A Varese 340 partecipanti da 22 Paesi si sono confrontati su AI, automazione, sostenibilità e tecnologia tracciando la rotta verso Print4All 2027
Fermarsi a riflettere insieme dove sta andando il mercato, mettere in relazione i dati con l’esperienza industriale e far dialogare tecnologie, competenze e persone. È stato questo, in sintesi, quanto ha proposto la Print4All Conference 2026, che l’1 e 2 luglio ha riunito al Centro Congressi Ville Ponti di Varese la filiera italiana e internazionale della stampa, del converting e del packaging.
Organizzata da ACIMGA e ARGI, in collaborazione con Fiera Milano, la Conference ha registrato 340 partecipanti appartenenti a 240 imprese. Sul palco si sono alternati 22 relatori, mentre 30 aziende sponsor hanno sostenuto l’iniziativa. Importante anche la dimensione internazionale: 72 delegati esteri, provenienti da 22 nazioni, ai quali si sono aggiunti 23 media partner internazionali e 18 associazioni patrocinanti.
Filo conduttore di un programma molto articolato è stato il tema “Humans Print the World”, sviluppato lungo due direttrici, Human+Machine e Human+Life. Non una contrapposizione fra persone e tecnologia, dunque, ma una riflessione su come l’innovazione possa ampliare le capacità umane senza sostituirne il giudizio, la responsabilità e l’esperienza.
Le sessioni plenarie hanno aperto lo sguardo sugli scenari più ampi; i Lab paralleli sono entrati nel merito di tecnologie, applicazioni e processi; il networking ha favorito il confronto diretto fra aziende, associazioni, sponsor, relatori e operatori internazionali. Tre dimensioni diverse, ma strettamente collegate, che hanno dato alla Conference il carattere di un vero evento di sistema. A questi re pilastri si è aggiunto quello dell’internazionalizzazione di un evento quello della Conference e di conseguenza quello della fiera Print4All, da sempre al centro dello sviluppo di questo concept.
Incontri B2B internazionali
Molto apprezzato e, ormai da due edizioni, parte del palinsesto della Print4All Conference, il momento degli incontri B2B tra i delegati internazionali e i produttori italiani. Il giorno che precede la Conference vera e propria si svolge il networking con il format speed-date. Una sala allestita con diverse postazioni prevede meeting one-to-one tra stampatori e converter, ma anche associazioni e giornalisti, provenienti da diversi Paesi del mondo con i fornitori italiani. Per l’edizione 2026 i Paesi intervenuti sono stati 22 con oltre 60 delegati da Europa, America, Asia e Africa del Nord.
La formula ha riscosso grande successo in termini di business ma non solo. Ha permesso in maniera più ampia attivare un confronto e uno scambio di esperienze sui temi più importanti che caratterizzano la filiera del printing e del packaging nel mondo. Il tutto in un clima informale e di condivisione che quest’anno ha visto come momento conclusivo, un incontro presso Fieramilano. Meeting che si è svolto il 3 luglio e ha permesso ai partecipanti esteri di essere accolti nella lounge del quartiere fieristico in cui si svolge Print4All.

Il valore di relazioni e alleanze
La Print4All Conference è cominciata la sera del 1° luglio con una cena di benvenuto, un momento conviviale, ma ricco di opportunità. In un settore nel quale le tecnologie sono sempre più integrate e i confini fra stampa, converting, materiali, software e finishing diventano meno netti, la capacità di costruire relazioni è ormai parte integrante della competitività.
La cena ha permesso ad aziende, associazioni, sponsor, relatori, media e delegati internazionali di incontrarsi prima dell’avvio ufficiale dei lavori, creando fin da subito quel clima di confronto che avrebbe accompagnato l’intera giornata successiva.

La mattina del 2 luglio, breakfast e apertura dell’area networking e dei table top degli sponsor hanno accolto i partecipanti a Ville Ponti. I lavori si sono aperti con i saluti di Marco Calcagni, presidente di ACIMGA, Marco Marangoni, presidente di ARGI, ed Enrico Barboglio, direttore delle due associazioni.
