Dai circa 180 milioni di euro di fatturato dell’ultimo esercizio fiscale ai nuovi progetti nei segmenti a maggiore valore aggiunto, dal ruolo sempre più strategico del service all’ingresso del business manroland sheetfed nel perimetro Heidelberg. Marco Marangoni e Mauro Antonini descrivono l’evoluzione del mercato italiano e le strategie su cui il gruppo sta costruendo la propria crescita.
Abbiamo visitato la sede di Heidelberg Italia per incontrare Marco Marangoni, Amministratore Delegato, e Mauro Antonini, Sales & Marketing Director. L’obiettivo era fare il punto sulla prima parte del 2026, all’indomani di un esercizio fiscale molto positivo, per capire quali mercati stanno performando meglio, quali investimenti sono in corso e quali prospettive si preparano per la seconda parte dell’anno.
L’incontro è stato anche l’occasione per approfondire una delle operazioni che negli ultimi mesi hanno attirato maggiormente l’attenzione dell’industria grafica globale: l’acquisizione da parte di Heidelberg del business lifecycle di manroland sheetfed. Un passaggio che apre nuove prospettive soprattutto su assistenza, ricambi e relazione con la base installata manroland, ma anche nel grande formato, dove Heidelberg ha acquisito la proprietà intellettuale della Roland 900/Cartonmaster. Per il mercato italiano, spiegano Marangoni e Antonini, la priorità è garantire ai clienti continuità e qualità del servizio.
Manroland: garantire continuità al mercato
«In Italia manroland è una realtà relativamente contenuta e il nostro obiettivo prioritario è assicurare alla clientela un servizio efficiente e all’altezza delle aspettative», spiega Marangoni. «Il primo elemento su cui lavorare è quindi la continuità. Oggi possiamo intervenire principalmente su service e spare parts, e il nostro compito sarà garantire alla base installata standard di assistenza adeguati alle esigenze del mercato».
Al momento è presto per definire l’assetto organizzativo futuro delle due realtà in Italia. «Oggi le due entità restano separate: continueranno a esistere manroland Italia e Heidelberg Italia», precisa Marangoni. «In questa fase ci stiamo concentrando sul business, salvaguardando gli aspetti organizzativi necessari a garantire continuità nel rapporto con i clienti».
Sul fronte tecnologico la prospettiva si amplia. «Heidelberg ha acquisito la proprietà intellettuale di Roland 900 e quindi delle soluzioni di grande formato», aggiunge Antonini. «Con manroland esisteva già una collaborazione su Cartonmaster e il progetto prosegue. L’obiettivo è sviluppare ulteriormente questa piattaforma».
Per Heidelberg Italia si apre anche un nuovo bacino commerciale. «Stiamo lavorando in modo strutturato insieme a manroland Italia», prosegue Antonini. «Attiveremo progressivamente diverse sinergie commerciali per servire i clienti prima sul fronte del service e dei ricambi e poi, in un secondo momento, nella sostituzione di impianti in essere che necessitano di un aggiornamento tecnologico. Sul mercato italiano vediamo opportunità interessanti».
Un processo che, sottolinea Marangoni, va letto come supporto alla naturale evoluzione della base installata. «È evidente che lavoreremo per favorire il rinnovamento, soprattutto del parco macchine 70×100», afferma. «È nel nostro interesse, ma soprattutto in quello dei clienti, perché in diversi casi parliamo di impianti di generazioni tecnologiche precedenti. Sul grande formato, invece, il progetto è già avviato e attendiamo i prossimi step».
Heidelberg Italia: un esercizio vicino ai 180 milioni di euro
L’integrazione di manroland si inserisce in una fase particolarmente positiva per Heidelberg Italia, e il confronto con Marangoni parte proprio dai risultati dell’ultimo esercizio.
«Se consideriamo il semestre solare, la prima parte dell’anno è stata estremamente positiva», dichiara. «Il nostro anno fiscale non coincide con quello di calendario, ma l’esercizio appena concluso ha registrato risultati molto superiori alle aspettative. Abbiamo raggiunto un traguardo che considero storico, chiudendo intorno ai 180 milioni di euro, con una quota significativa generata dalla vendita di macchine da stampa».
Un risultato che fissa un benchmark elevato per il nuovo esercizio. «La prima parte del nuovo fiscal year sta procedendo bene e stiamo mantenendo i trend che ci eravamo prefissati», continua Marangoni. «Questo vale sia per le macchine sia per l’area delle “3S” – Supplies, Spare Parts e Service – che per noi ha un ruolo sempre più rilevante. A oggi il bilancio è positivo».
Oltre ai numeri, a confermare il dinamismo del mercato è la qualità dei progetti in fase di sviluppo. «Abbiamo numerose trattative aperte e stiamo lavorando con i clienti su investimenti molto importanti», sottolinea Antonini. «L’aspetto più incoraggiante è che l’interesse verso il rinnovamento tecnologico resta elevato. In diversi casi parliamo di configurazioni interessanti e di progetti ad alto contenuto tecnologico».
