L’acquisizione dell’italiana VG7 apre per Dataline un nuovo capitolo della strategia di crescita europea

L’acquisizione di VG7 da parte di Dataline non significa soltanto per quest’ultima l’ingresso in uno dei principali mercati grafici del continente, ma l’incontro tra due aziende che condividono una visione precisa: utilizzare software, automazione e intelligenza artificiale per rendere le imprese di stampa più efficienti e profittevoli. Ne abbiamo parlato ampiamente con Dirk Deroo, CEO di Dataline, partendo dalla genesi dell’operazione e arrivando alla sua visione dell’industria grafica nel 2030.

L’acquisizione di VG7, annunciata nella primavera del 2026, ha permesso a Dataline di entrare direttamente nel mercato italiano e, contemporaneamente, offre alla piattaforma VG Seven una struttura internazionale attraverso cui accelerare la propria diffusione in Europa. Un’operazione costruita nel tempo, nata da un incontro avvenuto nel 2022 e maturata intorno a quella che Dirk Deroo definisce la strategia “Better Together”. Ci siamo fatti raccontare i dettagli in questa lunga intervista, scoprendo non solo le strategie ma anche i valori che guidano la leadership di Dirk.

Partiamo proprio dall’acquisizione di VG7. Perché Dataline ha deciso di investire in questa azienda italiana?

La storia in realtà comincia diversi anni fa. Credo che il nostro primo incontro risalga al 2022. Quando ho visto VG7, la sua azienda e soprattutto il software, ho pensato immediatamente che potesse inserirsi molto bene nel nostro ecosistema. Da lì, naturalmente, è servito tempo. Quando si parla di acquisizioni non è sufficiente che i prodotti siano interessanti: bisogna capire se esiste una visione comune, se le persone possono lavorare insieme e se l’operazione crea realmente valore per entrambe le organizzazioni.

Da anni lavoro seguendo una strategia che chiamo “Better Together”. L’idea è molto semplice: in un mercato come quello europeo del software per l’industria grafica, essere più forti insieme può creare opportunità che singole aziende nazionali, da sole, difficilmente potrebbero cogliere.

Con VG7 vedevo tre elementi fondamentali. Il primo era naturalmente l’Italia. Per Dataline il mercato italiano è estremamente importante. Siamo presenti con clienti in 34 Paesi, ma l’Italia rappresentava ancora uno spazio da sviluppare. Entrare attraverso un’azienda che conosce molto bene il mercato, la lingua, la cultura imprenditoriale e le esigenze degli stampatori italiani è molto diverso dal tentare semplicemente di vendere un software dall’estero.

Il secondo elemento sono le persone. Con VG7 entrano nel nostro ecosistema professionisti che conoscono profondamente l’industria grafica e che condividono una visione molto simile alla nostra.

Il terzo, naturalmente, è il prodotto. VG Seven è un software che nasce dall’ascolto del mercato ed è differente dalle altre soluzioni del nostro portafoglio. Per questo l’operazione può rafforzare contemporaneamente VG7, Dataline e la nostra capacità di servire le aziende grafiche.

Quindi l’obiettivo non è semplicemente entrare in Italia. Volete anche proiettare VG Seven nei mercati internazionali?

È uno degli aspetti più importanti dell’operazione. Vogliamo crescere in Italia con le soluzioni Dataline, ma allo stesso tempo intendiamo dare a VG Seven una possibilità di crescita europea molto superiore rispetto a quella che avrebbe avuto continuando a operare esclusivamente come realtà indipendente italiana.

VG Seven ha un potenziale molto importante. È una piattaforma cloud-native, moderna, con funzionalità ERP Print ed e-commerce integrate e un approccio all’interfaccia utente particolarmente interessante.

In Italia ha già costruito una base significativa di clienti. Il nostro compito adesso è mettere a disposizione risorse, investimenti, competenze, persone e capacità di comunicazione per portarla davanti a un pubblico europeo più ampio. L’acquisizione ha portato in Dataline oltre 20 specialisti italiani, mentre VG Seven era già utilizzato da più di 300 aziende grafiche nel Paese.

Non vogliamo cambiare ciò che rende VG Seven interessante. Vogliamo darle la dimensione che merita.

Ha citato la strategia “Better Together”, su quali principi si basa?