La prima novità del mercato è stata annunciata proprio a inzio giornata quanto, ACIMGA e ARGI hanno annunciato la nascita di PACTA – Printing & Converting Technology Alliance, il nuovo progetto sviluppato congiuntamente dalle due associazioni che rappresentano l’intero ecosistema delle tecnologie per la stampa e il converting in Italia. PACTA nasce dalla volontà di rafforzare una collaborazione costruita negli anni attraverso iniziative di successo come Print4All, Print4All Conference e numerose attività dedicate all’innovazione, alla formazione e alla promozione internazionale del settore. Una scelta che risponde all’esigenza di offrire una rappresentanza sempre più autorevole, integrata e riconoscibile a un comparto strategico per l’industria manifatturiera italiana ed europea.
Il punto di vista dei presidenti
Marangoni ha poi richiamato due caratteristiche che distinguono la Conference: «Da un lato, la sua natura di evento di sistema, orientato a rappresentare l’intero ecosistema del printing e del converting, senza privilegiare singole tecnologie. Dall’altro, la forte vocazione alla collaborazione lungo tutta la filiera, grazie al coinvolgimento attivo delle diverse associazioni di settore: un approccio che genera energia positiva e valore condiviso per l’intero comparto».
Sulla stessa linea Marco Calcagni, che ha sottolineato la capacità dell’iniziativa di riunire tutti gli attori della catena del valore: «Print4All Conference è un appuntamento in cui tutto il settore, dai produttori di tecnologie agli stampatori e converter, fino ai brand owner, si ritrova per condividere priorità e prospettive. È anche uno strumento che rafforza il ruolo di Print4All come fiera di riferimento e il posizionamento internazionale del Made in Italy delle tecnologie per la stampa e il converting».

Print4All 2027 guarda all’intera filiera
Dopo i saluti istituzionali, Paola Sarco, Head of Building & Industrial Exhibitions di Fiera Milano, ha presentato il progetto di Print4All 2027, in programma dal 25 al 28 maggio a Fiera Milano.
L’obiettivo della manifestazione è rappresentare in modo sempre più completo l’intera filiera, mettendo in relazione produttori di tecnologie, fornitori di materiali, stampatori, converter, brand owner, retail e utilizzatori finali.
Il nuovo concept, “Print for all who have something to say”, interpreta la stampa non soltanto come processo produttivo, ma come linguaggio. Un linguaggio fatto di materiali, colori, texture, inchiostri, superfici e tecnologie, capace di dare forma a informazioni, prodotti, identità ed esperienze.
Un altro tema centrale sarà l’integrazione sempre più stretta tra stampa e converting. Digital printing e finishing, flexo e laminazione, stampa e coating, stampa e fustellatura convivono ormai all’interno di linee e workflow connessi. Print4All vuole diventare il punto di incontro di questo sistema, trasformando la complessità della filiera in valore industriale.
Sarco ha inoltre anticipato due progetti speciali. Print Matter(s), sviluppato con Sapienza Università di Roma e il Sapienza Innovation & Entrepreneurship Hub, esplorerà materiali, superfici e nuovi processi attraverso quattro aree tematiche: rigenerare, percepire, digitalizzare e attivare. Corrugated Experience sarà invece dedicata al cartone ondulato e al suo ruolo nell’evoluzione della logistica, dell’e-commerce, della sostenibilità, dell’automazione e della comunicazione di marca.
L’intelligenza artificiale non è una scorciatoia
Il primo intervento tematico della mattinata è stato affidato a Mafe de Baggis, digital media strategist, copywriter e ricercatrice indipendente, che ha scelto un titolo volutamente concreto: “L’AI è una materia prima”.
Utilizzare ChatGPT, Gemini, Claude o altri strumenti generativi non significa avere davvero adottato l’intelligenza artificiale. Molte persone li impiegano per scrivere testi, rispondere alle email, creare immagini o sintetizzare documenti. Più raro è il passaggio successivo: inserirli in un metodo coerente con la cultura, il linguaggio e i processi dell’impresa.
Per de Baggis, la qualità di ciò che si ottiene dipende innanzitutto da quanto si porta dentro lo strumento. La vera materia prima di un prompt è la persona che lo formula: la sua esperienza, la conoscenza del destinatario, la capacità di analisi e il contesto che riesce a fornire.
Un modello linguistico risponde a ciò che gli viene chiesto, ma non distingue autonomamente ciò che è vero da ciò che è soltanto plausibile. Per questa ragione, il risultato generato non può essere considerato un prodotto finito. È piuttosto un semilavorato da valutare, verificare, correggere e rendere coerente con gli obiettivi aziendali.
