Il rimborso del contributo ambientale CONAI rappresenta un’opportunità concreta per molte imprese italiane. Quando gli imballaggi non diventano rifiuti sul territorio nazionale perché esportati, è possibile recuperare il contributo già versato, a patto di rispettare requisiti, procedure e scadenze precise
di Francesca Sassoli
Parlando del rimborso CONAI, il tema sostenibilità resta e resterà un tema importante sui tavoli e nelle agende governative mondiali, sebbene le prospettive ambiziose di qualche tempo fa si sono arenate a causa di una crisi economica, geopolitica e sociale che ne ha congelato la fioritura.
Ultimamente Il Parlamento europeo ha approvato il pacchetto “Omnibus”, si tratta di intervento normativo che mira a semplificare e razionalizzare l’impianto regolatorio comunitario in tema di sostenibilità d’impresa.
Secondo l’Omnibus, l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità viene limitato alle imprese che superano i mille dipendenti e un fatturato annuo superiore a 450 milioni di euro. Resta escluso così circa l’80% delle imprese inizialmente interessate dagli obblighi previsti dalla CSRD.
Sicuramente un’ottima notizia per gli imprenditori italiani impegnati a far fronte a molteplici criticità, interne ed esterne. Resta comunque il fatto che molte aziende piccole e medie hanno a che fare con grandi clienti che richiedono loro di compilare formulari e fornire dati sul loro grado di sostenibilità.
Imballaggi, riciclo e il ruolo di CONAI
In questo scenario molto complesso, prosegue il cammino per un mondo più attento all’ambiente, specie agli imballaggi e ai rifiuti, con un’attenzione specifica verso il riciclo e il riutilizzo. In Italia esiste da 25 anni il CONAI, consorzio privato senza fini di lucro che costituisce in Italia lo strumento attraverso il quale i produttori e gli utilizzatori di imballaggi garantiscono il raggiungimento degli obiettivi di riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio previsti dalla legge.
Molte imprese però non sanno che il sistema CONAI prevede la possibilità di ottenere il rimborso del contributo ambientale già versato sugli imballaggi, quando i prodotti non diventano rifiuti in Italia perché esportati all’estero. Questa opportunità consente alle imprese di recuperare liquidità e ridurre i costi, se rispettano requisiti precisi e scadenze definite.
Chi può richiedere il rimborso CONAI
«Il rimborso CONAI è riservato esclusivamente alle imprese consorziate (art. 220 e ss. del D.Lgs. 152/2006 e regolamenti consortili) e sono interessate le imprese produttrici di imballaggi, le imprese utilizzatrici che immettono imballaggi al consumo sul mercato nazionale e gli importatori di imballaggi vuoti o pieni.
Se l’imballaggio viene poi esportato, l’impresa può richiedere il rimborso del contributo già assolto» spiega Ludovica Giglio, Environmental Taxes Senior Consultant di Ayming Italia Srl SB, società di servizi che si occupa di individuare per le imprese le misure agevolative più vantaggiose, in Italia e all’estero, e dare supporto su compliance e advisory in materia di fiscalità internazionale e normative europee e internazionali.
I casi ammessi al rimborso CONAI
È possibile attivare una procedura di rimborso in relazione agli imballaggi e/o materiali di imballaggio, pieni e/o vuoti, sui quali il contributo CONAI sia già stato assolto dall’impresa cedente. «I principali casi di rimborso sono: l’esportazione degli imballaggi diretta verso Paesi extra-UE, le cessioni intracomunitarie verso gli Stati dell’UE, quando i prodotti lasciano fisicamente il territorio nazionale e le vendite a esportatori abituali, documentate da prove di uscita dal territorio» prosegue Giglio. «La regola base è semplice: se l’imballaggio non diventa rifiuto in Italia, il contributo ambientale CONAI può essere recuperato».
Scadenze e come richiedere il rimborso
Attenzione: il rimborso relativo al contributo versato nel 2025 deve essere richiesto entro il 28 febbraio 2026. Si tratta di un termine perentorio: oltre questa data non sarà più possibile recuperare le somme versate. Per questo motivo è fondamentale attivarsi subito: preparare la documentazione richiede tempo e pianificazione.
Come richiederlo? «Tra i principali documenti richiesti da CONAI a supporto dell’istanza di rimborso troviamo: fatture di vendita, dichiarazione IVA, schede tecniche degli imballaggi esportati, dichiarazioni di esportazione, altre prove idonee a dimostrare l’avvenuta esportazione. Una documentazione completa e ordinata – sottolinea Giglio – aumenta le possibilità che la richiesta venga accolta senza rilievi».
L’iter di presentazione della domanda
La richiesta va presentata tramite il portale CONAI, utilizzando i moduli ufficiali. «L’iter prevede: invio dell’istanza con i documenti allegati, verifica da parte di CONAI, che può richiedere chiarimenti o integrazioni, accoglimento della domanda ed erogazione del rimborso, solitamente entro alcuni mesi.
È quindi importante essere pronti a un eventuale follow-up» ricorda Ludovica Giglio. «La scadenza del 28 febbraio 2026 sembra lasciare agio alle imprese, ma la raccolta dei documenti e la predisposizione delle pratiche richiedono tempo, se si vuole costruire un dossier solido a prova di verifica che consenta di ottenere il rimborso del quale si ha diritto sino all’ultimo centesimo.
Agire subito significa non perdere l’opportunità di ottenere il rimborso in tempi rapidi, recuperando risorse preziose da poter reinvestire».
Disclaimer: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza legale. Per interpretazioni specifiche della normativa, consultare esperti qualificati in diritto alimentare e ambientale.


