Nel suo showroom di Amsterdam, Mimaki Europe ha anticipato le innovazioni che porterà verso FESPA 2026: la nuova UJV200 Roll-to-Roll UV, l’evoluzione delle piattaforme 330 e 200 Series, nuove opportunità applicative per sign graphics

Mimaki Europe ha acceso i riflettori sul proprio “next chapter” con un press event organizzato ieri nello showroom di Amsterdam, occasione in cui il costruttore ha mostrato alla stampa specializzata e agli operatori del settore la direzione tecnologica e commerciale che accompagnerà il brand nei prossimi mesi. Il messaggio chiave dell’evento, “Print Different. Powering Possibilities.”, sintetizza bene il posizionamento che l’azienda vuole rafforzare nel mercato europeo: portare sul mercato soluzioni che ampliano le possibilità applicative, aumentano l’efficienza produttiva e aiutano i clienti a entrare in nuovi segmenti con maggiore sicurezza.

Ad aprire la giornata è stata Danna Drion, General Manager Marketing di Mimaki Europe, che ha delineato la visione strategica del gruppo. Il focus, ha spiegato, sarà sempre più orientato al cliente e alle sue opportunità di crescita, con “più visibilità per i nostri clienti e per gli utenti finali”, “più contenuti focalizzati sulle applicazioni” e una “collaborazione più stretta con le pubblicazioni chiave” in area EMEA. Un’impostazione che punta non solo a promuovere le macchine, ma a valorizzare casi d’uso, storie di successo e nuove opportunità di business per stampatori, converter e specialisti della comunicazione visiva.

Innovazione continua e crescita su più mercati

Dal punto di vista strategico, Mimaki ha indicato quattro direttrici molto chiare: innovazione continua in mercati differenti, maggiore attenzione al cliente, strategia cross-platform e supporto concreto a chi vuole entrare in nuovi mercati. È una linea che conferma quanto la casa giapponese stia cercando di trasferire le proprie tecnologie più forti da una piattaforma all’altra, creando sinergie tra eco-solvente, UV, tessile e direct-to-object. In altre parole, non singole macchine isolate, ma un ecosistema tecnologico pensato per accelerare il passaggio verso applicazioni a più alto valore.

Sul fronte prodotto, Arjen Evertse, Director Sales di Mimaki Europe, ha illustrato le principali novità tecnologiche, partendo dall’evoluzione della 330 Series, definita la piattaforma di riferimento del marchio. Il manager ha ribadito come il focus sia su “qualità d’immagine flagship, produttività ad alta velocità e automazione avanzata che fa risparmiare workflow”, una formula che oggi Mimaki declina su applicazioni eco-solvent, UV e tessili. In questa traiettoria si inserisce il percorso già costruito dalla 330 Series, che negli ultimi anni ha visto il lancio di CJV330 e JV330 per il solvente, TS330 per la sublimazione, UCJV330 per il print&cut UV, la Tx330 per il direct-to-textile e ora la nuova UJ330H-160.

UJ330H-160, la novità più rilevante per il sign e la stampa industriale

La protagonista tecnica dell’evento di Amsterdam è stata la UJ330H-160, stampante UV ibrida pensata per lavorare sia in roll-to-roll sia su supporti rigidi con un’unica piattaforma. È una soluzione che intercetta in modo molto preciso una delle esigenze più sentite nel mercato della stampa professionale: mantenere la produttività sul business tradizionale in bobina, ma allo stesso tempo aprirsi in modo efficiente alla stampa su pannelli, board e materiali speciali.

Secondo Mimaki, il nuovo sistema consente di passare con continuità tra supporti roll e rigidi, mantenendo l’elevata qualità d’immagine della 330 Series e migliorando l’efficienza complessiva del workflow grazie alla tecnologia UV. Sul fronte applicativo, la macchina consente una gamma molto ampia di lavori, dalla cartellonistica alla decorazione, dalla carta da parati ai backlit, dai banner ai floor graphics, fino a board sign, lettere scatolate, insegne in acrilico, menu board e oggetti laccati.

L’aspetto più interessante è probabilmente la versatilità nella gestione dei materiali. In configurazione roll-to-roll, la UJ330H-160 è progettata per mantenere qualità costante sui supporti convenzionali come PVC, wallpaper e tarpaulin, ma soprattutto per aprire la strada a materiali più complessi da trasportare, come tessuti in poliestere per soft signage, soft PVC, film trasparenti per vetrofanie e persino pelle sintetica. Il sistema di belt conveyance, evidenziato da Mimaki durante la presentazione, riduce problemi tipici come grinze, sollevamenti e roller marks, migliorando l’affidabilità su media sottili, morbidi o molto elastici.