La sintesi più efficace dell’intervento è arrivata con una frase: «Delega il lavoro, non l’intelligenza». L’AI può alleggerire attività ripetitive e accelerare molti processi, ma il giudizio, l’esperienza e la responsabilità devono rimanere “umani.
C’è poi un’opportunità più profonda. Per utilizzare bene l’intelligenza artificiale, un’azienda è costretta a rendere esplicita la propria conoscenza tacita: cosa intende per qualità, quali parole usa, quali evita, come affronta i problemi, quali valori guidano le decisioni. Un patrimonio che, una volta organizzato, non serve soltanto al software, ma diventa più facilmente condivisibile con l’intera organizzazione.
La sostenibilità deve funzionare anche in produzione
Dall’intelligenza artificiale si è passati alla sostenibilità con Richard Warnick di TCE Printing. Il titolo del suo intervento, “Sustainability has to be sustainable”, ha messo subito a fuoco una questione decisiva: una soluzione sostenibile dal punto di vista ambientale deve esserlo anche sul piano tecnico, economico e produttivo.
Non basta sostituire un materiale o una chimica con un’alternativa considerata più verde. Per essere adottata su scala industriale, una tecnologia deve garantire qualità, ripetibilità, controllo del processo e un ritorno sull’investimento credibile.
Warnick ha costruito il proprio ragionamento attorno all’equilibrio fra prodotto, processo e tecnologia. Nel caso degli inchiostri e dei coating a base acqua, per esempio, è necessario intervenire su più fattori: trattamento superficiale dei supporti, configurazione degli anilox, caratteristiche delle lastre, controllo della reologia, sistemi di pulizia e gestione dell’asciugatura.
Proprio sull’asciugatura è emerso un chiarimento importante. Non è necessariamente vero che la chimica a base acqua richieda semplicemente più potenza. Ha bisogno, piuttosto, di flussi d’aria bilanciati e turbolenti, progettati in modo corretto. Anche il recupero energetico può contribuire a ridurre sensibilmente i consumi.
La sostenibilità, quindi, non può essere affidata a un singolo componente o a un solo fornitore. Richiede la collaborazione fra chi produce inchiostri, coating, lastre, anilox, sistemi di asciugatura e macchine da stampa. Solo lavorando sul processo nel suo insieme è possibile trasformare un obiettivo ambientale in una soluzione industriale stabile e conveniente.
Quando decide la macchina, chi resta responsabile?
Con Amy Servi-Bonner, Vice President di Printing AI presso PRINTING United Alliance, il confronto è tornato sull’intelligenza artificiale, questa volta da una prospettiva operativa.
La domanda posta dalla relatrice è stata molto diretta: quando una macchina suggerisce una correzione, chi la approva? E ancora: quando commette un errore, chi se ne accorge? Quando le sue prestazioni cambiano nel tempo, chi controlla che il sistema non si stia allontanando dal risultato atteso?
Non sono semplici questioni tecnologiche. Sono problemi di organizzazione, responsabilità e disciplina operativa.
Servi-Bonner ha proposto un modello fondato su quattro pilastri. Il primo riguarda l’autorità decisionale: deve essere sempre chiaro quale figura umana approva la raccomandazione della macchina. Il secondo è la responsabilità dell’override: quando l’operatore non segue il suggerimento dell’AI, la motivazione deve essere registrata. Il terzo riguarda la metrica di riferimento, perché non si può parlare di miglioramento senza avere prima definito rispetto a cosa misurarlo. Il quarto è la frequenza di revisione: ogni sistema deve essere controllato periodicamente per verificare eventuali derive.
L’AI, ha osservato Servi-Bonner, non crea il problema della perdita delle competenze, ma può amplificarlo. Molte conoscenze fondamentali vivono ancora nella testa degli operatori più esperti: l’intuizione sui supporti, il giudizio sul colore, la sequenza di controlli che permette di risolvere un’anomalia, la memoria delle complessità nascoste in un lavoro ricorrente.
Quando queste persone lasciano l’azienda, una parte di quel sapere rischia di andare perduta. Documentare le decisioni e trasformare l’esperienza in conoscenza condivisa diventa quindi indispensabile, con o senza intelligenza artificiale.
Italia e Stati Uniti: due velocità, ma una direzione comune
Uno dei momenti centrali della mattinata è stato il confronto fra Nathan Safran, Vice President Research di Alliance Insights, e Stefano Portolani, Senior Analyst del Centro Studi Printing di Stratego Group.
