Da stella del mercato di Borsa Aim – dove era arrivata a capitalizzare oltre 1 miliardo di euro – e regina del packaging green come start up nella vendita di licenze e produzione della bioplastica biodegradabile (i poliidrossialcanoati PHA) alla bufera che l’ha coinvolta con il crollo delle quotazioni azionarie per la denuncia del fondo americano Quintessential Capital Management e quindi all’inchiesta della Procura di Bologna e alle indagini della Gdf che ieri hanno fatto scattare misure cautelari nei confronti dei vertici della società. Stiamo parlando dell’azienda bolognese Bio-On, quotata in Borsa dal 2014 e nata nel 2007 con la mission di rivoluzionare il mondo della produzione delle bioplastiche attraverso l’uso del polimero PHA.

Marco Astorri, socio e presidente del cda di Bio-on, Guido Cicognani, socio e vicepresidente e Gianfranco Capodaglio, presidente del collegio sindacale sono i destinatari delle tre misure cautelari personali eseguite dalla Guardia di finanza di Bologna nell’ambito dell’operazione “Plastic Bubbles” con le accuse di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Il primo è stato sottoposto agli arresti domiciliari, mentre gli altri due alla misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche. Nell’ambito dell’operazione, che vede indagate in tutto nove persone (fra amministratori, sindaci, direttore finanziario e revisore), i finanzieri hanno sequestrato beni per oltre 150 milioni di euro ed eseguito perquisizioni in Emilia-Romagna, Lombardia e Lazio.

L’inchiesta è nata dal monitoraggio svolto dalle Fiamme gialle del Nucleo di polizia economico finanziaria sull’andamento delle contrattazioni in Borsa relativi ai principali titoli azionari di aziende operanti nell’area bolognese. Questa attività ha consentito, lo scorso luglio, di rilevare e segnalare all’autorità giudiziaria una forte anomalia – secondo la ricostruzione degli investigatori – dell’andamento del titolo di Bio-on a seguito della pubblicazione di un report da parte di Quintessential che questa estate aveva messo in discussione la veridicità dei dati contabili e la solidità finanziaria parlando di una “Parmalat di Bologna”.

«Non faccio paragoni con Parmalat: ogni situazione è a sé stante, e comunque si tratta di due vicende completamente diverse», ha spiegato il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato. Il quadro accusatorio comunque mostra numerose irregolarità nella formazione dei bilanci e nell’informazione societaria riportata al mercato con particolare riferimento ai ricavi e al livello di produzione dichiarati da Bio-On. Nel dettaglio, dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Bologna, è emerso come gran parte dei ricavi sottoscritti nei bilanci della società dal 2015 al 2018 (nel primo semestre 2019 i ricavi sono crollati a poco meno di un milione con oltre dieci di perdita) fosse non veritiera – questa l’accusa – con riguardo alle tempistiche e modalità di effettiva realizzazione. Sempre secondo inquirenti e investigatori, parte dei ricavi generati da cessioni di licenze nei confronti di due joint venture contabilizzate nel 2018, sarebbe frutto di operazioni fittizie. Secondo l’accusa a fronte di una dichiarata capacità di produzione di 1000 tonnellate all’anno del biopolimero PHA, l’effettivo quantitativo sarebbe stato pari a 19 tonnellate da quando, all’inizio del 2019, è entrato in funzione l’impianto di produzione.

La bufera che ha coinvolto Bio-On, oltre ad allarmare i sindacati per la sorte dei circa 100 dipendenti (recentemente era stato inaugurato l’impianto di Castel San Pietro), preoccupa anche chi ha investito nel titolo che dai 5 euro della prima quotazione era arrivato fino a 70 per poi perdere oltre il 70%.

di Achille Perego

 

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