Il settore cartario italiano sostiene la dichiarazione congiunta di Confindustria, BDI e MEDEF: servono regole realistiche, strumenti contro il carbon leakage e risorse per gli investimenti

La revisione dell’EU Emissions Trading System sarà uno dei passaggi più delicati della politica industriale e climatica europea dei prossimi anni. Dalle scelte che Bruxelles compirà dipenderanno non soltanto la traiettoria di riduzione delle emissioni, ma anche la capacità delle imprese manifatturiere di continuare a produrre, investire e innovare all’interno dell’Unione europea.

In questo scenario, Assocarta ha espresso il proprio sostegno alla dichiarazione congiunta presentata il 6 luglio 2026 da Confindustria, dalla federazione tedesca BDI e dall’organizzazione imprenditoriale francese MEDEF. Il documento invita la Commissione europea a costruire un nuovo assetto dell’EU ETS capace di coniugare neutralità climatica, competitività industriale e crescita economica.

Per l’industria cartaria italiana, particolarmente esposta ai costi energetici e alle dinamiche del mercato europeo della CO₂, la revisione non può tradursi in un semplice irrigidimento degli obblighi. Deve invece diventare uno strumento per sostenere concretamente la transizione, accelerare la disponibilità delle tecnologie a basse emissioni e proteggere le imprese dalla concorrenza di produzioni realizzate in Paesi sottoposti a vincoli ambientali meno rigorosi.

L’EU ETS alla prova della nuova realtà industriale europea

L’EU ETS ha contribuito negli ultimi due decenni alla riduzione delle emissioni, introducendo un prezzo della CO₂ e favorendo gli investimenti nelle tecnologie a minore intensità di carbonio. Secondo Confindustria, BDI e MEDEF, tuttavia, il sistema dovrà ora essere adattato a un contesto economico, energetico e geopolitico profondamente diverso da quello nel quale era stato inizialmente concepito.

L’industria europea deve affrontare costi dell’energia ancora elevati, una concorrenza internazionale sempre più intensa, tensioni commerciali, incertezze geopolitiche e un fabbisogno di investimenti senza precedenti. Nel frattempo, molte delle soluzioni più immediate ed economicamente accessibili per ridurre le emissioni sono già state adottate.

Le ulteriori fasi della decarbonizzazione richiederanno interventi più complessi: elettrificazione dei processi industriali, disponibilità di energia pulita a prezzi competitivi, sviluppo delle reti per l’idrogeno, diffusione delle tecnologie per la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio della CO₂ e potenziamento delle relative infrastrutture. Soluzioni che, in molti casi, non sono ancora disponibili su scala industriale o non risultano economicamente sostenibili.

La dichiarazione richiama inoltre uno studio dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, secondo il quale il contributo dell’EU ETS alla decarbonizzazione manifatturiera sarebbe stato più contenuto di quanto stimato in precedenza. Tra il 2013 e il 2024, una parte significativa della diminuzione delle emissioni sarebbe infatti riconducibile alla riduzione della base produttiva: gli impianti manifatturieri soggetti al sistema sarebbero diminuiti del 14,6%, mentre quelli rimasti in attività avrebbero registrato un utilizzo medio della capacità produttiva di circa l’80%.

Il rischio, evidenziato dalle tre organizzazioni industriali, è che una contrazione della produzione europea venga contabilizzata come un successo ambientale, senza considerare che le stesse lavorazioni potrebbero essere trasferite in Paesi caratterizzati da standard meno ambiziosi. In questo caso, la riduzione delle emissioni europee non corrisponderebbe necessariamente a una diminuzione delle emissioni globali.

Assocarta: la transizione deve mantenere produzione e occupazione in Europa

Assocarta condivide la necessità di costruire un percorso di decarbonizzazione realistico e sostenibile, accompagnato da misure in grado di tutelare la competitività delle imprese. Per l’Associazione, il futuro dell’EU ETS dovrà sostenere gli investimenti nelle tecnologie innovative, rafforzare gli strumenti contro il carbon leakage e assicurare condizioni di concorrenza eque tra produttori europei e operatori internazionali.

“L’industria cartaria italiana è impegnata da anni nella transizione ecologica e continuerà a investire nella riduzione delle emissioni e nell’efficienza energetica”, dichiara il Presidente di Assocarta, Lorenzo Poli. “Per raggiungere gli obiettivi europei è però indispensabile che la revisione dell’ETS sia accompagnata da misure che rafforzino la competitività del sistema industriale. Servono regole coerenti con la realtà economica e tecnologica, capaci di favorire gli investimenti senza accelerare processi di delocalizzazione produttiva. La transizione sarà davvero efficace solo se riuscirà a mantenere in Europa produzione, occupazione e capacità di innovazione.”

Il tema è particolarmente rilevante per il comparto cartario, che negli ultimi anni ha investito nell’efficienza energetica, nella cogenerazione e nella progressiva riduzione dell’impatto ambientale dei processi. La transizione verso tecnologie ulteriormente decarbonizzate richiede però disponibilità energetica, infrastrutture e risorse finanziarie adeguate. In assenza di queste condizioni, l’aumento del costo delle quote di emissione rischierebbe di sottrarre capitale agli stessi investimenti necessari per trasformare gli impianti.