Nasce dall’osservazione del mercato. Lo sviluppo di software professionale è diventato estremamente costoso. Occorrono sviluppatori, conoscenze specifiche, sicurezza, assistenza, capacità di integrazione, intelligenza artificiale, aggiornamenti continui. Pensare che in ogni singolo Paese europeo possano esistere decine e decine di piccoli produttori completamente indipendenti, ciascuno chiamato a sostenere da solo questi investimenti, a mio avviso diventerà sempre più difficile.

Guardiamo ciò che è accaduto in altri settori. Nelle macchine da stampa non abbiamo un produttore differente per ogni Paese: abbiamo aziende forti che operano internazionalmente. Lo stesso è avvenuto in molte altre industrie. Credo che una logica simile sia inevitabile anche per il software dedicato al printing. Per sviluppare prodotti realmente avanzati bisogna poterli portare a un mercato sufficientemente grande.

Allo stesso tempo, però, credo moltissimo nell’identità locale. Essere europei non significa cancellare le differenze. Per noi sono importanti la lingua, la cultura imprenditoriale e il modo in cui le aziende lavorano in ogni Paese. È un aspetto nel quale, a mio parere, noi europei possiamo avere un vantaggio rispetto ad alcuni grandi operatori internazionali che tendono ad affrontare tutti i mercati nello stesso modo. Dataline vuole essere internazionale mantenendo questo rispetto per le identità locali. Ed è esattamente il modello che vogliamo applicare anche in Italia.

In che modo VG Seven completa il portafoglio Dataline? Non rischiate di avere prodotti che si sovrappongono?

No, perché non credo nel concetto di “one size fits all”. Non esiste un unico software adatto a tutte le aziende grafiche. Nel nostro ecosistema abbiamo prodotti diversi perché esistono aziende diverse. MultiPress è una piattaforma MIS/ERP molto ampia e profonda, pensata per aziende di produzione grafica che hanno bisogno di gestire processi complessi. Unik risponde maggiormente alle esigenze Web-to-Print. DigiFlex è focalizzato sul mondo delle etichette e del flexible packaging. VG Seven porta invece un ERP Print cloud-native con una forte componente e-commerce e un’esperienza utente estremamente moderna. Sono prodotti con caratteristiche e profili differenti.

In futuro potrebbero entrare nel nostro ecosistema anche altre applicazioni e soluzioni specializzate. Perché il nostro obiettivo non è proporre indistintamente lo stesso prodotto a tutto il mercato ma trovare la soluzione più adatta a ciascuna impresa.

Come stabilite quale software proporre a un’azienda?

Prima vogliamo conoscere l’azienda. Quando arriva un nuovo potenziale cliente facciamo un’analisi molto approfondita: vogliamo capire che cosa produce, come lavora, quali processi utilizza, dove perde tempo, quali problemi vuole risolvere e soprattutto quale sia la sua ambizione nei prossimi due, tre o cinque anni. Non abbiamo interesse a vendere un software semplicemente perché possiamo farlo. Dobbiamo essere convinti al cento per cento che quella soluzione possa funzionare per quell’azienda e che possa accompagnarla per almeno quattro o cinque anni.Questo è fondamentale.

Dataline può gestire un numero importante di nuovi progetti ogni anno, ma non voglio lavorare sul numero di installazioni ma desidero che ogni progetto sia corretto.

Un’implementazione che fallisce non è soltanto un problema economico: danneggia il cliente e danneggia noi. Al contrario, un cliente soddisfatto diventa il migliore ambasciatore possibile. Nella nostra esperienza, un’azienda che utilizza bene il nostro software spesso genera indirettamente due o tre nuove opportunità attraverso il passaparola. Per questo la nostra è una vendita basata sul valore, non semplicemente sul prodotto.

Quindi il software deve essere prima di tutto uno strumento per aumentare la redditività dell’impresa grafica…

Chiaramente dobbiamo parlare anche di denaro. Non perché il profitto sia l’unico obiettivo, ma perché se un’azienda non guadagna non può investire, non può innovare e, prima o poi, cessa di esistere. Desidero che l’industria grafica continui a esistere in Italia, in Spagna, in Germania, in Belgio e nel resto d’Europa.

La competizione sul costo puro è estremamente difficile. Ci sarà sempre un Paese nel mondo dove qualcosa può essere prodotto a un prezzo inferiore. Non possiamo costruire il futuro dell’industria europea pensando di essere semplicemente i più economici. Uno dei problemi più importanti è il costo del lavoro. Ed è qui che software e automazione possono fare una differenza enorme.

