In un numero in cui mettiamo a confronto tradizione e innovazione nella stampa, chiamiamo in campo quello che è una sorta di comune denominatore degli attuali dibattiti sul futuro: le intelligenze artificiali. Sia che si parli di scuola, di industria, di creatività, di scienza, di arte e naturalmente anche di progettazione grafica e di stampa, questo è il tema del momento. Parliamo di “intelligenze artificiali” al plurale perché, come ha fatto notare Mafe de Baggis durante il Printing Economic Forum 2023 e come spiegano Pat McGrew e Ryan McAbee nell’articolo di pagina 34, le intelligenze artificiali sono molte e molteplici.

Le incontreremo in modo sempre più massiccio sui nostri percorsi di vita e lavoro. Ignorarne l’esistenza non è prudente. Temerle non è saggio. Farcele amiche sembra essere la strategia più pragmatica, imparando a nutrirle dei contenuti più adeguati e fornendo loro i comandi più precisi possibili per trarre il massimo del vantaggio dal loro aiuto. Cosa direbbe Gutenberg delle IA se potesse catapultarsi nella nostra epoca a bordo di una macchina del tempo? Quella di ‘Ritorno al Futuro’, ad esempio. In un’ipotetica intervista impossibile ci suggerirebbe di mirare alla precisione e alla bellezza, pur perseguendo una tecnica basata sulla ripetibilità ottenuta mettendo a frutto l’esperienza maturata su diversi fronti. Proprio come ha fatto lui con i caratteri mobili, che hanno dato vita a quel capolavoro che fu la ‘Bibbia a 42 linee’ rivoluzionando il mondo della stampa. Ma siamo certi che ci direbbe “Attenti ai diritti d’autore”: dato che gli strumenti che gli valsero la sua invenzione gli furono sottratti, anche se non ne perse la paternità.

Tuttavia in un panorama che si prospetta sempre più affidato alla tecnologia generativa e comunque all’evoluzione tecnologica, c’è un’altra parola chiave emersa nella composizione di questo numero de Il Poligrafico: Famiglia. Un concetto tipicamente umano per cui anche tutte le intelligenze artificiali del mondo oggi conosciute non hanno argomenti. Quello per cui donne e uomini sono insuperabili è la capacità di sentire e di fare esperienza con la loro fisicità e i loro legami che non dipendono da sinapsi artificiali né da algoritmi. Essere dentro una situazione, pervasi da essa, sentimentalmente ed emotivamente coinvolti. In una parola: viverla. E di conseguenza poterla restituire sotto forma di narrazione unica e personale, di ricordo e di desiderio di continuare a renderla reale.

È quanto continua a farmi amare il mio lavoro che prevede la comunicazione tra umano e umano senza intermediazioni e dalla quale emergono storie di vita vera scritte da persone. Vi sfidiamo a trovare la parola ‘famiglia’ nelle prossime pagine e a scoprire quanto faccia la differenza nelle sue diverse accezioni. In un mondo, quello della stampa, dove la passione si tramanda così, da padre/madre a figli/figlie, e dove le aziende di successo, anche le più grandi, sono quelle dove si respira un’atmosfera familiare.

Alexia Rizzi

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