Le sei priorità indicate dall’industria europea

Alla luce di questo scenario, Confindustria, BDI e MEDEF hanno individuato sei priorità che dovrebbero guidare la revisione dell’EU ETS.

  1. Allineare la traiettoria dell’ETS alle realtà industriali e garantire un’equa ripartizione degli sforzi climatici

La prima richiesta riguarda il Fattore Lineare di Riduzione, il parametro che determina la diminuzione progressiva del numero di quote disponibili nel sistema.

Secondo le tre organizzazioni, il suo adeguamento dovrà tenere conto delle emissioni industriali che continueranno a essere presenti dopo il 2040, del livello di maturità delle tecnologie innovative, della loro sostenibilità economica e della disponibilità delle infrastrutture necessarie.

L’attuale traiettoria potrebbe infatti provocare una carenza eccessiva di quote prima che tutti i settori dispongano di percorsi di decarbonizzazione tecnicamente praticabili ed economicamente sostenibili. L’industria chiede quindi una riduzione delle quote coerente con la reale capacità delle imprese di intervenire sui processi produttivi.

L’obiettivo non è mettere in discussione la neutralità climatica, ma evitare che la scarsità delle quote diventi un fattore di ridimensionamento della produzione europea.

La dichiarazione sottolinea inoltre che gli sforzi climatici devono essere distribuiti in maniera equilibrata tra i diversi settori economici. L’industria non dovrebbe essere chiamata a compensare i ritardi nella decarbonizzazione di altri comparti, diventando la variabile di aggiustamento delle politiche europee.

Un’attenzione specifica viene riservata anche all’ETS2, il sistema destinato a comprendere le emissioni legate agli edifici e al trasporto stradale. Qualora la sua entrata in vigore non venisse ulteriormente rinviata, secondo le organizzazioni industriali dovrebbero essere predisposte protezioni efficaci dal carbon leakage anche per le attività economiche interessate.

  1. Riformare la Market Stability Reserve per garantire un equilibrio sano del mercato

Un altro punto centrale riguarda la Market Stability Reserve, la riserva introdotta per regolare il rapporto tra domanda e offerta di quote di emissione.

Confindustria, BDI e MEDEF ritengono che l’attuale configurazione possa produrre effetti pro-ciclici, riducendo ulteriormente la disponibilità di quote nei momenti di maggiore tensione e contribuendo alla volatilità dei prezzi. Per questo chiedono di ricalibrare le soglie che determinano l’immissione o il ritiro delle quote dal mercato e di interrompere la cancellazione automatica di quelle presenti nella riserva.

La Market Stability Reserve dovrebbe inoltre essere resa più reattiva di fronte a eventuali shock di prezzo. Un mercato della CO₂ credibile deve infatti fornire un segnale utile agli investimenti, ma non può trasformarsi in un fattore di instabilità tale da rendere imprevedibili i costi industriali.

Per i settori energivori, la possibilità di programmare gli investimenti dipende anche dalla capacità di stimare l’evoluzione futura dei costi. Oscillazioni troppo ampie del prezzo della CO₂ possono ostacolare i piani di trasformazione, soprattutto quando si sommano alla volatilità dei mercati dell’energia e delle materie prime.

  1. Rafforzare la protezione contro il carbon leakage attraverso un pacchetto completo di strumenti

Uno dei temi più sensibili della revisione riguarda il carbon leakage, cioè il rischio che le produzioni vengano trasferite fuori dall’Unione europea per evitare i costi associati alle politiche climatiche.

Il Carbon Border Adjustment Mechanism viene considerato un passo importante, ma non ancora sufficiente a garantire una protezione completa. Restano da risolvere problemi legati alle esportazioni europee, al possibile aggiramento delle regole, all’inclusione dei prodotti trasformati a valle e alla complessità amministrativa del sistema.

La dichiarazione chiede quindi di non eliminare gli strumenti attualmente disponibili prima che il CBAM abbia dimostrato di offrire una protezione equivalente.

Tra le priorità indicate vi sono il rafforzamento delle misure antielusione, l’estensione coerente del meccanismo ai settori a valle e l’introduzione di soluzioni capaci di tutelare le esportazioni europee.

Le organizzazioni industriali chiedono inoltre di proseguire oltre il 2030 con un sistema armonizzato a livello europeo per la compensazione dei costi indiretti dell’EU ETS. Questi costi derivano dall’aumento del prezzo dell’elettricità determinato dal valore delle quote di emissione e possono incidere pesantemente sui settori caratterizzati da elevati consumi energetici.

Dovrebbe inoltre essere mantenuta dopo il 2034 l’assegnazione gratuita di quote per i comparti e le catene del valore nei quali continuerà a esistere un rischio concreto di carbon leakage e nei quali il CBAM non risulterà pienamente efficace.

Il principio espresso nel documento è chiaro: nessuna misura di protezione dovrebbe essere eliminata prima che un’alternativa valida, equivalente e realmente operativa sia disponibile.

