Assocarta porta il dossier a Bruxelles per revisione ETS: urgente per difendere la competitività della carta italiana

Assocarta è intervenuta il 9 giugno 2026, a Bruxelles, in occasione della conferenza stampa dedicata alla revisione del sistema ETS, insieme al vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina e al presidente di Federacciai Antonio Gozzi. Al centro dell’incontro c’è stata la richiesta di rivedere una disciplina che, secondo l’associazione, rischiava di trasformarsi da strumento per la decarbonizzazione a fattore di perdita di competitività per l’industria europea e, in particolare, per quella cartaria italiana.

“L’industria cartaria italiana ha investito negli anni per ridurre le emissioni e costruire un modello produttivo fondato su efficienza energetica e circolarità. Oggi, però, lo schema ETS, così come è concepito, non rappresenta più uno stimolo alla decarbonizzazione, ma un costo che pesa sulla competitività del settore”, ha affermato Lorenzo Poli, presidente di Assocarta, a margine della conferenza stampa.

Secondo Assocarta, il peso dell’ETS era arrivato a incidere per quasi il 4% sul fatturato del settore, in un contesto già complesso, caratterizzato da impianti utilizzati solo al 75% della capacità produttiva e da una crescente pressione delle importazioni.

Benchmark ETS: il rischio di penalizzare chi ha già investito

Uno dei punti centrali sollevati da Assocarta ha riguardato la revisione dei benchmark per l’assegnazione gratuita delle quote di emissione nel periodo 2026-2030. La proposta della Commissione europea avrebbe comportato, secondo l’associazione, la massima riduzione del 50% di 10 degli 11 benchmark del settore cartario rispetto ai valori del periodo 2013-2020, a cui si sarebbe aggiunta una riduzione analoga del benchmark di calore.

Per Assocarta, questo intervento avrebbe aggravato una situazione già onerosa. La mancata copertura dei costi della CO2 per il settore cartario pesava infatti per circa 1 miliardo di euro nel quinquennio, pari a quasi il 10% del valore aggiunto. Con la revisione dei benchmark, questo valore sarebbe salito al 13%.

“È urgente rivedere i benchmark ETS, ormai basati su parametri non più attuali, per valorizzare chi ha già intrapreso il percorso della decarbonizzazione”, ha sottolineato Poli.

La richiesta dell’associazione è stata quindi quella di aggiornare i criteri di riferimento, legandoli alle reali possibilità tecnologiche ed economiche di decarbonizzazione. Il settore cartario italiano, infatti, aveva già raggiunto livelli molto elevati di efficienza energetica, mentre ulteriori riduzioni delle emissioni dipendevano anche da fattori esterni alle imprese, come la disponibilità locale di biomasse, energie rinnovabili e infrastrutture di rete.

Carta italiana, cogenerazione e circolarità

Nel confronto europeo, la filiera cartaria italiana ha rivendicato un profilo industriale avanzato. Il settore produceva il 90% della carta in cogenerazione e aveva costruito la propria competitività sull’uso di materie prime rinnovabili e riciclate.

“Ridurre la produzione nazionale significherebbe indebolire un’eccellenza europea che produce il 90% della carta in cogenerazione e ha costruito la propria leadership sull’utilizzo di materie prime rinnovabili e riciclate. La transizione ecologica deve sostenere, e non frenare, un settore che fa della circolarità il proprio punto di forza”, ha concluso Poli.

Il tema della circolarità è stato centrale anche nella posizione tecnica di Assocarta. Il 70% della materia prima utilizzata dalle cartiere italiane proveniva dalla raccolta differenziata di carta e cartone. Tuttavia, l’Italia esportava ancora 1,8 milioni di tonnellate di carta da riciclare, pari a circa il 25% della raccolta interna. Una parte di questi materiali veniva trasformata all’estero e poi reintrodotta nel mercato italiano sotto forma di prodotti finiti, che coprivano circa il 25% del consumo interno di carta e cartone.

Secondo Assocarta, il sottoutilizzo della capacità di riciclo degli impianti italiani comportava un danno per l’economia nazionale pari a 1,4 miliardi di euro e una perdita di occupazione diretta e indiretta stimata in circa 1.400 addetti, pari al 7% del settore.

Costi della CO2 e squilibri competitivi in Europa

Assocarta ha evidenziato anche un forte squilibrio competitivo tra Paesi europei. Il 76% della manifattura italiana soggetta a ETS sosteneva un costo diretto sul conto economico, mentre in altri Paesi europei, grazie a un maggiore ricorso alle biomasse, le imprese potevano beneficiare di un vantaggio competitivo fino al 60%.

A questo si aggiungeva il fatto che il prezzo della CO2 in Europa risultava fino al 300% più alto rispetto al resto del mondo. Per Assocarta, l’attuale funzionamento della Market Stability Reserve contribuiva a mantenere prezzi del carbonio strutturalmente elevati, proprio mentre le industrie europee si trovavano già ad affrontare costi dell’energia e della CO2 superiori a quelli di molti concorrenti internazionali.

Per questo, tra le proposte avanzate a livello Confindustria, figuravano la necessità di intervenire sulla Market Stability Reserve, di fissare un limite al prezzo delle quote, di ridurre la volatilità del mercato ETS e di escludere dalle aste gli operatori puramente finanziari, riservando l’accesso al mercato dei crediti agli operatori obbligati e ai soggetti incaricati esclusivamente di coprire le loro posizioni.

Le proposte per una revisione dell’ETS

Nel documento presentato a supporto della posizione industriale, Confindustria ha indicato dieci direttrici di revisione della disciplina ETS. Tra queste rientravano il contenimento del prezzo delle quote, la riforma della Market Stability Reserve, la revisione del fattore lineare di riduzione delle quote, l’aggiornamento dei benchmark, il blocco della riduzione delle quote gratuite in attesa di una stabilizzazione dello scenario geopolitico e il prolungamento del meccanismo delle quote gratuite dopo il 2030 per i settori esposti al rischio di carbon leakage.

Un altro punto riguardava la necessità di accompagnare la decarbonizzazione industriale con strumenti di supporto e non con misure percepite come punitive. Tra gli esempi citati figuravano i carbon contract for difference per tecnologie come la cattura e lo stoccaggio della CO2, da finanziare attraverso un fondo comune europeo e non tramite le risorse ETS.

Inoltre, Confindustria ha chiesto di semplificare il sistema, innalzando da 25.000 a 50.000 tonnellate la soglia di accesso alle misure nazionali equivalenti, e di bloccare l’ETS marittimo fino a quando i carburanti alternativi non fossero disponibili in modo adeguato e a prezzi competitivi.

Transizione ecologica e competitività industriale

La posizione emersa a Bruxelles ha messo in luce un nodo decisivo per l’industria cartaria e, più in generale, per i settori energivori europei: la transizione ecologica non poteva essere efficace se, invece di sostenere gli investimenti, finiva per ridurre la capacità produttiva, favorire le importazioni e spostare le emissioni fuori dall’Europa.

Per Assocarta, l’assegnazione gratuita delle quote alle imprese esposte al rischio di delocalizzazione non rappresentava un aiuto all’industria, ma una misura di tutela ambientale. Il suo obiettivo era evitare il carbon leakage, cioè la sostituzione di produzioni europee con importazioni da Paesi extraeuropei, spesso basate su combustibili più emissivi e processi meno efficienti.

 

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