Durante la pandemia, il consumo di vini in scatola è cresciuto del 300%. Tra i principali consumatori Francia e Regno Unito, dove le “wine box” hanno attratto 3,7 milioni di nuovi consumatori negli ultimi sei mesi.

 

Gli affezionati del Tavernello a tavola saranno contenti. A pochi mesi di distanza riviste come Forbes e The Guardian hanno notato come il consumo di vino in scatola sia cresciuto del 300% in seguito al lockdown. I “boxed wine” sono stati l’alcolico da supermercato più venduto durante la pandemia; negli Stati Uniti le vendite sono aumentate del 53% solo nella prima settimana di marzo 2020; nello stesso periodo, in Canada, sono state vendute circa 46.000 scatole in più rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. In Francia, sull’onda degli aperitivi virtuali (molto diffusi nel primo periodo della pandemia) Nielsen ha riportato un aumento del 43%. Nello stesso periodo, nel Regno Unito, The Mirror pubblicava una guida sui migliori servizi di delivery di vino in scatola dai quali acquistare.

Una ricerca condotta da Smurfit Kappa in collaborazione con Wine Intelligence ha confermato che il vino “bag in box” ha attratto 3,7 milioni di nuovi consumatori in Francia e nel Regno Unito negli ultimi sei mesi. L’indagine analizza il comportamento di consumatori abituali di vino, in entrambi i Paesi. Tra le motivazioni che li spingono a preferire queste confezioni, gli intervistati  hanno indicato, in primis, il rapporto qualità-prezzo, ma anche la facilità di consumo. Non meno importante, il ridotto impatto ambientale. Secondo il New York Times, infatti, le confezioni di vino in cartone assicurano un’impronta di carbonio inferiore a quella del vetro. Le confezioni bag-in-box sono leggere, facilmente assemblabili e a tenuta stagna, perciò non perdono liquido e non lasciano passare ossigeno, perciò garantiscono una migliore conservazione al contenuto: fino a 6.8 settimane dall’apertura rispetto ai 2-3 in una bottiglia di vetro. L’Italia vanta un’eccellenza nella produzione di queste confezioni. Si tratta della Vitop, azienda nata negli anni Novanta in Francia, inglobata da Smurfit Kappa nel ‘95 e successivamente arrivata ad Alessandria come costola della Guala e Bisio Progetti nel 2001. In un’intervista di qualche giorno fa, rilasciata a La Stampa, il general manager di Vitop Didier Pontcharraud ha raccontato la storia dell’azienda, che in 20 anni ha raggiunto un volume di produzione di 5 miliardi di pezzi, destinati prevalentemente al mercato nord europeo.

Il perdurare dell’emergenza sanitaria e la crisi in cui versano i settori della ristorazione e dell’hotellerie. ha spinto molte aziende a reinventarsi sfruttando l’ecommerce. Lo spostamento online di questo mercato rappresenta un ulteriore punto a favore dei produttori di confezioni di vino in cartone, più pratiche e leggere da trasportare rispetto alle bottiglie in vetro. Che sia l’inizio di una nuova epoca per la degustazione?

di Caterina Pucci