Grande successo per PRINT4pack, l’evento di due giorni dedicato all’intera filiera del packaging, che si è tenuto presso il Teatro Savio all’interno del Centro di Formazione Professionale “Gesù Adolescente” di Palermo, attirando 230 partecipanti – tra aziende grafiche, fornitori, brand owner e agenzie – di cui 50 provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo (Turchia, Iran, Cipro, Israele, Egitto, Giordania, Tunisia, Marocco, Algeria, Emirati Arabi) e dagli USA.

 

L’evento è parte del programma di promozione del “Made BY Italy” che Acimga sta da anni sviluppando a favore del comparto industriale del printing e converting ed è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Fornitori dell’Industria Grafica (ARGI) e con il supporto dell’ICE (Agenzia e del Ministero dello Sviluppo Economico).  Un evento che ha sicuramente centrato il suo obiettivo, che era quello di creare una cultura innovativa e propositiva nei confronti del packaging e delle opportunità che la stampa legata a questo segmento è in grado di offrire grazie alle tecnologie più performanti e ai modelli di business che queste tecnologie permettono di implementare.

A dare il benvenuto a Palermo sono stati, insieme a Enrico Barboglio, nel ruolo di segretario Argi e CEO di Streatego Group, i presidenti delle associazioni coinvolte nel progetto: Roberto Levi (Argi), Marco Calcagni (Acimga), affiancati da Matteo Masini dell’ICE e Giovanni Catalano di Confindustria Sicilia.

“PRINt4pack è uno dei primi passi verso il grande evento del 2018, PRINT4All”, ha ricordato Calcagni, “ed è un chiaro segnale che l’individualismo italiano deve lasciare il passo alle sinergie e all’opera congiunta delle associazioni, per stimolare il mondo della stampa e del packaging, uno dei comparti più frizzanti a livello internazionale.” “Ed è indispensabile in questo percorso ripartire dalle scuole e dalla formazione”, ha spiegato Levi. “Acimga e Argi stanno collaborando per scovare i nuovi talenti italiani. Il tessuto imprenditoriale italiano deve essere coinvolto in questo processo ed è per questo che abbiamo scelto Palermo, al centro del Mediterraneo, come sede dell’evento. “Basta con la ‘sicilitudine'”, ha detto Catalano, “è necessario uscire dal perimetro regionale e operare a livello nazionale o, addirittura, internazionale.”

Il primo relatore, Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente in SDA Bocconi e consulente TEH-Ambrosetti, ha evidenziato il nuovo ruolo del packaging, da mero contenitore a piattaforma di comunicazione. Non bastano le competenze tecniche tradizionali – quelle dell’homo typographicus – bensì è necessario sviluppare nuove competenze e trasformarsi in homo communicans. “Dobbiamo cambiare l’industria del packaging perché il mondo esterno chiede soluzioni diverse”, ha spiegato Maffé. “Dobbiamo diventare Mr. Steve Guten-Jobs, nel senso che bisogna essere ibridi: radicati nelle competenze tradizionali, ma proiettati nel futuro. Ce la facciamo a diventare la Apple del packaging?”.

Marco Sachet, direttore dell’Istituto Italiano Imballaggio, ha trattato il tema “Materiali e forme. L’innovazione del packaging attraverso i materiali”. “I materiali e le forme devono seguire le aspettative degli utilizzatori”, ha premesso Sachet. “E uno dei temi che sta molto a cuore ai consumatori è la riciclabilità e biodegradabilità dei materiali. L’opinione pubblica dà molto valore a queste caratteristiche dei materiali nella strategia di salvaguardia ambientale. Il legislatore europeo ha stabilito che il recupero dei materiali può avvenire attraverso il riciclo, il recupero energetico e la biodegradabilità e di conseguenza nella scelta di materiali per packaging è consigliabile puntare su quei materiali che rispondono a questi requisiti.

Ron Gilboa di InfoTrends ha fornito, invece, interessanti dati di mercato, facendo luce sulle principali tecnologie di stampa e finishing oggi utilizzate nel mondo del packaging e sulle richieste avanzate dai brand owner, che desiderano un imballaggio dal design accattivante, personalizzato, a prova di contraffazione, ecosostenibile e rispettoso delle normative vigenti.

Il volume di packaging che si stamperà nel mondo entro il 2019 è pari a 826 miliardi di metri quadri (contro i 691 del 2014) e a fare la parte del leone sono gli astucci pieghevoli, seguiti da imballaggi in cartone ondulato, packaging flessibile ed etichette.

La prima giornata di convegno si è conclusa con due tavole rotonde – la prima su connettività e personalizzazione, l’altra su sostenibilità e anticontraffazione. In entrambe è stato dato il contributo al tema prescelto da diversi attori della filiera: fornitori di tecnologia, stampatori, converter e brand owner o agenzie creative.

La seconda giornata è stata aperta dall’intervento di Carla Leveratto del Gruppo Roncaglia, la seconda agenzia indipendente in Italia. Premesso che il packaging viene utilizzato sempre più come mezzo di comunicazione, Leveratto ha spiegato come renderlo sempre più efficiente. Tra le strategie da adottare: la nobilitazione del prodotto, la comunicazione precisa dell’insight, l’ingaggiare l’utente con operazioni di marketing più allargate e la semplificazione delle decisioni d’acquisto.

 La star del convegno è stato senza dubbio Oscar Farinetti, fondatore di UniEuro ed Eataly, che dall’alto della sua esperienza ha spiegato quali sono le caratteristiche che l’imballaggio oggi deve avere per creare un’integrazione vincente con il consumatore sul punto di vendita.
“È da una vita che mi occupo di come impacchettare un’idea, cercando di unire poesia e matematica”, ha detto Farinetti. Il packaging del futuro deve essere in armonia con l’ambiente (terra, acqua e aria) e deve saper “narrare”, ossia dire la verità sul prodotto che contiene in modo semplice e diretto. “Noi italiani non siamo capaci di narrare le bellezze del nostro Paese, ma siamo i numeri uno nel narrare i divieti e le lamentele”. Farinetti ha paragonato la scoperta del fuoco avvenuta un milione e mezzo di anni fa in Africa all’invenzione di Internet, battezzato il fuoco del terzo millennio. “Dobbiamo usare Internet per ridurre il gap economico e culturale tra le varie classi sociali e ridare i posti di lavoro”.

In chiusura Farinetti ha accennato anche a un suo nuovo progetto distributivo, Green Pea (pisello verde) che vedrà la luce a Torino nel 2017 e che sarà una sorta di Eataly dedicato all’ecosostenibilità.

La seconda tavola rotonda è stata dedicata al tema del “Design e nobilitazione” del packaging e ha visto alternarsi sul palco aziende di stampa, print buyer e agenzie.

Eliana Farotto di Comieco ha affrontato il tema del riciclo e della raccolta differenziata, introducendo in apertura il concetto di “economia circolare”, un nuovo termine che va a sostituire quello di “sostenibilità”. Comieco ha già adottato questo innovativo approccio: il livello di riciclo di carta e cartone ha raggiunto l’80% e la raccolta differenziata supera i 3 milioni di tonnellate.