I due relatori hanno presentato i risultati di due ricerche parallele, realizzate con lo stesso questionario su 274 print provider statunitensi e 120 imprese italiane. Una base comune che ha permesso di confrontare direttamente i due mercati.
Gli Stati Uniti risultano più avanti: utilizza già l’intelligenza artificiale il 76% degli stampatori coinvolti nella ricerca, contro il 57% del campione italiano. Il ritardo dell’Italia sembra però legato soprattutto ai tempi di adozione, non a una minore disponibilità a sperimentare.
Fra le aziende che non hanno ancora iniziato, infatti, il 40% degli operatori italiani prevede di introdurre l’AI entro un anno, contro il 31% degli statunitensi.
Le principali difficoltà indicate nei due Paesi sono simili: integrazione con i sistemi esistenti, mancanza di competenze interne e scarsità di strumenti sviluppati specificamente per l’industria grafica. Curiosamente, gli italiani sembrano meno intimoriti dal momento iniziale: solo il 12% considera “partire” una barriera significativa, contro il 34% degli operatori americani.
Cambiano anche gli ambiti di applicazione. Negli Stati Uniti l’intelligenza artificiale viene utilizzata soprattutto nel front office, quindi nel marketing, nelle vendite, nel customer service e nei chatbot. In Italia prevale invece l’attenzione alla fabbrica, con impieghi nella pianificazione, nell’analisi dei clienti e nella manutenzione predittiva.
La differenza più significativa, tuttavia, non riguarda il software scelto. Riguarda il comportamento della leadership. Le aziende che ottengono i risultati migliori incoraggiano la sperimentazione, individuano un responsabile dei progetti, confrontano più strumenti prima di investire e misurano i benefici ottenuti. Dove nessuno si assume la responsabilità dell’AI, i progetti tendono invece a rimanere occasionali e privi di una reale ricaduta sul business.
Il collo di bottiglia può diventare un vantaggio
A chiudere la parte plenaria della mattina è stato Fulvio Petratto, della Direzione R&D di Petratto, con un intervento dedicato ai colli di bottiglia nel rapporto uomo-macchina.
In passato la differenza fra le tecnologie disponibili poteva rappresentare di per sé un vantaggio competitivo. Oggi, con macchine sempre più standardizzate e accessibili, la sola dotazione tecnologica non è più sufficiente a distinguere un’impresa.
Il vantaggio si sposta sulla capacità di organizzare i flussi, integrare software e meccanica, personalizzare le soluzioni e governare la complessità.
Basse e microtirature, prodotti differenti all’interno dello stesso ciclo produttivo, lavorazioni speciali e fine linea diversificati sono stati a lungo considerati ostacoli da eliminare. Petratto ha proposto di leggerli in modo diverso: possono diventare nuove aree di profitto, purché siano gestiti con sistemi sufficientemente flessibili.
La personalizzazione delle macchine, l’integrazione dei software di collegamento e la gestione evoluta della movimentazione consentono di affrontare produzioni editoriali e cartotecniche difficili da inserire in linee troppo rigide. Il collo di bottiglia, insomma, non scompare: viene riconosciuto, governato e trasformato in opportunità.
I Lab portano il confronto dentro la produzione
A mezzogiorno il programma si è diviso in tre sessioni parallele, riservate alle aziende di stampa e trasformazione.
Davide Christopher Mantelli di BIMEC ha presentato FUTURA, una nuova proposta per lo slitting e il rewinding sviluppata attorno ai concetti di interattività, robustezza ed efficienza.
Ettore Colico di SEI Laser ha illustrato un flusso digitale dedicato alla produzione di etichette, capace di integrare stampa inkjet UV, nobilitazione e fustellatura laser, accompagnando il lavoro dal PDF fino alla spedizione.
Nicolò Della Torre di Simec Group ha invece affrontato il tema della configurazione strategica del parco anilox, partendo dai risultati di una ricerca dedicata all’utilizzo, alla gestione e alle principali criticità riscontrate in produzione.
Il pranzo, il networking e la visita ai table top degli sponsor hanno quindi offerto ai partecipanti l’occasione di discutere direttamente tecnologie e applicazioni, passando dai contenuti delle relazioni alle esigenze concrete delle aziende.
