L’intelligenza artificiale come strumento capace di prevedere disservizi, ottimizzare i flussi e ridurre fino al 20% i costi operativi nella logistica
Lo shutdown più lungo della storia americana si è concluso al termine del 2025, ma ha lasciato dietro di sé ritardi, costi miliardari e una macchina logistica ancora sotto stress. Dogane, aeroporti e trasporti restano vulnerabili e il rischio di nuove paralisi non è alle spalle. In questo scenario, l’intelligenza artificiale emerge come l’unico strumento capace di prevedere disservizi, ottimizzare i flussi e ridurre fino al 20% i costi operativi, trasformando l’incertezza in efficienza anche dopo la crisi.
La logistica è il sistema nervoso dell’economia globale
Esiste un’infrastruttura invisibile che permette all’economia mondiale di funzionare ogni giorno: è la logistica. Senza di essa, le merci non si spostano, le fabbriche si fermano, gli scaffali restano vuoti. È un sistema complesso fatto di porti, dogane, aeroporti, magazzini, rotte marittime e catene di approvvigionamento che si estendono su scala planetaria. Per anni questa macchina ha girato quasi in silenzio, data per scontata. Poi sono arrivati gli shock: la pandemia prima, le tensioni geopolitiche poi, e infine il lungo shutdown americano del 2024-2025, che ha rivelato con drammatica chiarezza quanto fragile sia l’intera architettura.
In Italia, la logistica vale circa l’8% del PIL nazionale, occupa oltre 1,4 milioni di addetti e coinvolge 79.000 aziende tra trasporto, magazzinaggio e servizi integrati. Il valore del comparto ha raggiunto i 112,4 miliardi di euro nel 2025 — con una crescita del +1,7% nel 2024 e un ulteriore +1,9% l’anno seguente — e l’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano proiettava il mercato oltre la soglia dei 117 miliardi nel 2026. Una traiettoria di crescita solida, ma che dipende in misura sempre maggiore dalla capacità del settore di gestire l’imprevedibile. E proprio qui entra in scena l’intelligenza artificiale.
Lo shutdown americano: quando la logistica globale va in tilt
Per comprendere la portata di ciò che sta accadendo è utile tornare indietro di qualche mese, agli effetti dello shutdown federale americano che nel 2024-2025 ha paralizzato per 43 giorni — il periodo più lungo nella storia degli Stati Uniti — una parte significativa dell’apparato governativo. Le ripercussioni sulla logistica globale sono state immediate e gravi.
La compagnia di navigazione Maersk ha segnalato difficoltà nell’elaborare pratiche doganali a causa della carenza di personale alla Customs and Border Protection. Oltre 3.000 voli hanno subito ritardi o cancellazioni per la mancanza di controllori del traffico aereo, quasi 13.000 dei quali lavoravano senza stipendio. Gli aeroporti principali hanno registrato crescenti assenze tra agenti TSA, aumentando il rischio operativo. Alle frontiere terrestri con Messico e Canada si sono allungate le code, sono rimaste bloccate le merci deperibili, sono aumentati i costi per i tempi di sosta di camion e rimorchi. Licenze di esportazione, autorizzazioni per carichi speciali e controlli normativi si sono bloccati, lasciando merci in un limbo senza precedenti.
Secondo l’IATA, le interruzioni nella catena di approvvigionamento aerea hanno comportato per le compagnie costi superiori agli 11 miliardi di dollari nel 2025: uso prolungato di aerei più vecchi con consumi superiori, ritardi nella manutenzione, leasing di motori sostitutivi, accumulo di inventario per i ricambi. Ogni settimana di shutdown, stando alle stime di J.P. Morgan, ha ridotto la crescita annualizzata del PIL americano di circa 0,1%, pari a 7 miliardi di dollari. La tregua politica raggiunta ha chiuso una parentesi, ma non ha eliminato le vulnerabilità strutturali che quella parentesi ha messo a nudo.
«È uno scenario che obbliga a fare i conti con conseguenze di lungo periodo, anche ora che la macchina federale ha ripreso a funzionare. Ed è proprio da qui che parte la riflessione sul tema della logistica e sulla capacità — pubblica e privata — di gestire e prevenire imprevisti che possono paralizzare interi settori dell’economia» spiega Federico Pozzi Chiesa, AD di Italmondo e Fondatore di Supernova Hub
La logistica italiana sotto pressione: crescita reale, rischi strutturali
La logistica italiana non è rimasta immune da questi shock. Se i numeri aggregati del settore mostrano una resilienza apprezzabile, un’analisi più fine rivela un sistema ancora frammentato e in ritardo sul fronte tecnologico. Secondo la survey “Corridoi ed efficienza logistica dei territori” realizzata da Contship e SRM su 400 imprese manifatturiere di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, il 62% delle aziende prevede di aumentare gli investimenti in tecnologia, ma solo l’11% utilizza soluzioni intermodali strada-ferro nei collegamenti con i porti. Il 43% segnala impatti diretti delle tensioni geopolitiche sulle proprie supply chain: una percentuale che descrive non un’eccezione, ma una condizione normale con cui fare i conti ogni giorno.
