Il Convegno Annuale GIFCO che si è svolto Baveno ha offerto quest’anno l’occasione di vedere la filiera del cartone ondulato raccontata da entrambi i suoi estremi nella stessa giornata. Da un lato la relazione del presidente Fausto Ferretti sullo stato dei trasformatori italiani; dall’altro l’analisi di Alessandro Galimberti, Managing Director di Heinzel Sales Italy, sul mercato della carta da imballaggio a monte. Letti insieme, i due set di dati raccontano un comparto a valle che cresce moderatamente ma stabilmente, sostenuto da un’offerta di materia prima che, dopo anni di abbondanza, si avvia verso un riequilibrio strutturale.

I trasformatori: crescita moderata, casse in espansione

Il 2025 italiano del cartone ondulato si chiude in territorio positivo: la produzione GIFCO è salita a 8.010.673 metri quadrati (in migliaia), +1,6% sul 2024, dopo il recupero già avviato l’anno precedente (+2,8%). In tonnellate il dato segna 4.204.139, +0,7%. Continua intanto lo spostamento strutturale verso le casse, salite al 62,2% della produzione in superficie a scapito dei fogli (37,8%), mentre la grammatura media scende a 525 g/m², in calo del 13,2% rispetto al 2000 — un dato che, come si vedrà, trova eco diretta nelle dinamiche a monte.

Sul piano regionale, Lombardia ed Emilia Romagna- Marche restano i poli produttivi principali (24,4% e 24,3%), con il Triveneto in accelerazione (+7,7% sul 2024). Il confronto europeo colloca l’Italia in buona posizione, con un +1,7% in linea con la Spagna e migliore di Germania e Francia, entrambe in lieve flessione.

A monte, un settore cartario in piena ristrutturazione

Se i numeri GIFCO mettono in luce la tenuta dei trasformatori, l’analisi di Galimberti mostra cosa sta succedendo a chi fornisce loro la materia prima. La fotografia storica delle cartiere italiane, ricostruita dal 1990 a oggi su dati Assocarta, documenta una trasformazione radicale degli assetti proprietari. Nel decennio 1990- 2000 le cartiere indipendenti producevano il 49,5% del totale nazionale; nella proiezione 2026-2030 questa quota scenderebbe al 31,1%, mentre il peso delle multinazionali salirebbe dal 28,4% al 47,0%.

Nella proiezione a più lungo termine 2030-2035, cartiere e gruppi integrati o multinazionali (Smurfit, Mondi, IPDS Smith, Pro-Gest tra gli altri) arriverebbero a coprire il 70,5% della produzione italiana di carta. È un dato che merita una lettura attenta da parte dei trasformatori GIFCO: una base di fornitura sempre più concentrata in mano a pochi grandi gruppi internazionali modifica gli equilibri negoziali lungo la filiera, in un momento in cui — come emerge dal lato della domanda — il mercato della materia prima si sta restringendo.

La domanda di carta riciclata supera l’offerta domestica

I dati Assocarta presentati da Galimberti mostrano un divario crescente tra fabbisogno e produzione nazionale di carta da riciclo: nel 2025 la domanda complessiva italiana si attesta intorno ai 4,4 milioni di tonnellate, a fronte di una capacità produttiva massima di circa 3,6 milioni e di una produzione domestica ancora più contenuta. Il colmare di questo gap passa per le importazioni, salite da circa 450.000 tonnellate nel 2011 a oltre 1,2 milioni nel 2025.

Particolarmente significativo, alla luce dei dati GIFCO sui prezzi delle carte da copertina, è il sorpasso del Testliner: da 180.000 tonnellate importate nel 2011 a quasi 690.000 nel 2025, superando ormai stabilmente il tradizionale Kraft Liner. Un’evoluzione che si lega direttamente al trend di “lightweighting” osservato sia da GIFCO sul cartone finito (-13,2% di grammatura dal 2000) sia da Heinzel sulla carta (da 557 a 501 g/m² tra il 1994 e il 2024): il mercato compra sempre più “resistenza” e sempre meno “grammatura”, spostando la domanda verso carte ad alta performance come il Testliner.

L’incognita europea: la sovraccapacità si esaurisce

Il dato più rilevante per chi opera nella filiera riguarda però le proiezioni a livello continentale. I numeri CEPI elaborati da Heinzel mostrano che tra il 2013 e il 2025 la capacità produttiva europea di carta da riciclo (RCCM) è cresciuta del 3,0% medio annuo, più velocemente della produzione (+2,7%) e del consumo interno (+2,5%), mentre l’export oltreoceano ha corso decisamente più veloce, al 7,0% annuo. Questo eccesso strutturale di capacità — la cosiddetta sovraccapacità — ha toccato un picco di quasi 4 milioni di tonnellate nel 2023, per poi avviarsi a una contrazione netta: dai 2,65 milioni di tonnellate previsti per il 2026, le proiezioni Heinzel indicano un progressivo assottigliamento fino a un valore negativo di circa -57.000 tonnellate nel 2030, ovvero un potenziale deficit di offerta.

Considerando una quota fisiologica di sovraccapacità “strutturale” stimata in un milione di tonnellate, il margine reale si azzererebbe già a partire dal 2029. È un’inversione di tendenza che, se confermata, cambierebbe le condizioni con cui i trasformatori italiani — e quindi anche i soci GIFCO — si approvvigionano di materia prima nei prossimi anni. Dopo un decennio in cui l’offerta europea ha generalmente superato la domanda, mantenendo i prezzi delle carte per ondulazione e copertina relativamente compressi (i dati GIFCO su Testliner, Liner e Kraft Avana mostrano infatti un andamento sostanzialmente piatto tra aprile 2025 e aprile 2026), il graduale riequilibrio tra capacità e consumi potrebbe tradursi in minore flessibilità negoziale per chi acquista carta, proprio mentre la base produttiva si concentra in sempre meno mani.

Energia: la vera sfida competitiva italiana

A complicare il quadro per i produttori italiani resta il fattore energetico, su cui i dati GIFCO sono inequivocabili: nel 2025 il costo medio dell’elettricità in Italia è risultato superiore del 92,5% rispetto alla Francia, dell’81,6% rispetto alla Spagna e del 35,7% rispetto alla Germania. Anche sul gas naturale il differenziale resta a sfavore, con scarti tra l’8,6% e il 10,2% verso Francia e Regno Unito. Questo gap, che si somma a un’intensità energetica degli impianti integrati italiani superiore del 2,1% alla media FEFCO, rappresenta probabilmente il principale freno alla competitività dell’industria cartaria e cartotecnica nazionale rispetto ai concorrenti europei, indipendentemente dall’andamento di domanda e offerta sul fronte della materia prima.

Un settore che si muove su due piani

Il quadro complessivo che emerge dall’incrocio dei due interventi è quello di una filiera che, nel breve periodo, mostra segnali di stabilità: la produzione di cartone ondulato cresce moderatamente, i prezzi delle carte restano relativamente fermi, la domanda finale tiene grazie alla resilienza dei settori alimentare ed e-commerce. Ma sotto la superficie, due trasformazioni strutturali — la concentrazione proprietaria delle cartiere e la progressiva erosione della sovraccapacità europea — stanno ridisegnando i rapporti di forza lungo la catena di fornitura. Per i trasformatori italiani, che secondo i dati GIFCO operano già in un contesto di costi energetici sfavorevoli rispetto al resto del continente, la finestra dei prossimi tre-quattro anni si profila come un passaggio cruciale per definire posizionamento e strategie di approvvigionamento in un mercato che, da abbondante, potrebbe tornare a essere più stretto.