La sostenibilità entra nella strategia d’impresa
Il programma pomeridiano è ripartito con Lorenzo Faedo di Uteco e con un intervento dedicato alla strategia ESG nella stampa flessografica.
Faedo ha ricordato che la sostenibilità non coincide con la sola conformità normativa. Per un costruttore di tecnologie significa rispondere a tre domande molto concrete: come ridurre consumi, sprechi e impronta di carbonio; come migliorare sicurezza e benessere degli operatori; come rendere i processi decisionali più trasparenti e orientati alle esigenze dei clienti.
Fra gli esempi presentati figurano le tecnologie ActivePACK per il contenimento dei consumi energetici e dei materiali, la prassi di riferimento sviluppata con ACIMGA, UNI e Gruppo SIT e le soluzioni di assistenza GaiaLENS e GaiaBOT.
La prima consente di supportare da remoto gli operatori attraverso smart glasses, smartphone o tablet; la seconda utilizza l’intelligenza artificiale per fornire un primo livello di assistenza. Tecnologie che mostrano come automazione, sostenibilità e centralità della persona possano convivere nello stesso progetto industriale.
Inclusione e competenze: il lato umano della filiera
Martina Corradi, presidente di Girls Who Print Italia, e Michela Pibiri, consigliera dell’associazione ed Editor-in-Chief di PRINTlovers, hanno presentato la prima ricerca italiana dedicata a inclusione, lavoro e cultura nel settore della stampa e del converting.
Il loro intervento ha collegato dinamiche occupazionali, nuove generazioni, competenze e parità di genere. Temi che non possono più essere trattati separatamente dall’innovazione tecnologica.
L’automazione e l’intelligenza artificiale stanno cambiando il contenuto del lavoro, mentre molte imprese faticano a trovare nuove professionalità. Per attrarre persone e competenze, il settore deve imparare a raccontarsi meglio, superare stereotipi ancora radicati e costruire ambienti di lavoro capaci di valorizzare percorsi ed esperienze differenti.
La sostenibilità sociale, in questa prospettiva, non è un capitolo secondario dell’ESG. È una condizione necessaria per garantire continuità, ricambio generazionale e capacità di innovare.
Un packaging accessibile funziona meglio per tutti
Con Antonella Manenti, co-founder di HENRY & CO., l’attenzione si è spostata sul packaging inclusivo e sul rapporto fra accessibilità, sostenibilità e progettazione.
Il messaggio di fondo è stato chiaro: progettare per l’accessibilità non significa creare imballaggi destinati esclusivamente alle persone con disabilità. Significa realizzare confezioni più facili da leggere, comprendere, aprire e utilizzare per il maggior numero possibile di persone.
Leggibilità, contrasto, dimensione dei caratteri, semplicità del linguaggio, gerarchia delle informazioni, ergonomia, pittogrammi e approfondimenti digitali sono elementi destinati ad assumere un peso crescente, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione.
Manenti ha inoltre mostrato come alcune richieste della PPWR, pur nascendo da obiettivi ambientali, vadano nella stessa direzione dell’accessibilità. Etichette armonizzate, pittogrammi per il conferimento, minimizzazione dell’imballaggio, QR code e digital marker possono ridurre il carico cognitivo e rendere l’informazione più chiara, multilingue e consultabile anche attraverso screen reader.
I casi sviluppati per Mielizia-Conapi hanno dimostrato il ruolo concreto della stampa. Font ad alta leggibilità, narrazione su più livelli, elementi rivelati dalla luce UV, finiture capaci di guidare lo sguardo e confezioni monomateriale possono trasformare il packaging in uno strumento di relazione più semplice e inclusivo.
Vent’anni di digitalizzazione secondo Heidelberg
La parte plenaria del pomeriggio è proseguita con un intervento dedicato ai vent’anni di digitalizzazione di Heidelberg.
Il percorso ha preso avvio dalla connessione delle macchine a Internet, introdotta nel 2004, per arrivare all’impiego dei dati di produzione, al paradigma Push to Stop, alla robotica, ai servizi cloud e all’intelligenza artificiale.
Il filo conduttore è stato il progressivo superamento della macchina intesa come unità isolata. La competitività di una sala stampa dipende sempre più dal coordinamento fra hardware, software, consumabili, piattaforme e servizi.