I dati occupazionali raccontano di un settore che non si è chiuso in difensiva: i servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio figurano tra i principali ambiti di attivazione della domanda di lavoro, con circa 1,15 milioni di nuovi ingressi programmati nel solo primo trimestre 2026. Ma la sfida non è solo quantitativa. Il sistema sconta inefficienze strutturali che pesano circa 30 miliardi di euro l’anno sull’economia nazionale, e la maggioranza degli operatori logistici italiani opera ancora senza API o integrazioni digitali, a un livello sensibilmente inferiore alla media europea. È su questo terreno che la trasformazione digitale — e in particolare l’adozione dell’intelligenza artificiale — diventa non un’opzione ma una necessità competitiva.
Il 51% delle imprese ha già introdotto o sta valutando l’impiego dell’AI. Le stime del Politecnico di Milano indicano che circa il 30% delle aziende committenti ha già avviato progetti concreti, con una diffusione più marcata tra le grandi imprese (46%) e le medie (42%). Una quota destinata a crescere fino al 44% nei prossimi tre anni, accelerata proprio dalle tensioni geopolitiche che stanno comprimendo i tempi di adozione.
Il settore della stampa e del packaging: una filiera colpita su più fronti
Se la logistica nel suo complesso vive una fase di pressione, il settore della stampa, della cartotecnica e degli imballaggi ne porta il peso in modo ancora più acuto. Il comparto — che genera un fatturato complessivo di oltre 15 miliardi di euro, occupa circa 45.000 addetti e vale 2,8 miliardi di saldo attivo della bilancia commerciale — si trova oggi al crocevia di molteplici crisi simultanee.
Le tensioni geopolitiche nell’area del Golfo e nello Stretto di Hormuz stanno perturbando le principali rotte commerciali globali per energia e materie prime, con effetti a cascata su tutta la filiera produttiva. Il settore cartario, fortemente energivoro, subisce una trasmissione quasi immediata degli aumenti dei costi energetici sui prezzi di produzione. Nello scenario di un conflitto prolungato, il rincaro combinato di petrolio e gas nel 2026 è stimato pari al +12% rispetto al 2025, ma potrebbe salire al +60% in caso di escalation fino a giugno, e fino al +133% in uno scenario di prosecuzione per l’intero anno.
Sul fronte delle materie plastiche, le Associazioni di settore segnalano incrementi repentini dei prezzi dei polimeri, instabilità negli approvvigionamenti e tensioni lungo l’intera catena del valore, con ripercussioni dirette su stampa flessibile, etichette e packaging. Difficoltà analoghe riguardano l’alluminio e le componenti secondarie del packaging — inchiostri, adesivi e coating — derivate dalla filiera petrolchimica. I solventi da stampa hanno registrato aumenti fino al 400% del valore: un dato che da solo racconta la portata della crisi.
Come ha dichiarato Carlo Montedoro, Presidente di Assografici: «L’incertezza che stiamo vivendo colpisce trasversalmente tutti i settori rappresentati dalla nostra associazione, dalla stampa alla cartotecnica fino alla trasformazione. In un contesto già complesso, è fondamentale garantire stabilità e chiarezza per consentire alle imprese della filiera di programmare investimenti e continuare a contribuire alla competitività del sistema industriale».
Oltre all’energia e alle materie prime, la filiera soffre le stesse criticità logistiche che affliggono il sistema globale: rotte più lunghe e costose, tempi di consegna imprevedibili, magazzini sovraccarichi, difficoltà di programmazione. In un settore dove i clienti — dall’alimentare al farmaceutico — dipendono dalla disponibilità puntuale del packaging per garantire la continuità degli scaffali, ogni interruzione nella supply chain si trasforma immediatamente in un problema per l’intera filiera a valle.
L’intelligenza artificiale: non solo uno strumento di crisi, ma una strategia permanente
Di fronte a questo quadro, l’intelligenza artificiale si afferma come la risposta più efficace — a patto di non fraintenderne la natura. L’AI non è uno strumento da attivare nelle emergenze per poi rimettere nel cassetto: è un sistema che deve essere integrato nella gestione strategica ordinaria dell’azienda, capace di operare e apprendere ogni giorno, in modo che quando arriva la crisi — e arriverà — il sistema sia già pronto a rispondere.
