Il settore del printing e del converting soffre la carenza di nuove leve: servono linguaggi, organizzazione e occasioni concrete di incontro come le Olimpiadi della Stampa 2026
Mancano i giovani. O almeno, questa è la sensazione sempre più diffusa tra le aziende della stampa, del packaging e del converting. I profili tecnici sono pochi, i nuovi ingressi non bastano a coprire il ricambio generazionale e, quando arrivano, spesso restano poco. Cambiano azienda per condizioni economiche migliori, faticano ad accettare turni, ritmi e regole rigide, chiedono un equilibrio diverso tra vita e lavoro. Da qui nasce il giudizio più sbrigativo, quello che si sente spesso nei reparti e negli uffici: “non hanno voglia di lavorare”.
Ma fermarsi a questa lettura è comodo, non utile. Perché il punto vero non è soltanto che i giovani siano pochi. È che il settore della stampa e del converting, troppo spesso, continua a raccontarsi con codici che ai giovani non parlano. E quando li incontra, li considera ancora un problema da gestire invece che una risorsa da attrarre, formare e far crescere.
Il problema non è solo la scuola
Il paradosso è noto. Crescono l’attenzione per la formazione tecnica e i percorsi orientati al lavoro, ma il mercato continua a denunciare una scarsità di figure disponibili. Il divario tra domanda e offerta resta forte in molti indirizzi tecnico-professionali, e questo pesa inevitabilmente anche sulle filiere industriali che vivono di competenze operative, precisione, cultura del processo e capacità di stare dentro una produzione sempre più evoluta. In altre parole: il problema non è solo trovare personale, ma trovare persone preparate, motivabili e pronte a restare.
Nel mondo grafico-cartotecnico questo tema è ancora più delicato, perché si innesta su un comparto che negli ultimi anni ha vissuto trasformazioni profonde. Da una parte il calo strutturale di alcuni segmenti tradizionali, dall’altra la crescita del packaging, del converting, della stampa digitale, dell’automazione e dell’integrazione software. Il risultato è che oggi servono profili più ibridi: persone capaci di muoversi tra tecnica, processo, materiali, qualità e sempre più spesso anche dati e sistemi.
Se i giovani non restano, la questione è organizzativa
Dire che i giovani “non tengono” spesso significa non voler vedere che anche le aziende sono cambiate troppo poco. Il tema delle risorse umane, nella stampa e nel converting, non può più essere trattato come una funzione amministrativa residuale. Oggi HR significa costruire una cerniera tra azienda e persone, tra management e operatori, tra cultura interna e mercato del lavoro.
È qui che si gioca una parte decisiva della partita. Come si presenta un’azienda a un neodiplomato? Che idea di crescita offre? Quale clima trova? Quanto ascolto riceve? Quanto è chiaro il percorso? Quanto sono moderne l’organizzazione e la comunicazione interna? Quanto viene valorizzata la formazione? E ancora: chi entra in azienda percepisce di stare imparando un mestiere che ha futuro, oppure si sente solo inserito in un meccanismo rigido, poco leggibile e poco attrattivo?
Il settore della stampa e del converting paga anche un problema di immagine. È un mondo che continua a essere più innovativo di quanto sembri, ma che spesso non riesce a comunicarlo. Automazione, materiali evoluti, digitalizzazione, sostenibilità, personalizzazione, applicazioni industriali, packaging ad alto valore aggiunto: sono tutti elementi reali. Eppure, agli occhi di molti giovani, la stampa resta ancora un comparto antico, pesante, poco desiderabile. Non perché lo sia davvero, ma perché troppo raramente viene raccontato nel modo giusto.
La carenza di giovani è anche una crisi di linguaggio
Il punto allora non è soltanto quanti candidati arrivano. È come il settore si rende comprensibile e desiderabile. Se il lavoro viene descritto solo in termini di sacrificio, disciplina, fatica e scarsità di manodopera, sarà difficile attrarre chi può scegliere altrove. Se invece si mostra che la grafica industriale, la cartotecnica e il converting sono filiere tecnologiche, creative e produttive insieme, allora cambia anche il modo in cui i ragazzi le percepiscono.
Serve un cambio di linguaggio, ma anche un cambio di mentalità. I giovani non sono marziani. Portano aspettative diverse, certo, ma anche nuove abitudini, nuove sensibilità e una domanda più forte di senso, chiarezza e qualità del lavoro. Le aziende che riusciranno a intercettarli non saranno necessariamente quelle che pagano di più in assoluto, ma quelle che sapranno costruire reputazione, relazione e prospettiva.
Dal recruiting all’incontro vero
Per questo oggi non basta pubblicare annunci o lamentare la mancanza di candidati. Bisogna presidiare i luoghi in cui i giovani si formano, conoscerli prima del diploma, parlare con scuole e docenti, far vedere gli impianti, raccontare i ruoli, spiegare i mestieri. In una parola: esserci.
Ed è proprio qui che iniziative di sistema come le Olimpiadi della Stampa acquistano un valore che va ben oltre la competizione tra scuole. Per le aziende del printing e del converting, questi eventi sono una delle poche occasioni reali per incontrare studenti che hanno già scelto un percorso grafico-cartotecnico, che stanno costruendo competenze tecniche e che si stanno affacciando concretamente al mondo del lavoro. Per questo è fondamentale sostenerle e partecipare in prima persona.
Olimpiadi della Stampa 2026: che cosa sono e perché le aziende dovrebbero partecipare
Le Olimpiadi della Stampa 2026 si terranno sabato 16 e domenica 17 maggio 2026 all’NH Hotel Milano 2 di Segrate, alle porte di Milano. La manifestazione è promossa da ARGI in collaborazione con ENIP-GCT ed è arrivata alla sua quarta edizione. Il regolamento ufficiale conferma che si tratta di una competizione a squadre rivolta a studentesse e studenti degli Istituti Tecnici a indirizzo Grafica e Comunicazione, degli Istituti Professionali e dei Centri di Formazione Professionale con indirizzi affini. Le finali e le premiazioni si svolgeranno il 17 maggio.
In un settore che ha bisogno di ricambio generazionale come quello della stampa e del converting, le Olimpiadi della Stampa non sono un evento collaterale. Sono una piccola infrastruttura di futuro. E forse il messaggio più utile per le aziende è proprio questo: i giovani non stanno sparendo. Bisogna andare a cercarli dove studiano, dove si mettono alla prova e dove iniziano a immaginare il loro posto nel lavoro.