  1. Mobilitare le entrate dell’ETS a sostegno della decarbonizzazione industriale

La transizione industriale richiederà risorse finanziarie molto consistenti. Per questo, secondo Confindustria, BDI e MEDEF, le entrate generate dall’EU ETS dovrebbero essere interamente destinate alla decarbonizzazione, alla competitività e alla trasformazione dei sistemi produttivi.

Le risorse provenienti dalla vendita delle quote non dovrebbero diventare entrate generali di bilancio scollegate dai settori che sostengono i costi del sistema. Dovrebbero invece essere utilizzate per accelerare gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni e per ridurre il divario di costo che ancora separa molte soluzioni innovative dai processi convenzionali.

Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione europea dovrebbe quindi rafforzare il Fondo europeo per la competitività, l’Innovation Fund e la futura Banca europea per la decarbonizzazione industriale.

Tra gli strumenti proposti figurano i Contracts for Difference e i Carbon Contracts for Difference, contratti che possono compensare la differenza tra il costo delle tecnologie tradizionali e quello delle alternative decarbonizzate.

Il sostegno dovrebbe riguardare anche la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio della CO₂, l’elettrificazione dei processi, le infrastrutture per l’idrogeno e il rafforzamento delle catene del valore strategiche.

L’approccio richiesto è tecnologicamente neutrale: le risorse dovrebbero sostenere le soluzioni più efficaci per ridurre le emissioni, senza imporre un’unica tecnologia a settori caratterizzati da processi, disponibilità energetiche e condizioni territoriali differenti.

  1. Introdurre elementi di flessibilità preservando l’integrità ambientale

La dichiarazione propone anche l’introduzione di meccanismi di flessibilità nel sistema post-2030.

L’obiettivo è contenere i costi di conformità e indirizzare gli investimenti verso gli interventi capaci di ottenere le maggiori riduzioni di emissioni al minor costo, senza compromettere l’integrità ambientale dell’EU ETS.

Tra le possibilità indicate vi è il ricorso regolato a crediti internazionali di carbonio caratterizzati da elevati standard ambientali, in coerenza con l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi.

Viene inoltre richiesto di valutare il riconoscimento degli assorbimenti permanenti di carbonio e delle soluzioni nazionali di cattura e stoccaggio della CO₂.

Questi strumenti dovrebbero essere inseriti in un quadro trasparente, verificabile e coerente con il sistema europeo di certificazione degli assorbimenti. La flessibilità, nelle intenzioni delle organizzazioni firmatarie, non deve quindi diventare una scorciatoia per evitare la riduzione delle emissioni, ma un modo per rendere la transizione più efficiente e sostenibile sotto il profilo economico.

  1. Riconsiderare l’ambito di applicazione dell’ETS

Confindustria, BDI e MEDEF chiedono infine una valutazione attenta dell’ambito di applicazione del sistema, tenendo conto della capacità finanziaria dei diversi settori di investire nella decarbonizzazione.

Il rischio da evitare è che, nei comparti privi di alternative tecnologiche o di risorse sufficienti, l’EU ETS finisca per funzionare prevalentemente come una tassa ambientale regressiva, anziché come un incentivo alla trasformazione.

La dichiarazione sollecita inoltre la Commissione europea a evitare un’ulteriore estensione geografica dell’EU ETS nel trasporto marittimo e nell’aviazione, per non sovrapporre il sistema europeo ai quadri internazionali già esistenti, come CORSIA.

Secondo le organizzazioni industriali, un ampliamento non coordinato potrebbe aumentare i costi per porti e aeroporti europei e favorire lo spostamento dei traffici verso aree caratterizzate da standard ambientali, sociali e di sicurezza meno rigorosi.

Viene richiesta anche una semplificazione degli adempimenti, in particolare per i piccoli emettitori. Ogni eventuale estensione del sistema dovrebbe essere preceduta da una valutazione degli effetti ambientali, economici e amministrativi, evitando che la complessità normativa assorba risorse che potrebbero essere destinate agli investimenti.

Il Clean Industrial Deal come cornice per la trasformazione

Per Assocarta e per le organizzazioni industriali europee, la revisione dell’EU ETS dovrà diventare uno degli strumenti operativi del Clean Industrial Deal.

Il piano europeo offre una cornice strategica nella quale politica climatica e politica industriale possono procedere insieme, ma dovrà essere tradotto in misure concrete, risorse accessibili e condizioni capaci di rendere nuovamente attrattivi gli investimenti produttivi nell’Unione.

Il mercato del carbonio dovrà restare credibile e ambizioso, ma anche riflettere le reali condizioni tecnologiche ed economiche dei settori produttivi. La neutralità climatica non potrà essere raggiunta indebolendo la manifattura europea o trasferendo le emissioni al di fuori dei confini dell’Unione.

La posizione sostenuta da Assocarta è quindi quella di una transizione capace di mantenere insieme riduzione delle emissioni, innovazione, occupazione e presenza industriale.

La revisione dell’EU ETS rappresenta, in questa prospettiva, non soltanto una questione ambientale, ma una scelta decisiva per il futuro della produzione europea e per la capacità dell’industria cartaria di continuare a investire nel proprio percorso di decarbonizzazione.

 

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