Questa impostazione spinge la macchina oltre il perimetro classico del sign. Nei materiali mostrati ad Amsterdam, Mimaki ha collegato la UJ330H-160 a nuove applicazioni in soft signage, window graphics, privacy film, décor, synthetic leather per borse e calzature, oltre a moquette e floor graphics per stand, eventi e allestimenti. Per stampatori e specialisti della visual communication, significa poter proporre progetti più completi, integrando pareti, superfici trasparenti e pavimentazioni nello stesso lavoro.

Flatbed printing, stabilità sui rigidi e stampa multilayer

In modalità flatbed, la UJ330H-160 è stata presentata come una piattaforma capace di gestire supporti rigidi fino a 50,8 mm di spessore, con un sistema proprietario a tre vie con belt conveyor, zone di aspirazione e rulli di bloccaggio pensato per garantire trasporto stabile anche su materiali soggetti a deformazione. Mimaki ha mostrato esempi di compatibilità con pannelli compositi in alluminio, foam board, PVC rigido, styrene board, cartone ondulato e acrilico, sottolineando anche la possibilità di stampare fino a tre pannelli contemporaneamente per aumentare efficienza e ridurre i tempi di handling.

Un altro tema forte è quello della stampa ad alto valore aggiunto. La macchina supporta configurazioni multilayer a 3, 4 e 5 strati, rendendo possibili applicazioni day&night, insegne retroilluminate con resa cromatica coerente di giorno e di notte, oppure grafiche con messaggi differenti per interno ed esterno. È un elemento importante perché sposta il discorso dalla sola produttività alla capacità di generare margine tramite effetti visivi, personalizzazione e complessità applicativa.

Oltre alla nuova ibrida UV, Mimaki ha rafforzato il racconto industriale delle proprie famiglie di prodotto. La 330 Series viene proposta come linea flagship capace di offrire prestazioni elevate su differenti tecnologie e mercati. La 200 Series, invece, viene descritta come il percorso verso “what’s next”: una piattaforma entry-level che eredita qualità di stampa di livello flagship, facilità d’uso e buona produttività a un prezzo più accessibile. È una strategia che punta a rendere più omogenea l’esperienza Mimaki lungo fasce di investimento differenti, mantenendo una forte continuità di qualità e funzioni.

UJV200 Roll-to-Roll UV Printer, la nuova proposta UV entry-level di Mimaki

Un altro capitolo importante della presentazione di Amsterdam è dedicato alla nuova UJV200 Roll-to-Roll UV Printer, soluzione con cui Mimaki porta la tecnologia UV su una piattaforma entry-level pensata per coniugare accessibilità, semplicità operativa e qualità di stampa. La macchina, proposta nei modelli UJV200-160 e UJV200-130, viene presentata come una soluzione capace di offrire “high-quality printing made easier”, con tecnologia UV sostenibile, design intuitivo e funzioni avanzate orientate ad ampliare le possibilità creative.

Dal punto di vista qualitativo, la UJV200 eredita il motore di stampa della 200 Series e punta su una resa d’immagine molto curata, con colori brillanti, minore granulosità e gocce di inchiostro controllate fino a 4 picolitri. Mimaki ha sottolineato anche il ruolo del Mimaki Advanced Pass System, MAPS4, che riduce il banding alle alte velocità e contribuisce a ottenere transizioni più uniformi, oltre a gradienti morbidi e campiture piene più regolari. Nei materiali mostrati durante l’evento, la UJV200-160 è accreditata di una larghezza massima di stampa di 1.620 mm, mentre la UJV200-130 arriva a 1.370 mm.

Semplice, versatile e sostenibile

A rafforzare il posizionamento della macchina non c’è soltanto la qualità, ma anche la facilità d’uso. Mimaki ha infatti posto l’accento sul nuovo sistema automatico di regolazione DAS2, Dot Adjustment System, che automatizza un’operazione tradizionalmente molto dipendente dall’esperienza dell’operatore. Grazie a un sensore RGB ad alta precisione che legge tutti i colori, il sistema riduce i tempi di regolazione a circa 7 minuti contro i circa 16 minuti del DAS tradizionale, con una riduzione anche del consumo di materiale di set-up fino a circa il 70%. Inoltre, DAS2 può lavorare non solo su supporti bianchi, ma anche su materiali colorati e trasparenti, ampliando in modo concreto la compatibilità operativa della macchina.

