Vanno a velocità diverse le divisioni Fedrigoni, in queste settimane di crisi da coronavirus: etichette autoadesive in crescita, carta in forte calo. Per questo motivo l’amministratore delegato del Gruppo, Marco Nespolo, in una nota ha annunciato “delle fermate temporanee in alcuni stabilimenti, per adattare la capacità produttiva alla domanda di mercato”. Il piano riguarderà tutti gli stabilimenti che producono carta in Veneto, Trentino, Friuli e Marche – Verona, Arco, Varone, Scurelle, Cordenons, Fabriano, Pioraco e Rocchetta – al momento per alcuni giorni al mese nel periodo aprile e maggio. Dopo dispositivi personali dei lavoratori come ferie e permessi non goduti, Fedrigoni farà dunque ricordo alla cassa integrazione per una parte dei suoi dipendenti. L’annuncio (inatteso) è stato dato nel corso di una videconferenza (avvenuta nella mattina del 20 aprile) alle rappresentanze sindacali locali e nazionali dei lavoratori; un appuntamento annuale già in programma per fare il punto sull’andamento generale dell’azienda.

Ferie non godute e cassa integrazione

«Negli stabilimenti coinvolti dalle fermate inviteremo i dipendenti, in primis, a fruire di tutte le ferie e permessi non goduti, per coprire i periodi di chiusura. Faremo, poi, ricorso alla Cassa Integrazione, che è lo strumento normativo messo a disposizione per l’emergenza Covid19, per salvaguardare anche coloro che non dovessero avere ferie e permessi arretrati a disposizione. Valuteremo, volta per volta, forme di riconoscimento straordinario, per compensare chi sarà maggiormente impattato dalle chiusure», ha spiegato Nespolo durante la videoconferenza, annunciando inoltre che in segno di solidarietà, sia lui che e il top management del Gruppo si ridurranno il compenso del 30% per questi mesi di difficoltà. 

Il provvedimento annunciato è per Fedrigoni la prima conseguenza dell’impatto economico della crisi da diffusione del Covi19. In queste settimane gli stabilimenti del gruppo hanno lavorato a pieno regime, facendo registrare anzi una crescita nella domanda per il mondo delle etichette autoadesive con quello che lo stesso Nespolo definisce come “un significativo aumento degli ordini a cui (Fedrigoni, ndr) ha fatto fronte espandendo la capacità produttiva”. Discorso diverso invece per le carte speciali, sicurezza e in sostanza per la produzione che non serve direttamente i settori del food, del beverage e della farmaceutica. Produzione che in queste settimane è sì proseguita, ma non ha visto un parallelo ingresso di nuove commesse: «La divisione carta è quella più impattata dallo shock di domanda: nonostante una performance migliore rispetto ai concorrenti diretti, nell’ultimo mese ha registrato un calo importante degli ordini e il Gruppo si trova, quindi, costretto a prevedere delle fermate temporanee in alcuni stabilimenti, per adattare la capacità produttiva alla domanda di mercato», ha dichiarato Nespolo.

Il sindacato

«Fino ad adesso hanno lavorato tutti, anche durante le festività di Pasqua e Pasquetta», conferma Gianluca Carrega, coordinatore nazionale Slc Cgil nazionale comparto industria (cartai, grafici e poligrafici) presente alla videoconferenza di Fedrigoni e raggiunto telefonicamente da Stampamedia. «Gli stop all’attività degli stabilimenti cominceranno già da questo fine settimana e proseguiranno nel corso di maggio. La speranza è che il 4 maggio possano riaprire molte attività (il 4 maggio è la data prevista per una parziale riapertura delle attività produttive in Italia che nelle scorse settimane – in quanto considerate “non essenziali” dai Dpcm del governo per il contenimento della diffusione del Covi19 – hanno dovuto interrompere le loro attività, ndr) e dunque possano arrivare nuovi ordinativi. Ma se a maggio dovesse proseguire il trend negativo di aprile, la previsione è che si debba ricorrere alla cassa integrazione anche per il mese di giugno», continua Carrega, che conferma come i lavoratori utilizzeranno per la maggior parte ferie e permessi non goduti e che la cassa integrazione verrà – nei limiti del possibile – equamente ripartita fra gli stabilimenti, a eccezione di quelli per le etichette che continueranno a operare a pieno ritmo e dunque non toccati dal provvedimento. «Fedrigoni non è mai ricorsa alla cassa integrazione in questi anni, nemmeno nel corso della crisi del 2008 quando il comparto delle cartiere fu pesantemente colpito e molte aziende dovettero chiudere. Oggi è costretta a fermarsi perché per alcune tipologie di carta non ci sono richieste: per alcune c’è stato un crollo fino al 50%», conclude Carrega.

La fase 2

Nel frattempo il Gruppo, parte del fondo di investimento Bain Capital, si prepara alla cosiddetta “fase 2 dell’emergenza”. Dopo aver provveduto a garantire la sicurezza dei lavoratori per l’operatività dei suoi stabilimenti e aver sottoscritto una polizza assicurativa specifica per tutti i suoi 4.000 dipendenti nel mondo (“un provvedimento molto buono perché non in tutti i Paesi in cui le multinazionali come Fedrigoni operano ci sono ammortizzatori sociali per i lavoratori che si ammalano, come ci sono in Italia”, commenta Carrega), l’azienda comunica: “In attesa che le autorità annuncino le nuove misure richieste alle aziende per garantire la piena sicurezza sui luoghi di lavoro, il Gruppo ha già iniziato a valutare ulteriori precauzioni da introdurre in tutti gli uffici e negli stabilimenti, anche con l’ausilio di specifiche tecnologie. Nel frattempo il Gruppo Fedrigoni prosegue comunque l’ambizioso percorso di crescita e trasformazione avviato, portando avanti tutti gli impegni, le iniziative strategiche e gli investimenti definiti nel nuovo piano industriale 2020-2023”, conclude la nota del Gruppo.

 

di Giulia Virzì

Foto: Fedrigoni.com

 

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