Assocarta, Assografici e sindacati sollecitano correttivi alla revisione ETS. Sullo sfondo resta l’allarme per gas e costi energetici delle cartiere italiane.

La decarbonizzazione dell’industria europea deve procedere senza compromettere competitività, investimenti e occupazione. È il messaggio congiunto lanciato da Assocarta, Assografici e dalle organizzazioni sindacali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILFPC e UGL Chimici, che chiedono una modifica della proposta della Commissione europea per la revisione del sistema ETS, Emissions Trading System.

La presa di posizione del 1° settembre arriva a pochi giorni dall’allarme lanciato da Assocarta sul forte aumento dei prezzi del gas e sul differenziale tra il mercato italiano PSV e il TTF del Nord Europa. Due questioni distinte ma strettamente collegate dalla stessa preoccupazione: evitare che i costi della transizione energetica e quelli dell’approvvigionamento compromettano la capacità competitiva dell’industria cartaria e grafica italiana ed europea.

ETS, il nodo del carbon leakage

Secondo le organizzazioni firmatarie, la traiettoria europea verso la neutralità climatica al 2050 è ormai definita, ma deve essere accompagnata da strumenti in grado di evitare il trasferimento delle produzioni verso Paesi caratterizzati da standard ambientali meno stringenti e costi della CO₂ inferiori.

“La transizione energetica e la decarbonizzazione sono obiettivi che l’industria sostiene e sui quali sta già investendo, ma non possono essere perseguiti caricando ulteriori costi sulle sole imprese europee – sottolineano le organizzazioni –. Senza adeguate misure di tutela, il rischio è quello di perdere produzione e occupazione in Europa senza ottenere benefici ambientali globali”.

Tra le criticità evidenziate c’è il progressivo ridimensionamento delle misure di tutela destinate ai comparti maggiormente esposti al carbon leakage, tra cui l’industria cartaria e della trasformazione. La richiesta è di preservare l’accesso alle quote gratuite per le imprese realmente esposte al rischio di delocalizzazione e di congelare la riduzione dei benchmark ai valori stabiliti nel 2025.

Un secondo tema riguarda i costi indiretti della CO₂. In un sistema ETS sempre più centralizzato a livello europeo, le compensazioni restano infatti legate alle disponibilità dei singoli Stati membri, generando potenziali differenze competitive tra imprese che operano nello stesso mercato europeo.

“È necessario fissare un livello europeo omogeneo di compensazione, al massimo livello consentito, evitando che la competitività delle imprese dipenda dal Paese in cui sono localizzate” secondo Assocarta, Assografici, SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILFPC e UGL Chimici.

Anche l’export rappresenta un punto sensibile. Le organizzazioni chiedono che per i prodotti europei destinati a Paesi che non prevedono oneri sulla CO₂ equivalenti a quelli comunitari venga garantita la piena copertura delle emissioni tramite quote gratuite.

Market Stability Reserve e risorse per la decarbonizzazione

Nel mirino c’è anche la Market Stability Reserve, il meccanismo creato per regolare l’offerta di quote ETS. Secondo le associazioni datoriali e sindacali, nella sua configurazione attuale la MSR rischia di alimentare artificialmente il prezzo della CO₂ senza contrastare in modo sufficiente le dinamiche speculative. La richiesta è quindi di riportarla alla sua funzione originaria di stabilizzazione del mercato.

Viene giudicata positivamente, anche se non ancora sufficiente, la proposta di destinare almeno il 50% dei proventi delle aste alla decarbonizzazione dei settori ETS. Per le organizzazioni è però necessario assicurare che queste risorse siano effettivamente utilizzate per sostenere gli investimenti industriali e siano distribuite in maniera equilibrata tra gli Stati membri, anche attraverso strumenti come l’Innovation Fund e la Industrial Decarbonisation Bank.

“La decarbonizzazione deve essere una politica industriale europea, non una forma di tassazione aggiuntiva sulle imprese energivore – concludono Assocarta, Assografici e OO.SS. –. L’Europa deve accompagnare le imprese nella transizione intervenendo sui veri colli di bottiglia: disponibilità di tecnologie, infrastrutture, energia competitiva e accesso ai capitali. Se invece si aumentano i costi senza creare le condizioni per decarbonizzare, il risultato è di favorire le economie extraeuropee e compromettere produzione, investimenti e occupazione senza ridurre le emissioni a livello globale”.

Le richieste comprendono inoltre il mantenimento dell’accesso ai crediti internazionali con correttivi contro la speculazione, l’esclusione dall’ETS dell’incenerimento dei rifiuti destinati al riciclo e l’innalzamento a 50.000 tonnellate di CO₂ equivalente della soglia per l’accesso al meccanismo di opt-out destinato ai piccoli emettitori.

Dal prezzo della CO₂ al gas, la competitività resta il tema centrale

La posizione sull’ETS si inserisce in un quadro già reso complesso dall’andamento dell’energia. Il 24 agosto Assocarta aveva richiamato l’attenzione sull’aumento del prezzo del gas naturale, salito secondo i dati citati dall’associazione a circa 65,50-66,40 euro/MWh alla Borsa di Amsterdam, e sul differenziale tra il TTF e il PSV italiano, arrivato a circa 4 euro/MWh.

“Siamo fortemente preoccupati per la competitività delle cartiere italiane a seguito dell’impennata del prezzo del gas naturale quotato ad oggi ~65,50 – 66,40 €/MWh alla Borsa di Amsterdam (Fonte: https://it.investing.com/news/commodities-news/il-gas-naturale-europeo-segna-cinque-sessioni-consecutive-di-rialzi-3515082), in rialzo ulteriore dalla scorsa settimana, sostenuto dall’escalation militare nel Golfo Persico e dalla paralisi del transito marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz” afferma il Presidente di Assocarta, Lorenzo Poli.

“In questo contesto il differenziale tra TTF e PSV, arrivato a circa 4 €/MWh, è insostenibile” secondo Poli “solo nel 2025 il differenziale è costato 60 milioni alle cartiere.”

L’articolo 10 del DL Bollette

Assocarta ha quindi chiesto una rapida attuazione delle disposizioni previste dall’articolo 10 del DL Bollette, già oggetto di consultazione da parte di ARERA, con l’obiettivo di rendere operativo il servizio di liquidità dal 1° ottobre 2026.

“A questo punto, l’attuazione della misura prevista dall’art 10 del DL Bollette, già sottoposta a consultazione da parte della stessa ARERA, necessita di una rapida attuazione affinché venga attuata dal 1° ottobre 2026 come indicato nella stessa consultazione” chiede Poli che conclude “l’ingiustificato differenziale di prezzo tra il mercato italiano e quello del Nord Europa aggravato dalla situazione contingente di forte tensione sui prezzi del gas è ormai intollerabile. L’auspicio è che possa essere completato in tempi molto brevi il quadro regolatorio per l’attuazione del servizio di liquidità in modo da poter organizzare le prime aste del servizio già con il mese di settembre.”

Il filo che lega i due interventi è quindi la richiesta di una politica industriale europea capace di accompagnare concretamente la decarbonizzazione, evitando che il costo dell’energia e della CO₂ diventi un fattore di svantaggio strutturale per le produzioni italiane ed europee.