L’evoluzione di Labelexpo Europe verso LOUPE non è un semplice rebranding, ma il segnale di un cambiamento strutturale nel settore delle etichette

Secondo FINAT, l’evoluzione di Labelexpo Europe verso LOUPE (Labels and OUter Packaging Embellishment) dal 2026 non è un semplice rebranding, ma il segnale di un cambiamento strutturale nel settore delle etichette autoadesive e del narrow-web. A scriverlo è Jules Lejeune, Managing Director di FINAT: le etichette restano l’“ancora” del comparto, ma l’ecosistema si allarga in modo più deciso verso applicazioni adiacenti e verso la nobilitazione dell’outer packaging, sia sul piano tecnologico sia, progressivamente, su quello geografico.

FINAT si definisce la casa europea dei converter narrow-web e dei loro fornitori: radicata nel mondo delle etichette autoadesive, ma attenta all’evoluzione di applicazioni come sleeve, IML (in-mould labeling) e alcune aree di packaging flessibile. Il punto, nella lettura di Lejeune, è che aspettative dei clienti e traiettorie tecnologiche stanno convergendo: processi di stampa, finitura, substrati e workflow digitali iniziano a parlare un linguaggio comune, e questa “sovrapposizione” apre spazi per nuove proposte di valore, soprattutto quando la nobilitazione diventa una leva più forte di differenziazione.

Etichette: 20 anni di trasformazione, 10 anni di accelerazione

Negli ultimi vent’anni, l’etichetta è passata dall’essere prevalentemente un prodotto “print-and-convert” a diventare uno strato sempre più integrato del packaging, con un ruolo ad alto valore in branding, protezione, conformità e, sempre di più, tracciabilità. L’ultima decade ha accelerato questo cambio: tirature più brevi, cambi lavoro rapidi e complessità crescente delle SKU hanno premiato flessibilità e ripetibilità. In parallelo, la competitività si è spostata dalle sole prestazioni macchina verso un modello guidato dal workflow: automazione, ispezione, controllo colore e gestione rigorosa del dato.

Il cambiamento più “grande”, però, è strutturale: la convergenza. Le etichette autoadesive restano centrali, ma le tecnologie narrow-web trovano continuità in applicazioni dove competenze e infrastrutture (stampa, finishing, materiali e processi digitali) iniziano a essere condivise. È qui che, secondo FINAT, si gioca parte della prossima decade.

Mercato 2025–2026: dalla recovery alla “recalibration”

Sul fronte europeo, Lejeune parla di un ciclo impegnativo. Il 2025 viene descritto come passaggio dalla fase di recupero a quella di ricalibrazione, con una crescita dei consumi di materiali per etichette autoadesive del 2%, in linea con il PIL. L’ingresso nel 2026 appare più stabile, ma la crescita è indicata come modesta e non uniforme, e l’incertezza resta una condizione di base.

Due segnali emergono con forza. Da un lato, la domanda si presenta sempre più “mista” per applicazione: la stampa di informazioni variabili legate a logistica e distribuzione tende a risultare strutturalmente più resiliente del labelling primario in fasi di spesa prudente. Dall’altro, continua l’evoluzione del mix tra materiali e funzionalità, spinta da requisiti di sostenibilità, prestazioni e crescente ruolo della tracciabilità. In questa cornice, “la prova” diventa la nuova moneta: soluzioni credibili e compatibili con sistemi di riciclo e aspettative di compliance.

Sostenibilità, circolarità e digitalizzazione: i tre driver del prossimo periodo

Guardando avanti, FINAT individua tre linee di tendenza che stanno ridefinendo investimenti e priorità. La prima è il passaggio della sostenibilità dall’ambizione all’esecuzione: regolamentazione e richieste dei brand owner spingono verso scelte basate su evidenze, dati credibili e soluzioni scalabili per il fine vita. La seconda è la circolarità come sfida di sistema: può funzionare solo quando raccolta, selezione, capacità di riciclo e mercati di sbocco diventano economicamente sostenibili. In questa prospettiva FINAT richiama l’importanza della collaborazione con l’ecosistema più ampio del packaging e del riciclo, incluso il lavoro di CELAB-Europe, consorzio ospitato dall’associazione. La terza è la digitalizzazione, e sempre più l’AI, come leva di produttività: con tirature brevi, proliferazione di SKU e tempi più stretti, automazione e controllo di processo data-driven diventano centrali; la tracciabilità, inoltre, assume un ruolo pratico per efficienza di supply chain, compliance e modelli circolari.

Perché LOUPE conta: dove la strategia diventa investimento

Nella lettura di Lejeune, LOUPE è rilevante perché riflette la direzione del narrow-web: l’innovazione accade sempre più “ai confini” tra materiali, software, finitura, ispezione, compliance e riciclo. Conta anche come formato fieristico: ogni due anni crea un momento in cui converter e fornitori possono vedere tecnologie in funzione, confrontare opzioni dal vivo e trasformare le scelte strategiche in decisioni d’acquisto. È una differenza sostanziale: parlare di convergenza o circolarità in teoria è una cosa, valutare presse, linee di finishing, sistemi di ispezione e strumenti di workflow nello stesso luogo — insieme a partner capaci di implementare — è ciò che abilita investimenti concreti.

Un segnale europeo con impatto globale

FINAT opera con focus europeo, ma sottolinea come le sfide siano sempre più condivise a livello globale: economia della circolarità, requisiti di tracciabilità, due diligence di filiera e necessità di restare competitivi mentre aumentano aspettative su sostenibilità e conformità. In questa prospettiva, LOUPE viene presentata come un segnale “tempestivo”: l’industria si sta allargando, le aspettative crescono e il progresso passa dalla connessione tra applicazioni, tecnologie e l’ecosistema che rende possibili soluzioni high-tech, circolari e compliant.