Nathan Safran, VP of Research di Alliance Insights, e Stefano Portolani, senior analyst del Centro Studi Printing di Stratego Group, presentano una ricerca congiunta sull’impiego dell’AI nelle aziende di stampa in US e In Italia

La presentazione dei risultati della ricerca sono al centro di uno degli interventi della Print4All Conference: il confronto tra Nathan Safran, Vice President Research di Alliance Insights, e Stefano Portolani, Senior Analyst del Centro Studi Printing di Stratego Group, ha offerto una fotografia comparata dell’adozione dell’intelligenza artificiale nell’industria della stampa italiana e statunitense.

I due relatori hanno presentato i risultati di due ricerche parallele, condotte utilizzando lo stesso questionario su 274 print provider negli Stati Uniti e 120 imprese italiane. Una metodologia comune che ha permesso di mettere a confronto diretto i comportamenti, le aspettative e le principali criticità dei due mercati.

I dati mostrano un vantaggio degli Stati Uniti sul fronte dell’adozione: il 76% degli stampatori americani intervistati utilizza già strumenti di intelligenza artificiale, contro il 57% del campione italiano. Una distanza che, tuttavia, sembra dipendere più dai diversi tempi di ingresso che da una minore propensione delle imprese italiane a sperimentare.

Tra le aziende che non hanno ancora adottato l’AI, infatti, il 40% degli operatori italiani prevede di farlo entro i prossimi dodici mesi, rispetto al 31% degli statunitensi. Un dato che suggerisce una possibile accelerazione del mercato italiano nel breve periodo.

Le difficoltà indicate dai due campioni sono in gran parte comuni. Tra le principali emergono l’integrazione dell’intelligenza artificiale con i sistemi già presenti in azienda, la carenza di competenze interne e la limitata disponibilità di soluzioni progettate specificamente per l’industria grafica. Su un aspetto, però, il dato italiano sorprende: soltanto il 12% considera il semplice “iniziare” una barriera significativa, contro il 34% degli operatori americani.

Alcune differenze…

Differenze marcate emergono anche negli ambiti applicativi. Negli Stati Uniti l’AI trova spazio soprattutto nel front office, con utilizzi nel marketing, nelle vendite, nel customer service e nei chatbot. In Italia, invece, l’attenzione si concentra maggiormente sui processi produttivi e sulla fabbrica, dalla pianificazione alla manutenzione predittiva, passando per l’analisi dei clienti.

Il vero elemento discriminante, secondo quanto emerso dal confronto, non è però la tecnologia utilizzata, quanto il ruolo della leadership. Le aziende che ottengono i risultati migliori sono quelle che favoriscono la sperimentazione, individuano un responsabile dei progetti AI, confrontano strumenti differenti prima di investire e misurano concretamente i benefici ottenuti.

Dove manca una responsabilità chiara, al contrario, l’intelligenza artificiale rischia di rimanere confinata a iniziative episodiche, senza trasformarsi in uno strumento realmente integrato nei processi e capace di generare valore per il business.