Tra i comparti che negli ultimi mesi hanno mostrato maggiore propensione agli investimenti c’è il lusso, segmento in cui Heidelberg Italia ha consolidato una presenza significativa. «Nell’ultimo esercizio abbiamo lavorato intensamente su mercati di fascia alta», prosegue Antonini. «Oggi osserviamo una sorta di effetto domino in positivo: le aziende vedono concretamente l’impatto delle nuove tecnologie su produttività e qualità, e comprendono che rinviare il salto tecnologico può significare perdere competitività. Più un mercato è esigente in termini di qualità e performance, più diventa necessario investire soluzioni evolute».
In alcuni casi i risultati ottenuti dalle aziende che hanno investito in sistemi di ultima generazione hanno superato le stesse aspettative iniziali. «Le nuove piattaforme stanno generando incrementi di produttività molto significativi», osserva Antonini. «I risultati operativi che riscontriamo presso i clienti sono estremamente interessanti, e non dipendono più soltanto dalla macchina, ma dall’intero ecosistema che la supporta».
Dalla macchina all’ecosistema produttivo
Il concetto di ecosistema è uno degli elementi centrali della strategia Heidelberg. «Oggi siamo in grado di offrire soluzioni a 360 gradi, sia sul piano delle tecnologie sia per prodotti e servizi», osserva Marangoni. L’ampliamento dell’offerta e le collaborazioni sviluppate negli ultimi anni rispondono proprio all’esigenza di accompagnare le aziende nell’ottimizzazione complessiva dei processi, andando oltre la singola fornitura tecnologica. E in questo contesto il service assume un ruolo sempre più strategico.
«Impianti con un contenuto tecnologico così elevato, richiedono un supporto al cliente in tutte le fasi», sottolinea Antonini. «L’installazione è già un processo articolato, ma perché la macchina raggiunga le performance previste servono anche competenze formative e tecniche adeguate. Servono istruttori capaci di trasferire know-how agli operatori e di affiancarli nelle produzioni più complesse».
Su quest’area Heidelberg Italia sta investendo anche attraverso un importante ricambio generazionale. «Stiamo portando avanti un rinnovamento significativo all’interno del service», prosegue Antonini. «Mano a mano che i nostri tecnici raggiungono il pensionamento, vedere entrare in azienda giovani tra i 22 e i 25 anni è per noi un segnale molto positivo. La sfida è trasferire competenze ed esperienza e, allo stesso tempo, valorizzare l’energia e le nuove professionalità che queste persone portano».

Un altro aspetto determinante della trasformazione a cui oggi stiamo assistendo è il modo in cui si misura la produttività. «Non possiamo più valutarla solo sulla base della velocità nominale della macchina», osserva Marangoni. «Contano i tempi di risposta del service, la consulenza, la scelta dei prodotti più adatti e, soprattutto, la capacità di ottimizzare al meglio l’investimento. Per questo abbiamo messo a punto anche pacchetti consulenziali pensati per migliorare le performance complessive dell’impianto. Gli investimenti tecnologici sono importanti e devono poter esprimere pienamente il proprio valore economico e produttivo».
Interconnessione: il dato diventa parte della produttività
Un ruolo sempre più determinante è giocato dall’integrazione digitale degli impianti. «Oggi è difficile immaginare l’installazione di una macchina da stampa di ultima generazione senza una reale interconnessione con l’ambiente produttivo dell’azienda», afferma Antonini. «Heidelberg sviluppa direttamente anche il proprio software, e questo ci permette di verificare concretamente i benefici dell’integrazione. Le nuove macchine gestiscono un numero crescente di attività in contemporanea e, per governare efficacemente il processo, devono essere interfacciate e pilotate attraverso il workflow e i dati».
Una componente che in passato poteva sembrare complementare e che oggi è diventata strategica. «Se molto tempo condurre una trattativa e mettere a punto l’installazione di un sistema di stampa richiedeva di concentrarsi soprattutto sulla parte meccanica», continua Antonini. «Oggi tutto ciò che ruota intorno alla macchina ha assunto un peso fondamentale. Più evolvono gli impianti, più cresce il valore dell’integrazione tra tecnologia, software, dati e organizzazione della produzione. Da questo punto di vista, il settore sta vivendo una trasformazione molto significativa».
Guardando oltre il printing
Benché Heidelberg sia da quasi due secoli tradizionalmente legata al mondo della stampa, la longevità di questa realtà conosciuta in tutto il mondo si contraddistingue per una intrinseca capacità di innovare tecnologie e strategie di sviluppo. Seguendo questo imprinting anche Heidelberg Italia è stata coinvolta nell’apertura a nuovi ambiti di business connessi alle competenze del gruppo.
«Heidelberg Italia si sta muovendo oltre i confini dell’industria del printing», spiega Marangoni. «Quest’anno abbiamo iniziato a operare anche nell’automotive, dato che Heidelberg sviluppa sistemi e tecnologie per la ricarica dei veicoli elettrici. Per la nostra organizzazione è una nuova sfida che stiamo affrontando con l’entusiasmo e l’impegno che ci caratterizza».
Italia e Spagna sono state infatti individuate come mercati pilota per lo sviluppo di questa attività a livello europeo. «Questo è per noi motivo di grande soddisfazione», prosegue Marangoni. «Significa che il gruppo riconosce alla struttura italiana la capacità di sviluppare attività non solo nel mercato grafico, ma più in generale nel settore tecnologico. È un business diverso da quello in cui il Heidelberg si identifica, ma anche un’opportunità di crescita e di spinta verso nuove competenze che porteranno alla continua affermazione del nostro brand nel mondo».