Se aiutiamo un’azienda a ridurre il numero di attività manuali necessarie per processare un ordine, preparare un preventivo, pianificare il lavoro, trasferire informazioni o gestire l’amministrazione, quella stessa azienda può diventare più profittevole. E se è più profittevole può investire in nuove macchine, nuovi materiali, nuove tecnologie e nuovo business ma anche impiegare le sue persone in attività a valore aggiunto.

È un punto importante. Automazione viene spesso associata alla riduzione del personale. Lei invece la interpreta diversamente?

La mia ambizione non è aiutare uno stampatore a licenziare dieci persone. Voglio permettergli di crescere senza essere obbligato ad assumere dieci persone che probabilmente, tra l’altro, oggi avrebbe difficoltà a trovare. Questa è una distinzione fondamentale. In molti Paesi europei le aziende grafiche fanno fatica a trovare personale qualificato. Allo stesso tempo i costi aumentano e i clienti chiedono consegne più rapide, maggiore personalizzazione, ordini più piccoli e più servizi.

Se ogni volta che il fatturato cresce del 10% è necessario aumentare nella stessa proporzione anche il personale amministrativo, il modello non è sostenibile. L’automazione deve ovviare a questo paradigma. La strategia è consentire alle aziende di aumentare il volume di lavoro senza aumentare nella stessa misura i costi indiretti. È così che possiamo mantenere competitiva l’industria europea.

Per me questa è una missione. Dataline esiste da quasi trent’anni e molte persone lavorano con noi da oltre vent’anni. Se molti collaboratori continuano a condividere questa visione significa anche che abbiamo costruito qualcosa in cui credono. Naturalmente questo richiede un enorme lavoro, ma è anche ciò che rende interessante ciò che facciamo.

Torniamo a VG7. Quanto ha contato l’aspetto umano nella decisione?

Moltissimo. In un’acquisizione i numeri sono importanti, ma i soldi non sono tutto.Devi poter lavorare con le persone. Devi rispettarle. Deve esserci quello che potremmo definire un “core mindset” comune, un’affinità nel modo di vedere il mercato e il futuro.

Con Mario Cunsolo, fondatore di VG7 e il suo team il dialogo è iniziato già nel 2022, e ammetto che all’inizio non è stato sempre semplice. C’era anche la barriera linguistica. Quando però due persone vogliono realmente capirsi trovano un modo. E in un processo come questo è importante confrontarsi in modo trasparente su temi fondamentali: strategia, visione, persone, organizzazione, denaro e il futuro dell’azienda. Non basta tradurre le parole. Bisogna essere certi di comprendere realmente ciò che l’altra persona intende.

Credo che alla fine siamo riusciti a costruire proprio questa fiducia. Ora il matrimonio è cominciato. E vedo enormi opportunità, sia per le aziende italiane sia per quelle del resto d’Europa.

Con l’acquisizione nasce anche un ponte tra due culture aziendali. Come vede il mercato italiano?

L’Italia è un mercato molto particolare e credo che per lavorarci bene sia necessario essere vicini agli imprenditori e comprenderne la mentalità. Io sono una persona a cui piace parlare, confrontare idee e discutere di visioni. Il printing è un settore fortemente basato sulle persone e sulle relazioni.

Non credo che si possa arrivare dall’estero e dire semplicemente: “Questo è il nostro software, compratelo”. È fondamentale conoscere il mercato.

Da questo punto di vista avere un team italiano è estremamente importante. L’acquisizione di VG7 non significa soltanto acquistare tecnologia: significa avere persone che conoscono profondamente l’industria grafica italiana e che possono contemporaneamente utilizzare le competenze e le risorse di un’organizzazione europea. È questa combinazione tra capacità locale e scala internazionale che considero particolarmente potente.

Negli ultimi anni Dataline ha investito molto anche sull’intelligenza artificiale. Qual è il vostro approccio?

Per noi l’intelligenza artificiale deve risolvere problemi concreti. Non mi interessa inserire “AI” in una presentazione semplicemente perché oggi è una parola che tutti vogliono ascoltare. Mi interessa capire dove ci sono attività ripetitive, informazioni difficili da strutturare, errori manuali o decisioni che possono essere supportate meglio dai dati.

