Lorenzo Poli illustra i progetti per il 2026 dell’Associazione e fa un consuntivo del 2025

Anche il 2025 è stato caratterizzato da un vostro dialogo assiduo con le istituzioni a supporto della salvaguardia della competitività delle aziende cartarie in particolare attraverso il Paper Industrial Deal. Quali sono stati gli esiti del vostro impegno in quest’ambito?

Anche nel 2025 la filiera cartaria ha mantenuto un dialogo costante con le istituzioni per sostenere la competitività delle aziende nazionali, in particolare attraverso iniziative come il Paper Industrial Deal, il piano strategico presentato da Assocarta per rafforzare la competitività e la sostenibilità del settore cartario italiano.

L’iniziativa punta a proteggere le aziende dagli shock economici e dai rincari energetici, trasformando gli obiettivi di decarbonizzazione in un’opportunità di crescita. Tra le misure principali, il piano prevede interventi sul costo dell’energia tramite biometano, elettrificazione e sviluppo delle infrastrutture elettriche, la valorizzazione delle biomasse per ridurre le emissioni degli hard-to-abate e la semplificazione normativa per favorire l’utilizzo di materie prime rinnovabili.

Il progetto mira anche a ridurre l’export di carta da riciclare, oggi pari a oltre 1,7 milioni di tonnellate annue, incrementando la produttività interna, generando nuovi posti di lavoro e aumentando il PIL nazionale. Completano il piano misure per incentivare l’occupazione stabile e il ricambio generazionale, rafforzando l’intera filiera industriale. Con il Paper Industrial Deal, il settore cartario italiano punta a coniugare economia circolare, decarbonizzazione e resilienza industriale, consolidando la leadership europea nella produzione e nel riciclo della carta.

Tra i risultati principali, sono stati consolidati canali di confronto con le autorità europee e nazionali, favorendo una maggiore attenzione alle criticità energetiche e normative del settore e al riconoscimento strategico della carta e del riciclo come risorsa industriale. L’iniziativa ha contribuito a definire linee guida per politiche più coerenti, sostenendo la capacità del comparto di mantenere produzione, occupazione e competitività sul mercato europeo.

Un altro fronte che vi vede impegnati in prima linea da diverso tempo è il sostegno dei tempi legati al riciclo e alla circolarità: a che punto siamo in merito?

Le cartiere italiane rappresentano un sistema industriale integrato con un alto tasso di circolarità, l’89% delle materie prime utilizzate proviene infatti da fonti rinnovabili e da materiali riciclati: il 33% da biomasse e il 56% da carta da riciclare. L’Italia è tra i Paesi leader mondiali nel riciclo della carta, con una filiera industriale tra le più avanzate d’Europa, grazie a un modello industriale che unisce innovazione, sostenibilità e capacità competitiva.

Oggi, il tasso complessivo di riciclo della carta è di oltre il 70%, mentre nel settore degli imballaggi supera il 92%, andando oltre gli obiettivi fissati dall’Unione Europea. Ogni anno vengono raccolte 6,8 milioni di tonnellate di carta da riciclare, di cui 5,2 milioni utilizzate negli impianti nazionali.

Tuttavia, 1,73 milioni di tonnellate vengono esportate, con una perdita significativa dei benefici sociali, ambientali ed economici: un vero e proprio paradosso. Ciò significa che circa un quarto della raccolta nazionale viene esportato, mentre nello stesso tempo il Paese importa carta e cartone trasformati all’estero con la nostra materia prima.

Qual è il bilancio del 2025? E i temi urgenti per il 2026?

Nel 2025 l’industria cartaria ha registrato un calo dei volumi produttivi (-2,2%), in un contesto di generale debolezza dei mercati mentre il mercato nazionale ha mostrato una certa tenuta (+3,8%), sostenuta però soprattutto dall’aumento delle importazioni (+7,6%). Di contro, le vendite interne dell’industria italiana sono diminuite (-0,7%) e anche l’export ha registrato un calo in volume (-4,1%). Tale situazione ha esercitato pressioni al ribasso sui prezzi di carte e cartoni con una conseguente riduzione del fatturato del -4,6% (2025/2024).

A pesare sulla competitività delle imprese cartarie contribuiscono costi energetici elevati, mercati UE deboli e crescenti incertezze geopolitiche..

Dal 2025 hanno cessato l’attività sei stabilimenti su circa 150, un evento senza precedenti negli ultimi anni. La chiusura degli stabilimenti riflette una perdita di competitività strutturale del settore. L’urgenza sul 2026 è sempre più legata ai costi dell’energia che rappresentano il 20% del costo di produzione e dei costi collegati di ETS pari a circa il 5%.

L’aumento dei costi energetici e una gestione ambientale meno efficiente penalizzano la competitività delle cartiere italiane rispetto ad altri Paesi europei dove prezzi dell’energia più bassi e una migliore valorizzazione degli scarti consentono condizioni di vendita più competitive. Per questo l’intervento del Governo con un provvedimento è positivo e deve incidere sui costi del gas e su una decarbonizzazione che deve essere competitiva.