Dalla ricerca Wistia ai dati di Stampiamoavanti TV, il video consolida il proprio ruolo nelle strategie B2B, integrando carta, digitale ed eventi e trasformando i contenuti tecnici in nuove occasioni di relazione

Nel 2026 il video B2B occupa uno spazio sempre più stabile all’interno delle strategie di comunicazione delle imprese. Una tendenza particolarmente interessante per settori come stampa, packaging e converting, dove raccontare una tecnologia, un processo produttivo, un’applicazione o un progetto di innovazione richiede spesso più di un singolo linguaggio.

Il valore del video sta proprio nella sua capacità di rendere immediatamente visibili macchine, processi e risultati che un articolo, una brochure o una scheda tecnica possono invece approfondire nei dettagli. Non si tratta quindi di scegliere tra carta e digitale, ma di costruire percorsi nei quali contenuti editoriali, materiali stampati, video, social media ed eventi lavorano insieme.

Una rivista può rimandare a un’intervista. Un catalogo può aprire attraverso un QR code un video dimostrativo. Un evento può continuare online attraverso clip, webinar e approfondimenti. È all’interno di questa logica multicanale che il video sta assumendo un peso crescente anche nella comunicazione industriale.

Video marketing B2B: educational e product video tra i format più utilizzati

A confermare la tendenza è il report Wistia “State of Video 2026”, basato sull’analisi di oltre 13 milioni di video e 79 milioni di ore di contenuti. La domanda di video continua a crescere anche in uno scenario nel quale i budget delle aziende rimangono sotto pressione: il 51% delle imprese dichiara infatti budget video stabili o in diminuzione.

Più che aumentare indiscriminatamente la produzione, i team di comunicazione sembrano quindi concentrarsi sui format capaci di generare maggiore valore. Gli educational video e i product video sono utilizzati dal 57% dei team, seguiti dai social video, al 56%, e dai webinar, al 55%.

Per un mercato come quello della stampa questo significa poter trasformare numerosi contenuti tradizionalmente affidati a documentazione tecnica e presentazioni commerciali in materiali più facilmente fruibili: dimostrazioni di macchine, applicazioni, casi di successo, tutorial, interviste e approfondimenti tecnologici.

LinkedIn guida la distribuzione dei video nel B2B

Produrre il contenuto, tuttavia, rappresenta soltanto una parte del lavoro. Diventa altrettanto importante individuare i canali nei quali il pubblico professionale cerca informazioni, approfondisce un argomento e interagisce con aziende e specialisti. Nel B2B, secondo il report, LinkedIn è oggi il principale canale di distribuzione video, indicato dall’81% dei team.

Un dato che fotografa il cambiamento delle abitudini anche nei settori industriali. Decision maker, imprenditori, tecnici e responsabili acquisti intercettano sempre più frequentemente informazioni professionali all’interno delle stesse piattaforme utilizzate per costruire il proprio network.

La strategia video diventa quindi efficace quando entra in un ecosistema più ampio: il testo approfondisce, il video mostra, il digitale permette di misurare l’interesse e l’offline costruisce contesto e autorevolezza.

QR code, stampa e video: quando il supporto fisico diventa interattivo

Per stampatori e converter uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio il collegamento tra supporti fisici e contenuti digitali. L’utilizzo di QR code su packaging, cataloghi, brochure, materiali promozionali e supporti fieristici consente di trasformare lo stampato in un punto di accesso verso video dimostrativi, tutorial, interviste, configuratori o contenuti formativi.
Lo stampato acquista così una dimensione ulteriore: accompagna il destinatario verso un’esperienza digitale senza perdere la propria funzione fisica e comunicativa.

Gli esempi non mancano. Mitsubishi Motors Sweden, per una campagna dedicata ai propri clienti, ha collegato un direct mail cartaceo, attraverso QR code e URL personalizzati, a landing page contenenti video realizzati sulla base dei dati CRM dei singoli destinatari: lo stampato diventava così il punto di partenza di un percorso digitale personalizzato e misurabile.

Il principio può essere applicato direttamente anche al packaging. Cadbury, insieme ad Amcor, lo ha fatto con le confezioni Milk Tray: attraverso un QR code il consumatore poteva registrare un videomessaggio personale da associare alla scatola e il destinatario, scansionando a sua volta il codice, poteva visualizzarlo. Il pack diventava così il punto di incontro tra prodotto fisico e contenuto audiovisivo.

Un’altra declinazione arriva da Intersnack con funny-frisch. I QR code presenti sulle confezioni di snack permettono di accedere a un’esperienza digitale che combina gamification e contenuti video, compresi filmati nei quali gli chef raccontano la creazione dei diversi gusti. In questo caso il video estende lo spazio comunicativo del packaging e consente al brand di raccontare ciò che sulla superficie stampata sarebbe impossibile approfondire.