La vera forza dell’AI dipende dalla qualità dei dati che hai a disposizione. Un’azienda che possiede informazioni strutturate su preventivi, ordini, margini, produzione, tempi, clienti e macchine dispone di una base straordinaria. L’intelligenza artificiale può utilizzare questa base per rendere l’organizzazione più veloce e intelligente. Ma senza dati di qualità, l’AI può fare molto meno.

Un esempio concreto è Flowmaite, che nel 2026 ha ricevuto un EDP Award. Come funziona?

Pensiamo a una situazione molto comune. Un’azienda deve produrre e distribuire materiale in centinaia di punti vendita. Il cliente invia cinque o sei file Excel contenenti indirizzi e informazioni logistiche. Il problema è che questi file quasi mai sono strutturati allo stesso modo. Uno è stato preparato da una persona, il secondo da un’altra; le colonne cambiano, alcune informazioni sono scritte in maniera differente, alcuni dati sono ordinati e altri no.

Tradizionalmente qualcuno deve aprire quei file, controllarli, ripulirli, uniformarli e trasferire le informazioni nel sistema. È un lavoro che può richiedere ore o giorni. Ed essendo manuale contiene inevitabilmente un rischio di errore. Con Flowmaite utilizziamo l’intelligenza artificiale per interpretare informazioni non strutturate, armonizzarle e trasformarle in dati utilizzabili dal workflow. Il sistema può quindi avviare automaticamente le fasi successive.È quasi come introdurre un robot all’interno del flusso amministrativo.

Questo è il tipo di AI che mi interessa: non tecnologia spettacolare da mostrare in una demo, ma tecnologia capace di eliminare lavoro senza valore. Flowmaite è stato premiato agli EDP Awards 2026 come Best Technical Workflow Solution; nello stesso anno Dataline ha ricevuto anche il premio Best MIS Solution per EcoPrint Score.

EcoPrint Score affronta invece il tema della sostenibilità. Da quale idea è nato?

Mi sono chiesto come rendere la sostenibilità non soltanto un obbligo, ma anche un’opportunità commerciale per lo stampatore. Per anni abbiamo parlato di CO₂ e sostenibilità. Ma quando un cliente deve scegliere tra due preventivi continua naturalmente a guardare anche il prezzo. Allora il problema diventa: come possiamo rendere l’impatto ambientale comprensibile e facilmente confrontabile?

L’ispirazione è arrivata da sistemi come il Nutri-Score utilizzato sugli alimenti. Quando vai al supermercato e puoi leggere in tempo reale informazioni aggiornate sul prodotto e utilizzarle per sceglierlo. Abbiamo applicato alla stampa una logica simile.EcoPrint Score calcola l’impatto di un lavoro e lo traduce in una classificazione semplice da A a E, considerando elementi come materiali, ambiente produttivo e trasporto. Immaginiamo che un cliente chieda un preventivo per un libro. Lo stampatore prepara l’offerta e il sistema determina che quella configurazione ha, per esempio, una valutazione sull’impatto ambientale non particolarmente buona. Con pochi passaggi lo stampatore può proporre un’alternativa: un altro supporto, un’altra configurazione o un diverso processo che consenta di ottenere un EcoPrint Score migliore.

Quell’alternativa potrebbe costare leggermente di più. Ma il cliente non sta più confrontando soltanto due numeri. Vede chiaramente che una soluzione ha un impatto ambientale inferiore e può scegliere consapevolmente. E magari quella soluzione genera anche un margine migliore per lo stampatore. Questo è fondamentale: rendere sostenibilità e redditività alleate, non avversarie.

Quindi sostenibilità, automazione e redditività per lei fanno parte dello stesso ragionamento?

Sì. Se vogliamo che le aziende investano in sostenibilità dobbiamo creare modelli che siano sostenibili anche economicamente. Per me è fondamentale che i nostri clienti guadagnino.Se guadagnano possono acquistare macchine migliori, materiali migliori, investire nelle persone, ridurre gli sprechi e adottare processi più efficienti. Una società che non genera margine, invece, prima o poi è costretta a rinviare questi investimenti. Il software deve aiutare a creare questo circolo virtuoso.

La sostenibilità non può diventare soltanto un ulteriore lavoro amministrativo. Se raccogliamo i dati sulle emissioni perché dobbiamo farlo, allora utilizziamoli anche per creare valore commerciale.

