con i suoi paesaggi rassicuranti e i suoi celebri “happy little trees”, Bob Ross diventa così il volto popolare di un cambiamento che è già in corso.