L’etichettificio di Carvico, in provincia di Bergamo, affianca l’industria da oltre cinquant’anni con un modello costruito su flessibilità, rapidità di risposta e una cura rigorosa dei processi. La recente sostituzione della prima Durst con una TAU 340 RSC E ha segnato un nuovo salto tecnologico e consolidato un digitale che oggi vale oltre il 35% del fatturato.
Alla fine degli anni Sessanta, Emilio Ehret vende articoli per l’imballaggio nella Bergamasca. La moglie Tina, che lo aiuta nella sua attività, ha un’intuizione che definirà il futuro della EH.BA di oggi, azienda affermata nella fornitura di etichette. Chiede, infatti, come regalo di Natale una piccola stampante con l’idea di realizzare etichette da proporre ai clienti. Da lì a come EH.BA sia arrivata all’installazione di una Durst TAU 340 RSC E sono i successivi decenni a raccontarlo.
Un mix calibrato: guida sapiente, investimenti oculati, passione per la stampa e desiderio di crescere anticipando le richieste del mercato. «Mia madre non è certo una persona capace di restare con le mani in mano», ricorda Alfredo Ehret, oggi alla guida di EH.BA insieme alla sorella Vanessa – recentemente il passaggio dai fondatori ai figli è stato formalizzato anche sul piano societario. Tina, il cui pragmatismo non ha mai smesso di essere un riferimento per l’azienda, ha voluto conservare quella macchina, ancora adesso esposta all’ingresso dell’azienda. Perché uno dei segreti del successo è sicuramente non dimenticare mai le proprie radici.
Dall’industriale alle produzioni di alta gamma
EH.BA è cresciuta mantenendo una forte impronta familiare e, con l’ingresso in azienda di Alessandro, figlio di Alfredo, è arrivata alla terza generazione. Il cuore della produzione resta l’etichetta industriale per automotive, chimica e altri comparti manifatturieri. Settori sui quali l’azienda ha costruito negli anni esperienza, affidabilità e rapporti commerciali consolidati. Ma come spiega Alfredo Ehret, «per restare competitivi è necessario uscire dalla propria confort zone. Alle etichette industriali ha scelto di aggiungere l’offerta più interessante dal punto di vista tecnico e con un maggiore valore aggiunto».
EH.BA inizia così a lavorare con cantine e piccole realtà artigianali del territorio, proponendo etichette più elaborate con vernici opache, laminazioni, rilievi e altre nobilitazioni. «Più di recente abbiamo introdotto anche la produzione di etichette multipagina» aggiunge Alfredo Ehret. «Le normative chiedono di segnalare in etichetta sempre più contenuti, ma lo spazio resta di pochi centimetri e con la multipagina si può risolvere in modo elegante un problema concreto». Una specializzazione che ha allargato anche il raggio geografico della clientela all’area milanese e altre province del Nord e del Centro Italia.
Flessibilità come caratteristica distintiva
EH.BA conta dodici addetti. Il reparto produttivo comprende due linee flexo, una macchina tipografica, una digitale e una linea dedicata alla produzione di etichette neutre ad alta velocità. A queste si aggiungono una linea dedicata alla finitura e alla nobilitazione, oltre a tre linee di controllo e a un reparto grafico interno. La struttura snella è un vantaggio operativo che consente di evadere gli ordini con rapidità e in alcuni casi di consegnare nell’arco di 24 ore.
«Capita che un cliente si accorga all’improvviso di aver terminato le etichette e rischi di fermare le linee di confezionamento. Siamo organizzati per avviare immediatamente il lavoro e per consegnare la prima fornitura appena pronta. Non si tratta solo di produrre etichette di qualità ma di offrire un servizio al cliente». Negli ultimi nove anni EH.BA ha inoltre rinnovato quasi interamente il proprio parco macchine e ha investito in un impianto fotovoltaico da 50 kW, pompe di calore e un nuovo sistema di climatizzazione. «Oltre al tema della sostenibilità, che è parte dei nostri valori aziendali, credo che un ambiente salubre migliori le condizioni di lavoro per le persone incidendo anche sulla qualità del processo di stampa».
Il digitale come leva strategica
Il primo passo verso la stampa digitale risale a quasi dieci anni fa, con una piccola macchina con inchiostri ad acqua, ma la ricerca di una soluzione più industriale ha portato EH.BA alla scelta di una Durst TAU 330 E da 200 mm. Nel 2024 la TAU 330 E lascia il posto a una TAU 340 RSC E, ed è davvero un’altra generazione di macchina. La larghezza di stampa sale a 338 mm e la velocità quasi raddoppia. La risoluzione passa da 600 a 1.200 dpi, e arrivano la compensazione automatica degli ugelli e la manutenzione automatica. «La differenza si coglie immediatamente», dice Ehret.
«Quando ristampiamo un lavoro di qualche anno fa e lo accostiamo all’originale, che allora ci sembrava bellissimo, il salto qualitativo è subito evidente». L’impiego degli inchiostri Durst di ultima generazione semplifica anche l’esecuzione di alcune lavorazioni successive, in particolare sovrastampa e verniciatura. A seguirla ogni giorno è Alessandro, insieme a un’operatrice. «Riserva alla TAU 340 RSC E la stessa cura che ha per la sua automobile. Se bisogna pulire le testine, vuole farlo lui». Del resto in casa Ehret la cura delle macchine è di rigore così come ambiente ordinato e manutenzione costante. La vecchia digitale, dopo sette anni, agli occhi dei tecnici Durst sembrava ancora nuova.

Prima dell’acquisto della TAU 340 RSC E, EH.BA ha analizzato anche altre macchine digitali e soluzioni ibride. La valutazione non ha riguardato soltanto le prestazioni del sistema di stampa ma anche l’affidabilità del produttore. Con Durst il rapporto si è consolidato nel tempo. Secondo Ehret innovazione tecnologica e servizio non possono più essere valutati separatamente: «le persone di Durst hanno un rigore mitteleuropeo, sono corretti ed estremamente precisi. Anche quando si manifestano delle criticità trovano sempre una soluzione. Da un fornitore mi aspetto proprio questo».
Guardare al futuro con concretezza e ambizione
La direzione futura è già visibile nelle produzioni multipagina e nelle commesse caratterizzate da molte referenze. Può accadere che EH.BA riceva ordini di ventimila etichette suddivise in venti differenti soggetti. In questi casi la valutazione della commessa non si basa più soltanto sulla lunghezza della tiratura, ma su numero di referenze, cambi lavoro, impianti, tempi di avviamento e variabilità.
Anche per questo Ehret non esclude un ulteriore investimento targato Durst. «Mia madre mi ha insegnato a fare un passo alla volta. Io sono sempre stato propenso all’innovazione. L’equilibrio è nel mezzo e consiste nel continuare a investire senza perdere concretezza. Credo molto nel digitale, anche per le tirature importanti», conclude Ehret. «Il mercato cambia di continuo, sviluppare nuovi progetti è fondamentale. Chi fa sempre le stesse cose non cresce».


