Industria, converting, brand, università e design si sono confrontati ad “Attraverso il Design” sul futuro della Packaging Valley. Al centro materiali, automazione, sostenibilità, PPWR e nuove competenze, in un distretto che vale oltre il 60% del fatturato italiano delle macchine per packaging.
Non soltanto macchine, materiali e processi produttivi. La competitività futura del packaging passa sempre più dalla capacità di mettere in relazione progettazione, tecnologia, sostenibilità, formazione e competenze industriali. È il messaggio emerso a Piacenza da “Attraverso il Design”, evento promosso da Home Gallery – Associazione Culturale e dedicato quest’anno alla Packaging Valley, con un confronto che ha riunito imprese, converter, brand, università, progettisti e mondo della ricerca.
La seconda edizione dell’iniziativa, ideata e coordinata da Cecilia e Carlo Ponzini e ospitata il 19 settembre al Teatro Municipale di Piacenza, ha scelto un titolo che sintetizza bene la prospettiva: “Packaging Valley. Il futuro si progetta insieme”.
Un’affermazione che assume un significato particolare per una filiera nella quale l’innovazione non può più essere affrontata per compartimenti stagni. Nuovi materiali, requisiti di riciclabilità, automazione, prestazioni delle linee, costi industriali e normative europee impongono infatti un confronto sempre più stretto tra chi progetta l’imballaggio, chi produce i materiali, chi li stampa e li trasforma, chi costruisce le tecnologie e i brand che utilizzano il packaging per portare i propri prodotti sul mercato.
Packaging Valley, un distretto da oltre 6,4 miliardi di euro
Dietro la definizione Packaging Valley c’è uno dei più importanti distretti industriali italiani e uno dei maggiori poli mondiali dedicati alle tecnologie per il packaging.
I numeri aiutano a comprenderne la dimensione. Secondo i dati 2025 diffusi da UCIMA, l’industria italiana delle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio ha raggiunto 10,46 miliardi di euro di fatturato, in crescita del 4% sul 2024, con oltre 8,1 miliardi generati dall’export. Il comparto conta 629 aziende e 40.611 addetti.
È soprattutto la concentrazione territoriale a rendere particolare il modello italiano. La Packaging Valley si sviluppa lungo l’asse emiliano e l’Emilia-Romagna ospita oggi 214 aziende, pari al 34% del totale nazionale, oltre 22.380 addetti e soprattutto genera il 61,2% del fatturato complessivo del settore, più di 6,4 miliardi di euro.
Una concentrazione di imprese e competenze che negli anni ha favorito la nascita di un vero ecosistema industriale. Accanto ai grandi costruttori operano PMI altamente specializzate, produttori di componenti, automazione e sistemi digitali, converter, fornitori di materiali e servizi. La forza del modello risiede anche nella vicinanza fisica e nella possibilità di far dialogare competenze differenti lungo la catena del valore.
Storicamente la Packaging Valley viene identificata soprattutto con l’asse della Via Emilia, da Piacenza a Rimini, mentre Bologna rappresenta la maggiore concentrazione produttiva del comparto.
Piacenza, collocata all’estremità occidentale di questo sistema, ha scelto con “Attraverso il Design” di mettere in evidenza anche il proprio patrimonio di competenze nel packaging e nel converting.
Dal design alla produzione: il packaging come progetto industriale
La mattinata di “Attraverso il Design” ha messo attorno allo stesso tavolo il mondo accademico e quello produttivo.
Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, Luigi Colombo, prorettore del Polo Territoriale di Piacenza del Politecnico di Milano; Francesco Zurlo, preside della Scuola del Design; Stefano Foletti, professore ordinario e direttore vicario del Dipartimento di Meccanica; Giorgia Spigno, direttrice DiSTAS dell’Università Cattolica, insieme a esponenti del mondo del design e della progettazione come Gilda Bojardi, Giorgio Palù, Giorgio Donà e Daniele Lago.
Il punto di partenza è stato un concetto di design più ampio rispetto alla semplice componente estetica del prodotto. Nel packaging progettare significa tenere insieme forma, materiali, prestazioni, produzione industriale, logistica, comunicazione e fine vita dell’imballaggio.
Una prospettiva che diventa ancora più importante mentre l’industria affronta contemporaneamente la transizione verso materiali e strutture più facilmente riciclabili, l’automazione dei processi e l’evoluzione della normativa europea.
Converter e brand: le scelte devono funzionare sulla linea
Per il mondo del converting, il momento più direttamente legato alla realtà industriale è stato “L’impresa sul campo – La Packaging Valley vista dalle imprese”.
Nel dibattito sono intervenuti rappresentanti di diverse anime della filiera, tra cui Anna Paola Cavanna di Laminati Cavanna, Andrea Ghu di Poplast, Riccardo Zammori di Gualapack, Giacomo Canali di Barilla e Andrea Lezoli di Pubbliregia Ferrero, insieme a esponenti della formazione e del mondo imprenditoriale.