La UJV200 è stata presentata anche come una piattaforma UV capace di coniugare versatilità e sostenibilità. La stampa multilayer fino a 3 strati, senza pullback, apre la strada ad applicazioni retroilluminate e a effetti visivi e tattili ottenuti con l’inchiostro clear, inclusi finiture lucide, opache e texture. La polimerizzazione UV a bassa temperatura consente inoltre di lavorare su una gamma estesa di supporti, inclusi quelli sensibili al calore. Sul fronte ambientale ed energetico, Mimaki dichiara consumi fino all’84% inferiori rispetto a stampanti latex o solvent e l’utilizzo degli inchiostri ELS-170, privi di SVHC e CMR, per un ambiente di lavoro più sicuro.

Non solo sign: poster, DTF, UV flatbed e finitura

L’evento ha confermato anche la volontà di Mimaki di presidiare segmenti molto diversi con innovazioni guidate dal mercato. In ambito poster printing, il costruttore ha rilanciato la Tiger600-1800TS, soluzione che porta nel sign graphics la velocità e la qualità della tecnologia Tiger nata nel tessile, con un posizionamento adatto all’out-of-home stampato, ai blueback e ai citylight poster, soprattutto in campagne regionali e a tirature più frammentate.

Per il DTF, Mimaki ha mostrato la TxF300-75Plus, evoluzione sviluppata per soddisfare la richiesta di produzioni più lunghe e continuative, grazie a quattro slot aggiuntivi per il bianco, maggiore stabilità dell’inchiostro bianco e fino a 8-9 ore di produzione continua. È un segnale importante per un comparto che sta vivendo forte crescita e che chiede non solo qualità, ma soprattutto affidabilità di processo.

Sul direct-to-object, spazio anche alla UJF-7151 plusII e, stampante UV flatbed ad alte prestazioni, pensata per applicazioni industriali su oggetto, con miglioramenti nella stampa su superfici curve o irregolari, produttività più elevata sul primer e possibilità di embossing fino a 5 mm. In parallelo, Mimaki ha valorizzato tecnologie complementari come LamiFit, che utilizza il clear ink per livellare la superficie di stampa e migliorare la laminazione, e la funzione ink saving, studiata per ridurre i consumi e i costi operativi preservando il più possibile la naturalezza cromatica.

Ink saving, come funziona e come può diventare una leva di marginalità

Tra le funzioni più interessanti mostrate da Mimaki ad Amsterdam c’è l’ink saving, che sulla UJV200 assume un valore molto concreto in ottica di riduzione dei costi di esercizio. La logica è volutamente semplice: all’interno di RasterLink basta attivare la funzione e selezionare il livello di riduzione desiderato. Mimaki parla di una regolazione su cinque livelli, dal Level 1 al Level 5, con una riduzione teorica dal 10% al 50%, il tutto senza dover cambiare profili ICC o crearne di dedicati. La funzione lavora infatti come strumento indipendente all’interno del workflow software.

L’aspetto più interessante, però, è il principio tecnico con cui il risparmio viene ottenuto. Dal livello 1 al livello 3, il sistema sostituisce progressivamente parte degli inchiostri CMY con il nero K. Salendo dal livello 4 in poi, oltre a questa sostituzione viene ristretto anche il gamut colore riproducibile, così da ridurre ulteriormente il consumo complessivo di inchiostro. È un approccio efficace, ma che Mimaki stessa invita a gestire considerando che livelli più elevati possono avere un impatto visibile sull’aspetto cromatico e sulla qualità dell’immagine, con possibile aumento della granulosità in funzione del file e del tipo di grafica stampata.

Nel test riportato nella presentazione, su una stampa A2 realizzata con UJV200 4C+SP a 600×1200 dpi 8 pass, il consumo passa da 3,365 cc senza ink saving a 2,206 cc con Level 3 e a 1,509 cc con Level 5. In termini percentuali, significa circa il 35% di riduzione al livello 3 e circa il 55% al livello 5, anche se Mimaki precisa che il risultato può variare in base ai dati e ai profili utilizzati. Il punto chiave è che il livello 3 appare come la soglia più equilibrata per molti contesti produttivi, perché consente un taglio importante dei costi preservando una resa ancora molto vicina all’originale.

Verso FESPA 2026: più applicazioni, più interviste, più prove dal vivo

Amsterdam è stata chiaramente una tappa di avvicinamento a FESPA 2026. Mimaki ha parlato di una presenza in fiera ricca di nuove tecnologie, campioni applicativi, tour guidati e occasioni di confronto one-to-one con stampa e clienti. La promessa è coerente con tutto il racconto costruito nell’evento: non mostrare semplicemente nuove macchine, ma spiegare come queste possano aiutare stampatori e converter a differenziarsi, entrare in nuovi mercati e aumentare il valore dei lavori prodotti.