Ha dedicato molto tempo anche a riflettere su come cambierà il settore nei prossimi anni. Da questa riflessione nasce “The Road Ahead in the Print & Sign Industry”. Qual è la domanda da cui è partito?

Se avessi una sfera di cristallo e potessi guardare il 2030, come sarebbe l’industria della stampa? Quali sarebbero le principali sfide? Quale sarebbe la bussola per un imprenditore? Dove dovrebbe investire oggi per essere ancora competitivo domani?

Ho lavorato su queste domande per circa due anni. Ogni momento libero diventava un’occasione per riflettere e scrivere. Alla fine queste riflessioni sono diventate “The Road Ahead in the Print & Sign Industry”, un documento nel quale cerco di costruire una sorta di bussola per le aziende del settore.

Non pretendo di avere una vera sfera di cristallo. Ma penso sia nostro dovere osservare ciò che sta accadendo e cercare di capire in quale direzione si sta muovendo il mercato. Il punto centrale è che dati, automazione, connettività e intelligenza artificiale cambieranno profondamente il modo in cui lavorano le aziende di stampa, sign e large format.

Qual è, allora, la sfida decisiva da qui al 2030?

La produttività delle organizzazioni. Le aziende devono chiedersi quante attività vengono ancora svolte manualmente, quante informazioni vengono ricopiate da un sistema all’altro, quanto tempo viene utilizzato per preparare preventivi, controllare ordini, pianificare, correggere dati e fare amministrazione.

Molto spesso acquistiamo macchine straordinariamente automatizzate. La produzione fisica può essere velocissima. Ma attorno alla macchina ci sono ancora processi amministrativi che funzionano quasi come vent’anni fa. È lì che vedo un’enorme opportunità.

I software dovranno collegare sempre meglio il percorso che va dalla richiesta iniziale del cliente al preventivo, dall’ordine alla pianificazione, dalla produzione alla logistica e infine alla fatturazione. Più volte una persona deve intervenire per spostare manualmente le stesse informazioni, maggiore è il costo e maggiore è il rischio di errore. Nel 2030 le aziende migliori saranno quelle capaci di utilizzare i dati per automatizzare questi passaggi.

Con una trasformazione così profonda, che ruolo resterà alle persone?

Un ruolo ancora più importante, ma differente. Se utilizziamo una persona qualificata per copiare indirizzi da un file Excel a un altro, stiamo sprecando talento.Le persone devono parlare con i clienti, sviluppare prodotti, risolvere problemi, creare idee, migliorare processi, vendere, innovare. Le macchine e il software devono occuparsi di ciò che è ripetitivo.

Credo che questo sia anche uno dei modi attraverso cui possiamo rendere nuovamente interessante il settore per le nuove generazioni. Non possiamo chiedere ai giovani di entrare nell’industria grafica per svolgere lavori amministrativi ripetitivi che una macchina potrebbe fare.Dobbiamo creare aziende tecnologiche, moderne, efficienti. E dobbiamo usare il tempo delle persone per attività in cui l’intelligenza, la creatività e la relazione umana producono veramente valore.

Come vedi il futuro per Dataline dopo l’acquisizione di VG7?

Vorrei che tra qualche anno potessimo guardare a questa operazione e vedere due risultati molto concreti. Il primo è avere contribuito a rendere molte aziende italiane più efficienti, più automatizzate e più profittevoli.

Il secondo è avere trasformato VG Seven da un eccellente prodotto italiano in una soluzione conosciuta e utilizzata in tutta Europa. Credo veramente che abbia questo potenziale.Per farlo serviranno investimenti, lavoro, persone e comunicazione. Non accadrà automaticamente soltanto perché abbiamo firmato un accordo. Ma adesso abbiamo una base molto forte: conosciamo il settore, abbiamo un’organizzazione internazionale, abbiamo prodotti differenti per esigenze differenti e soprattutto abbiamo persone che condividono una stessa visione.

“Better Together” significa esattamente questo. Non acquisire un’azienda per cancellarne l’identità, ma prendere ciò che entrambe le parti sanno fare meglio e creare insieme qualcosa che prima non sarebbe stato possibile. Ed è ciò che vogliamo fare con VG7 in Italia e con il software VG Seven in Europa.