Un confronto particolarmente interessante perché ha riunito intorno allo stesso tavolo chi il packaging lo produce e lo trasforma e chi, dall’altra parte della filiera, deve utilizzarlo su scala industriale.
I temi affrontati – materiali, prestazioni, processi, sostenibilità, PPWR, automazione e competitività – convergono infatti su uno stesso problema: un’innovazione nel packaging acquista valore soltanto quando può essere trasformata in una soluzione industrialmente applicabile.
Per un converter questo significa conciliare caratteristiche del materiale, stampabilità, laminazione, barriera, velocità produttive e qualità. Per un brand significa aggiungere ulteriori variabili: protezione del prodotto, shelf life, efficienza delle linee di confezionamento, logistica, comunicazione e requisiti normativi.
La sostenibilità entra quindi direttamente nella progettazione industriale e deve confrontarsi con prestazioni, costi e scalabilità.

PPWR e sostenibilità cambiano il modo di progettare il packaging
In questo scenario il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) rappresenta uno degli elementi destinati a incidere maggiormente sulle scelte della filiera europea.
Il regolamento sposta progressivamente l’attenzione dalla gestione del rifiuto alla progettazione stessa dell’imballaggio. Riciclabilità, riduzione dei materiali, contenuto riciclato dove previsto e ottimizzazione del packaging entrano quindi tra i parametri che devono essere considerati già nelle prime fasi di sviluppo.
Per converter e produttori di tecnologie significa confrontarsi con materiali differenti e strutture più semplici senza perdere le prestazioni richieste dal prodotto. Per i brand significa integrare le richieste normative all’interno di processi industriali che devono continuare a garantire produttività, sicurezza e qualità.
È proprio qui che il concetto di progettazione condivisa discusso a Piacenza assume un significato concreto: molte delle decisioni che riguardano il futuro di un imballaggio non possono più essere prese da un singolo anello della catena.
Automazione e flessibilità, gli asset della tecnologia italiana
Il confronto sulla Packaging Valley si inserisce inoltre in una fase positiva per l’industria italiana delle macchine per il packaging.
Nel 2025 il comparto ha aumentato il proprio fatturato del 4% e mantiene una propensione all’export vicina al 78%. Secondo UCIMA, quasi la metà delle macchine automatiche per confezionamento e imballaggio vendute nel mondo è prodotta da aziende italiane o tedesche.
La competitività italiana poggia su caratteristiche ormai strutturali: elevato contenuto tecnologico, capacità di personalizzazione, flessibilità produttiva e assistenza sui mercati internazionali.
Ma il mercato sta aggiungendo nuove variabili. Automazione e digitalizzazione devono oggi accompagnare linee capaci di gestire materiali in evoluzione, produzioni differenziate e cambi formato sempre più frequenti, mantenendo efficienza e continuità produttiva.
La macchina, in altre parole, diventa uno degli elementi di un sistema nel quale meccanica, software, materiali e dati devono dialogare.
Formazione e competenze per la Packaging Valley di domani
C’è poi un altro elemento che “Attraverso il Design” ha portato in primo piano: le persone. Una parte importante del progetto è stata dedicata proprio al rapporto tra università, ricerca e sistema produttivo e alla possibilità di sviluppare a Piacenza nuove competenze legate al design e all’ingegneria del packaging. L’iniziativa ha coinvolto anche gli studenti delle scuole superiori, mettendoli direttamente in contatto con università, professionisti e aziende.
Design industriale, progettazione meccanica, automazione, robotica, elettronica, intelligenza artificiale, sostenibilità, materiali innovativi e gestione d’impresa sono alcune delle competenze individuate dagli organizzatori come strategiche per il futuro del distretto.
Un tema tutt’altro che secondario per un settore che conta oltre 40 mila occupati in Italia e nel quale la progressiva integrazione tra meccanica, elettronica e software sta modificando rapidamente anche i profili professionali richiesti dalle imprese.
Packaging Valley: il vantaggio competitivo è nella filiera
Il quadro emerso a Piacenza restituisce dunque un significato della Packaging Valley che supera quello di semplice concentrazione geografica di aziende.
Il suo valore sta soprattutto nella densità delle competenze e nella capacità di far dialogare mondi diversi: costruttori di macchine, converter, produttori di materiali, brand, università, progettisti e fornitori di tecnologie.
Un modello che oggi viene messo alla prova dalla trasformazione del packaging. Sostenibilità, PPWR, automazione e nuovi materiali stanno modificando contemporaneamente prodotto e processo e rendono sempre meno efficace un’innovazione sviluppata isolatamente.
Il messaggio emerso da “Attraverso il Design” è quindi anche industriale: il futuro del packaging non dipenderà soltanto dalla capacità di progettare una macchina più veloce, un materiale più sostenibile o un imballaggio più performante, ma dalla possibilità di far funzionare insieme tutti questi elementi.
In questo senso il titolo scelto per l’edizione 2026, “Il futuro si progetta insieme”, descrive bene una delle caratteristiche che hanno contribuito alla crescita della Packaging Valley: la capacità di trasformare la prossimità tra imprese e competenze in collaborazione, innovazione e competitività industriale.