Con Prinect Touch Free, workflow cloud completamente automatico, la gestione dei lavori viene affidata a un ecosistema capace di scegliere e coordinare le fasi produttive. L’operatore non scompare, ma concentra la propria attenzione sulle eccezioni, sulle anomalie e sulle decisioni che richiedono esperienza.
Combination printing, inkjet e nobilitazione digitale
Alle 14.50 si sono aperti i Lab del pomeriggio.
Andrea Angeli di OMET ha mostrato come la combinazione di differenti tecnologie di stampa e converting all’interno della stessa linea possa rispondere alla riduzione delle tirature, alla crescente personalizzazione e alla necessità di limitare setup, movimentazioni e scarti.
Paolo Organo di Canon Italia ha approfondito il ruolo dell’inkjet nell’evoluzione dei modelli di business. La stampa digitale di produzione non viene più considerata soltanto come un’alternativa tecnica all’offset, ma come una piattaforma per sviluppare servizi variabili, automatizzare i workflow e collegare comunicazione fisica e digitale.
Riccardo Giambattista e Gianluca Maini di Ecosystem hanno infine affrontato la nobilitazione digitale su foglio e bobina: verniciatura selettiva, cold foil, effetti tattili e Braille. Soluzioni che, per entrare stabilmente in produzione, richiedono controllo del registro, compatibilità fra materiali e vernici, compensazione automatica delle immagini e una forte integrazione software.
La manifattura nella nuova geografia del potere
L’ultimo intervento della giornata ha allargato lo sguardo ben oltre il perimetro dell’industria grafica. Alessandro Aresu, analista e autore specializzato in geopolitica e tecnologia, ha descritto le forze che stanno modificando gli equilibri della manifattura mondiale.
Tre le tendenze principali. La prima è la centralità dell’Asia orientale, diventata il cuore produttivo di molte filiere strategiche. La seconda è la capacità degli Stati Uniti di attrarre persone, capitali e innovazione. La terza è l’affermazione di un capitalismo sempre più politico, nel quale dazi, sanzioni, controlli alle esportazioni e restrizioni agli investimenti vengono utilizzati come strumenti della competizione industriale.
La filiera dell’intelligenza artificiale rende particolarmente evidente questa interdipendenza. Un sistema avanzato non coincide con un singolo chip, ma nasce da un ecosistema composto da semiconduttori, materiali, macchinari, software, infrastrutture, energia e competenze distribuite in molti Paesi.
Per l’Europa e per l’Italia la sfida consiste nel conoscere meglio le proprie catene del valore, investire nelle tecnologie strategiche e ridurre la frammentazione che spesso rallenta le decisioni. Senza una mappa chiara delle capacità industriali e senza una collaborazione più strutturata fra pubblico e privato, anche le aziende più innovative rischiano di muoversi all’interno di scenari definiti altrove.
Le persone restano l’anima del settore
In chiusura, Enrico Barboglio ha ricomposto i molti fili emersi durante la giornata: intelligenza artificiale, automazione, sostenibilità, inclusione, packaging, finishing, competenze e geopolitica.
Il suo intervento è tornato al significato più autentico di “Humans Print the World”. Dietro le associazioni, le aziende e le tecnologie ci sono persone che costruiscono relazioni, condividono conoscenze e rendono possibile il funzionamento della filiera.
«Se il settore è l’anima della comunità, le persone sono l’anima del settore», ha affermato Barboglio, ringraziando le segreterie delle associazioni, gli sponsor, i media partner, le delegazioni internazionali e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.
Una frase che riassume bene il senso della Print4All Conference 2026. La tecnologia può aumentare la produttività, elaborare dati, automatizzare attività e suggerire decisioni. Ma sono ancora le persone a stabilire la direzione, a dare un significato all’innovazione e a trasformare una visione in un progetto concreto.
La Conference di Varese non ha consegnato al settore una risposta unica sul futuro. Ha offerto, piuttosto, una mappa delle trasformazioni in corso. Una mappa nella quale l’intelligenza artificiale amplifica le competenze, la sostenibilità diventa progettazione industriale, l’inclusione entra nei prodotti e la collaborazione si conferma una delle principali leve di competitività.
Il prossimo appuntamento sarà Print4All 2027, dal 25 al 28 maggio a Fiera Milano. Sarà quello il momento in cui le riflessioni nate a Ville Ponti potranno tradursi in tecnologie, materiali, applicazioni e nuove opportunità di sviluppo per l’intera filiera.

