Da 35 anni nel mondo della stampa digitale e del grande formato, Sismaitalia, azienda con sede a Bussolengo in provincia di Verona, si è fatta apprezzare per la capacità di realizzare soluzioni innovative, guidando la trasformazione nel mondo della comunicazione visiva, delle applicazioni OOH, degli allestimenti, dell’arte. Votata all’innovazione, negli ultimi anni l’azienda ha introdotto tecnologie all’avanguardia che le hanno aperto opportunità in nuovi segmenti come la stampa tridimensionale e la decorazione d’interni. Decisivo è stato l’acquisto di sistemi di stampa digitale 3D di grande formato, grazie ai quali è riuscita a intercettare nuovi clienti, sia in Italia che in Europa, suscitando l’interesse di architetti, designer e artisti, attratti dalla possibilità di stampare piccole tirature o pezzi unici di oggetti in 3D. Intervista a Federica Tisato, general manager responsabile dello sviluppo stampa 3D in Italia.

 

Come state affrontando l’emergenza?

Siamo stati previdenti e questo ci ha aiutato a gestire la situazione con lucidità. Un mese fa, quando lo spettro dell’emergenza sembrava ancora lontano, abbiamo adottato misure contenitive, volte a prevenire l’espansione del Covid-19. Ho esonerato sin da subito i colleghi provenienti dalla Lombardia – prima regione a essere colpita dal contagio – dall’obbligo a essere presenti nella nostra sede di Verona. I soggetti a rischio, affetti da patologie pregresse, sono stati allontanati immediatamente, adoperando, dove possibile e a seconda del ruolo, modalità di lavoro a distanza. Inoltre, abbiamo fornito sin da subito ai dipendenti tutti i presidi igienici necessari (mascherine, guanti) nonostante, anche all’inizio, non sia stato facile reperirli. Inoltre, ho imposto un obbligo al mantenimento delle distanze di sicurezza. Mi sono assunta l’onere di monitorare il rispetto delle norme di sicurezza, a costo di sembrare eccessivamente rigida, soprattutto in un momento in cui molti non avevano ancora preso coscienza del rischio a cui andavamo incontro. 

 

Quali conseguenze avete avvertito sui volumi di produzione?

Abbiamo registrato un arresto pari al 50% della produzione totale, in particolare per quello che riguarda il nostro core business ossia la stampa di grande formato destinata all’outdoor. In seguito all’entrata in vigore delle norme di isolamento domestico, l’affissione è stata la prima forma di comunicazione stampata ad esser sospesa. Le commesse non sono state ritirate, ma momentaneamente “congelate”: riceviamo continue telefonate dai clienti che ci chiedono di posticipare la consegna dell’ordine prima di qualche giorno, poi di una settimana, e via dicendo. Contestualmente, la stampa 3D di grande formato sta procedendo regolarmente sulle commesse già previste per i prossimi mesi. Al momento è il segmento di produzione più attivo, insieme alla stampa diretta su lastra di materiali durevoli (come Forex o Dibond) che ha subito solo qualche accenno di flessione. Lavoriamo a personale dimezzato – attualmente solo sei persone in azienda, tutti stampatori – e il fatturato mensile è dimezzato rispetto alla normalità.  

 

Come state gestendo la logistica?

Dal momento che le consegne sono ridotte riusciamo a gestire tutto in tranquillità per il momento. All’arrivo degli spedizionieri, l’obbligo per il personale interno è quello di indossare la mascherina ffp2, come da normativa, e i guanti e di mantenere una distanza di almeno 2 metri. Onde evitare ogni genere di contatto, corrieri e trasportatori sono stati esonerati dall’obbligo di firma alla consegna. 

 

Cosa la preoccupa della gestione delle prossime settimane?

In una situazione in costante assestamento come quella attuale, dobbiamo avere la forza di mantenerci lucidi e monitorare la situazione giorno per giorno. Mi tengo costantemente aggiornata, consulto il sito del ministero e i principali giornali quotidianamente. Confido nel fatto che in Veneto la situazione sia lievemente migliore rispetto alla Lombardia, attualmente più pressata dal contagio. In generale, ritengo che le misure economiche varate dal governo non tengano conto del tessuto imprenditoriale italiano, composto prevalentemente da PMI che, chiaramente, risentono della situazione più dei grandi gruppi. Personalmente, poi, mi sento di condividere una riflessione su ciò che significa essere imprenditrice e mamma in questa situazione. Non potendo contare sulla “rete sociale” costituita da nonni e babysitter, le donne con funzioni di ruolo specializzate, che non possono essere sostituite, si trovano a dover gestire un insieme di responsabilità – a lavoro e a casa – totalmente da sole. Internamente abbiamo cercato di venire incontro alle necessità delle mamme lavoratrici, di cui anch’io faccio parte, attivando una “rete di sostegno”, organizzandoci per turni e cercando di aiutarci l’un l’altra. 

 

Ora che anche altri Paesi europei hanno cominciato ad adottare misure di contenimento del virus simili a quelle disposte in Italia, quali potrebbero essere le conseguenze per le imprese nazionali?

La nostra base clienti è prevalentemente italiana, per cui non temiamo flessioni negli ordini diverse da quelle già in corso. Ciò che più preoccupa è l’approvvigionamento di materie prime. Nel nostro caso specifico, il 16 marzo la Spagna – dove si trovano alcuni dei nostri fornitori – ha imposto la chiusura delle frontiere nazionali; tuttavia, c’è da dire che l’approvvigionamento di materie prime riguarda prevalentemente la produzione di grande formato che al momento risulta comunque ferma. Il problema non si pone nell’immediato, ma bisognerà vedere come si evolverà la situazione nel momento in cui l’Italia – che si è trovata a fronteggiare il coronavirus per prima in Europa – sarà pronta a ripartire, mentre altri paesi limitrofi si troveranno ancora nel picco dell’emergenza sanitaria. Nutro la speranza che questa chiusura temporanea delle frontiere nazionali possa incentivarci a fare più affidamento su fornitori e cartiere italiani.

 

di Caterina Pucci