I dati lo confermano con chiarezza. Secondo un’indagine del Boston Consulting Group condotta a gennaio 2026 su oltre 180 aziende leader del settore in Europa, Nord America, Asia e Medio Oriente, oltre il 40% delle aziende si aspetta che i fornitori di servizi logistici offrano soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Quasi l’80% degli intervistati cita la riduzione dei costi e la maggiore efficienza come principali motivazioni per l’adozione dell’AI. L’intelligenza artificiale ha già raggiunto il 64% di adozione nella pianificazione ed esecuzione dei trasporti, e circa il 50% delle aziende ha implementato soluzioni di tracciamento e visibilità delle merci basate sull’AI.
«L’intelligenza artificiale sta segnando un cambio di paradigma nella logistica: non è più solo uno strumento di supporto, ma un vero e proprio motore strategico che consente alle aziende di ripensare in modo radicale processi, reti distributive e modelli operativi», spiegano Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e organizzatori dell’AI WEEK 2026, il principale evento europeo sul tema, che si terrà il 19 e 20 maggio 2026 a Milano.
Prevedere, ottimizzare, reagire: cosa fa concretamente l’AI nella logistica
Gli ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale nella logistica sono concreti e misurabili. Grazie a modelli di analisi predittiva, di ottimizzazione dei percorsi e alla pianificazione generativa, le aziende possono anticipare le interruzioni, ricalcolare rotte, ridistribuire merci e riorganizzare i magazzini in tempo reale. L’uso combinato di algoritmi predittivi e generativi consente di ridurre fino al 20% i costi operativi in situazioni di crisi, ottimizzando l’uso delle risorse e minimizzando sprechi e tempi morti.

Un caso concreto viene da uno studio Arxiv che ha analizzato, post-Covid, gli effetti della pandemia e dei conflitti geopolitici sulla logistica globale. Al centro dello studio c’è GE Gas Power, leader mondiale nel settore delle turbine, con quasi il 50% del mercato globale. Analizzando oltre 27.700 ordini provenienti dall’Asia verso gli USA, i ricercatori hanno testato diversi modelli predittivi — dai più semplici alle reti neurali, fino agli algoritmi avanzati. I risultati sono netti: i modelli AI più evoluti prevedono le date di disponibilità delle merci con un margine di errore di soli 1-4 giorni, rispetto alle settimane di scarto dei metodi tradizionali. Grazie a queste previsioni, GE può pianificare spedizioni con mesi di anticipo, ottimizzare i costi di trasporto e reagire meglio a eventi imprevisti come lockdown portuali o conflitti internazionali.
Nella logistica quotidiana, l’AI gestisce la previsione della domanda, la pianificazione dei riordini, l’ottimizzazione delle operazioni di magazzino e delle rotte di trasporto. Tecnologie come i digital twin, la manutenzione predittiva e l’automazione dei flussi stanno ridisegnando i processi operativi con effetti misurabili. L’81% delle aziende che ha già adottato soluzioni di AI dichiara benefici concreti in termini di efficienza dei processi, qualità del servizio, riduzione dei costi e miglioramento della sostenibilità operativa.
La filiera grafica e la sfida della trasformazione digitale
Per il settore della stampa e del packaging, la posta in gioco è doppia. Da un lato, le aziende sono esposte alle stesse vulnerabilità logistiche di qualsiasi comparto manifatturiero. Dall’altro, operano in una filiera dove i margini sono strutturalmente compressi e dove ogni aumento dei costi — energetici, di materie prime, di trasporto — si trasmette con rapidità lungo tutta la catena del valore.
In questo contesto, l’AI applicata alla logistica non è un lusso riservato alle grandi corporation: è uno strumento di sopravvivenza competitiva anche per le medie imprese della stampa. Gestire meglio il magazzino delle materie prime, prevedere i tempi di consegna della carta e degli inchiostri, ottimizzare i trasporti in uscita verso i clienti: sono applicazioni concrete e accessibili oggi, non scenari futuribili. Come evidenzia la ricerca di Arsenalia — realtà italiana che accompagna le organizzazioni nei percorsi di crescita AI-driven — la pratica del Digital Manufacturing è l’area in più rapida crescita, perché l’AI applicata al mondo fisico — robotica, computer vision, manutenzione predittiva — porta contemporaneamente efficacia ed efficienza, rompendo il trade-off storico tra qualità e costo.
Il vero nodo rimane l’integrazione. Il valore dell’intelligenza artificiale non risiede nella tecnologia in sé, ma nella capacità di inserirla nei processi aziendali: qualità dei dati, competenze interne e infrastrutture digitali sono i fattori abilitanti.
«Le aziende che investono nell’intelligenza artificiale come parte integrante della propria strategia non solo proteggono le proprie operazioni da crisi impreviste, ma trasformano l’incertezza in opportunità, costruendo catene di approvvigionamento più agili, sicure ed economiche, pronte a reggere qualsiasi tempesta futura» conclude Federico Pozzi Chiesa.
Le imprese della filiera grafica che si muovono oggi in questa direzione costruiscono un vantaggio competitivo concreto. Chi aspetta farà fatica a recuperare il terreno che gli altri stanno già guadagnando.


