Codici, RFID e sistemi di visione stanno diventando lo standard per governare bobine, fogli e imballi lungo tutta la filiera della stampa
C’è un passaggio che in stampa, converting e cartotecnica non è più accessorio, anzi: è il perno su cui si regge l’intera logistica, interna ed esterna. Parliamo della marcatura. Ogni bobina, ogni foglio, ogni imballo che entra in produzione deve poter essere riconosciuto e seguito in tempo reale, altrimenti magazzini automatizzati, AGV e gestionali restano semplicemente lettera morta.
La spinta arriva da più fronti insieme. C’è la normativa europea su imballaggi e tracciabilità, PPWR, EPR, Passaporto Digitale di Prodotto, che impone di documentare l’intero ciclo di vita. C’è la distribuzione, dalla grande GDO all’e-commerce, che pretende etichette leggibili lungo tutta la filiera. E c’è, non da ultimo, l’esigenza interna: meno errori, meno tempi morti, meno giacenze fuori controllo. Tutto passa da lì, dall’identificazione automatica del materiale, dalla singola bobina di carta fino al pallet pronto per la spedizione.
Le tecnologie che fanno la differenza
Lo stato dell’arte si gioca su tre livelli, e funzionano bene solo insieme. Per la codifica diretta su prodotto e imballo secondario dominano ormai inkjet e laser: stampano lotti, date, codici variabili ad alta velocità, senza fermare la linea. Per l’etichettatura vera e propria resta lo standard la stampa a trasferimento termico, robusta e leggibile, spesso accoppiata a codici a barre e QR code dinamici, che si aggiornano senza dover ristampare nulla.
A questo si sta affiancando, e con una certa velocità, il mondo delle etichette intelligenti. Tag RFID, anche in versione linerless, e chip NFC permettono letture massive, non a vista, perfette per contare colli e pallet in ingresso e uscita dal magazzino senza toccarli uno per uno. Il costo dei tag continua a scendere, e questo sta portando l’RFID fuori dal recinto dei grandi player del largo consumo, verso realtà anche di dimensioni medie.
Verso il magazzino connesso
Il salto vero, però, si vede quando le tecnologie si parlano tra loro. Sistemi di visione artificiale controllano in linea la qualità della stampa e la leggibilità dei codici; software MES e WMS dialogano con le stampanti e generano etichette in automatico partendo dagli ordini di produzione. Nei reparti più avanzati sono già i carrelli AMR a muovere bobine e risme, guidati proprio dai codici che le identificano: meno movimentazione manuale, meno margine d’errore
Investire in marcatura ed etichettatura, per chi fa stampa, converting o cartotecnica, non è più soltanto una questione di regole da rispettare. È una leva di competitività vera e propria. Chi riesce a mettere insieme codifica, RFID e visione artificiale in un flusso unico taglia gli errori di spedizione, velocizza l’inventario e, soprattutto, guadagna qualcosa che prima non aveva: visibilità reale su tutta la catena, dal foglio di carta allo scaffale.


