Andrea D’amato, presidente di Federazione Carta e Grafica, illustra  appuntamenti e progetti dell’agenda del 2026 dell’Associazione

Dal vostro osservatorio come è andato il 2025 e quali sono le esigenze delle aziende contemporanee del comparto carta e grafica per mantenere la competitività?

Nel primo semestre 2025 il fatturato della filiera carta e grafica ha registrato una lieve flessione (-0,8%) rispetto allo stesso periodo del 2024, quando era già in calo del -4,1%. La contrazione si è concentrata soprattutto nel secondo trimestre, in concomitanza con un indebolimento delle esportazioni. La componente estera della domanda è infatti diminuita dell’1,5%, mentre vendite interne e importazioni sono rimaste sostanzialmente stabili.

Il saldo della bilancia commerciale, pur confermandosi ampiamente positivo per quasi 2 miliardi di euro, si è ridotto del 5,3%, tornando su livelli prossimi a quelli del 2023. In vista del terzo trimestre 2025, il clima di fiducia delle imprese risente della debolezza della domanda globale e delle incertezze legate all’evoluzione del quadro tariffario internazionale. Ci muoviamo in un contesto dove le variabili geopolitiche e l’ipertrofia regolatoria dell’Unione Europea compromettono la visibilità, necessaria a costruire un’autonomia strategica capace di ripristinare gli assetti industriali del nostro Paese. Il rilancio della competitività passa per una politica industriale dove il costo dell’energia è una priorità decisiva.

Ogni anno in Italia vengono raccolte 6,8 milioni di tonnellate di carta, di cui 5,2 milioni sono valorizzate negli impianti nazionali, mentre 1,73 milioni di tonnellate vengono esportate nel far East, riducendo i benefici del riciclo di prossimità. Ciò accade perché le nostre cartiere, pur avendo la capacità produttiva necessaria, non riescono a stare sul mercato. Il problema della competitività va comunque visto su due livelli. Il primo, interno, quello dell’Italia, nel confronto con gli altri Stati membri, se pensiamo che in Spagna, ad esempio, l’energia costa un terzo rispetto al nostro Paese. Il secondo, dell’Europa tutta, ingessata e troppo ferma davanti alla corsa di paesi come la Cina e gli Stati Uniti.

Nonostante questo quadro complesso, il prodotto italiano continua ad essere sinonimo di qualità e innovazione. In questo senso, crediamo che il made in Italy risieda anche nella capacità di produrre un modello di economia circolare veramente virtuoso, come quello del riciclo della carta, che ci auguriamo possa ispirare in Europa un piano di valorizzazione strategica delle materie prime seconde.

Anche il binomio sostenibilità e politiche energetiche è sempre più al centro del dibattito: quali sfide si prospettano in tal senso per la filiera?

Per la filiera della carta e della stampa il binomio sostenibilità–politiche energetiche è ormai decisivo e le sfide si giocano su più livelli. La prima riguarda il costo e la sicurezza dell’energia. Gli impianti che producono carta sono energivori e restano esposti alla volatilità dei prezzi, che incide direttamente sulla competitività, soprattutto rispetto ai concorrenti extra-UE con regole meno stringenti. C’è poi la sfida della decarbonizzazione dei processi produttivi.

Ridurre le emissioni senza compromettere continuità produttiva e qualità richiede investimenti rilevanti in efficienza energetica, cogenerazione, elettrificazione e uso di fonti rinnovabili, non sempre immediatamente disponibili o autorizzabili. Un terzo nodo è l’allineamento tra politiche ambientali ed energetiche. Obiettivi climatici ambiziosi, come quelli del Green Deal, devono essere accompagnati da misure che evitino effetti distorsivi sul mercato, come il rischio di carbon leakage o la perdita di capacità produttiva europea.

Pesano anche le infrastrutture e le autorizzazioni, spesso lente e frammentate, che rallentano l’installazione di impianti rinnovabili o sistemi di recupero energetico, nonostante la filiera utilizzi già in larga parte fonti rinnovabili e biomasse. Infine, la sfida è strategica e industriale: rilanciare un programma che punti sempre più al recupero delle materie prime seconde, riconoscere il ruolo della carta come materiale rinnovabile, riciclabile e funzionale alla transizione ecologica, integrando politiche energetiche, industriali e di economia circolare per rafforzare l’autonomia produttiva europea.

Nel corso del 2025 abbiamo visto Federazione Carta e Grafica impegnata sui diversi fronti, tra cui i risvolti dati dall’interpretazione da parte della Commissione Europea del PPWR, quali saranno gli appuntamenti e i progetti più importanti della vostra agenda 2026?

Il sistema italiano è riconosciuto come una best practice a livello europeo e ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR). Proprio sul PPWR, Federazione Carta Grafica accoglie positivamente l’impegno della Commissione europea nel fornire orientamenti applicativi, ma esprime forte preoccupazione per la recente bozza di avviso legale, ritenuta poco chiara e in contrasto con gli accordi presi.

Sarebbe inaccettabile pensare di rimettere in discussione, attraverso un’interpretazione della Commissione stessa, un Regolamento ampiamente discusso, dibattuto e approvato in sede di Trilogo. A pochi mesi dall’entrata in vigore del Regolamento, le imprese chiedono certezza giuridica e un’applicazione realmente armonizzata nel mercato unico. Alcune interpretazioni rischiano infatti di estendere l’ambito del PPWR oltre il testo normativo, introducendo obiettivi di riutilizzo più stringenti (invocando, ad esempio, la direttiva della Single Use Plastic) ed estendendo i divieti sugli imballaggi, inclusi quelli con meno del 5% di plastica.

In un contesto di regole europee sempre più stringenti e di sfide legate ai materiali compositi, l’economia circolare si pone come un asset strategico per la competitività industriale europea e in quanto tale non può essere messa in discussione. Ricordiamo che la filiera italiana della carta e della grafica si conferma un’eccellenza europea nell’economia circolare, con risultati che superano i target comunitari. Nel 2024 il riciclo degli imballaggi in carta ha superato il 92%, mentre il tasso complessivo di riciclo della carta ha raggiunto il 70,9%, grazie a un modello produttivo in cui l’89% delle materie prime proviene da fonti rinnovabili e da materiali riciclati.

Rischiare di impoverire questo sistema e sgretolare pezzi importanti di un’industria risultato di anni di investimenti continui in infrastrutture, sarebbe un errore. Stabilità e orizzonte temporale certo, una minore burocratizzazione e costi energetici accettabili, costituiscono gli elementi alla base per evitare un percorso di deindustrializzazione e riprendere auspicabilmente l’attrattività degli investimenti manufatturieri nel nostro Paese.