Per il mondo della stampa è un principio particolarmente rilevante. Carta e digitale possono diventare parti dello stesso progetto invece di essere considerati mezzi alternativi.

Stampiamo Avanti TV: come risponde il pubblico della stampa

In questo scenario offrono uno spunto interessante anche i risultati di Stampiamo Avanti TV, il canale video rivolto al mondo della stampa, del packaging e del converting. Nel periodo analizzato, il canale ha totalizzato 9.836 visualizzazioni, oltre 35 mila impressioni e 112 ore di visualizzazione.

I numeri consentono soprattutto di osservare il diverso comportamento generato dai vari format. Gli Shorts favoriscono visibilità, scoperta del contenuto e primo contatto con il pubblico, mentre i video tradizionali riescono a costruire una relazione più approfondita, con una durata media di visualizzazione superiore ai cinque minuti. Un risultato significativo all’interno di una nicchia industriale specializzata.

Il confronto, naturalmente, non va fatto con i numeri dei creator consumer o dei grandi canali generalisti. Stampa, packaging e converting rappresentano mercati verticali, caratterizzati da pubblici quantitativamente più contenuti ma altamente specializzati. Proprio per questo, nel B2B il numero assoluto di visualizzazioni racconta soltanto una parte della storia.

Nel B2B conta la qualità dell’attenzione

Per chi comunica tecnologie industriali, una visualizzazione qualificata può avere un valore molto diverso rispetto a quella generata da un contenuto generalista. Un video guardato per diversi minuti da uno stampatore, da un responsabile produzione, da un converter o da un imprenditore interessato a una determinata tecnologia può rappresentare un contatto estremamente rilevante.

La qualità dell’attenzione diventa quindi una metrica da affiancare alla reach. Interessante, in questa prospettiva, anche il comportamento del traffico proveniente dalla ricerca YouTube. Per Stampiamo Avanti TV il CTR raggiunge il 4,21%, indicando la presenza di utenti che arrivano ai contenuti attraverso una ricerca attiva di informazioni. È una dinamica sempre più vicina alla logica della SEO e della lead generation: l’utente non intercetta casualmente il contenuto, ma cerca una risposta a un bisogno informativo preciso.

Per un settore industriale nel quale gli investimenti vengono spesso preceduti da lunghi percorsi di ricerca, confronto e approfondimento, questo tipo di comportamento assume particolare importanza.

Webinar e contenuti video: un patrimonio da riutilizzare

Un altro elemento centrale delle strategie B2B riguarda i webinar. Secondo i dati citati, il 75% delle aziende utilizza questo formato e quasi nove imprese su dieci riadattano successivamente i contenuti prodotti. È un modello particolarmente adatto anche alle aziende del printing.

Una presentazione tecnica, un lancio di prodotto o una tavola rotonda digitale possono generare una lunga serie di materiali: replay integrale, interviste, brevi clip per LinkedIn, articoli di approfondimento, contenuti per newsletter, pillole video e materiali destinati alla forza vendita.

Il contenuto originale smette così di essere legato al singolo momento in cui è stato prodotto e diventa una risorsa editoriale riutilizzabile su più canali. Lo stesso principio può essere applicato agli eventi fisici. Open house, fiere, installazioni e demo possono continuare a generare comunicazione anche nelle settimane successive attraverso video e contenuti editoriali coordinati.

Il video come infrastruttura della comunicazione B2B

Il trend che emerge nel 2026 riguarda quindi qualcosa di più ampio della semplice crescita del formato video. Il video sta diventando una vera infrastruttura editoriale della comunicazione B2B: permette di spiegare tecnologie complesse, misurare l’interesse del pubblico, prolungare la vita degli eventi, dare maggiore visibilità ai contenuti specialistici e costruire relazioni con clienti e prospect.

Per il mondo della stampa questa evoluzione apre inoltre un terreno particolarmente interessante. Il supporto stampato può diventare il punto di partenza di un’esperienza digitale, mentre il digitale può dare continuità e misurabilità alla comunicazione fisica.

La sfida, quindi, non consiste semplicemente nel produrre più video. Consiste nel far dialogare stampa, contenuti editoriali, social media, eventi e piattaforme digitali all’interno di una strategia coerente.

Per le aziende che operano nel B2B, soprattutto in mercati tecnici e verticali, essere presenti con contenuti utili proprio nel momento in cui un cliente cerca informazioni significa trasformare la comunicazione da semplice vetrina a vero strumento di relazione e sviluppo del business.