Nel lessico della filiera europea del packaging e della stampa c’è un acronimo che domina ogni agenda: PPWR, il Regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio

PPWR, l’etichetta al centro della partita: riciclabilità obbligatoria e nodi ancora aperti

Nel lessico della filiera europea del packaging e della stampa c’è un acronimo che, ormai, domina ogni agenda: PPWR, il nuovo Regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Regolamento (UE) 2025/40). La posta in gioco è alta perché la norma introduce requisiti vincolanti che, a partire dal 2030, legano l’accesso al mercato alla capacità di dimostrare la riciclabilità degli imballaggi — etichette incluse — e, dal 2035, la loro effettiva “riciclabilità su scala” (recycled at scale). Il messaggio emerso con chiarezza anche nel confronto europeo sul tema è netto: la riciclabilità non è più un’opzione.

“Se un packaging, etichetta compresa, non è riciclabile, perderà l’accesso al mercato” ha sintetizzato Pablo Englebienne (FINAT), richiamando l’urgenza di trasformare l’adeguamento normativo in un percorso industriale, e non in un adempimento dell’ultimo minuto.

Etichette compatibili con il “corpo” dell’imballaggio: materiali, inchiostri, adesivi

Dentro la cornice del PPWR, l’etichetta smette di essere un “accessorio” e diventa un elemento tecnico-funzionale che deve dialogare con il processo di riciclo del supporto principale. Tradotto: materiali, inchiostri, adesivi e nobilitazioni dovranno essere coerenti con le linee guida di design for recycling che stanno prendendo forma attraverso atti attuativi e standard in sviluppo.
Un passaggio particolarmente sensibile riguarda le etichette in plastica: secondo quanto discusso a livello di filiera, quando superano una certa incidenza sul “packaging unit”, entrano in gioco anche vincoli legati al contenuto di riciclato post-consumo (PCR).

Armonizzazione sì, ma “manca la mappa”: 40 atti secondari e definizioni cruciali

Il PPWR nasce per rafforzare l’armonizzazione europea, ma la fase attuale è segnata da un paradosso: regole decisive, con molte caselle ancora vuote. Francesca Stevens (EUROPEN) ha ricordato che restano “40 pezzi di legislazione secondaria” da completare e che definizioni cruciali — a partire da cosa rientri nella nozione di “imballaggio” — non sono ancora pienamente stabilizzate.
Tra i nodi che impattano direttamente l’industria delle etichette e dei materiali autoadesivi:

  • se il release liner (il siliconato) debba o meno essere considerato “packaging”;

  • che cosa potrà essere qualificato come compostabile (home o industrial);

  • come si distribuiranno responsabilità e obblighi di conformità lungo la supply chain (brand owner, converter, fornitori).

Dall’innovazione di sorting al riciclo di liner e matrice: le risposte della filiera

In questo scenario, la tecnologia sta diventando un abilitatore concreto di compliance. Il progetto HolyGrail 2.0, basato su watermark digitali per lo smistamento intelligente, ha rivendicato risultati di purezza e accuratezza su grandi numeri: oltre il 90% di detection accuracy su 2,4 milioni di confezioni nei test citati in ambito associativo di settore.
Accanto alle tecnologie di sorting, cresce l’attenzione sulle frazioni “invisibili” ma strategiche della produzione di etichette. CELAB-Europe sta spingendo una logica di scala per release liner e matrix, anche attraverso una piattaforma pensata per “mettere in contatto” operatori e soluzioni di riciclo: “It’s PPWR time. There is nothing bigger than PPWR these days”, ha dichiarato Marius Tent, sottolineando che senza massa critica non c’è circolarità economicamente sostenibile.

La prospettiva industriale: non solo riciclabilità, ma dati e tracciabilità

Oltre la scadenza 2030, la transizione richiama un cambio di paradigma: non tossicità, riciclabilità, tracciabilità diventano requisiti di sistema. E, soprattutto, i brand owner iniziano a chiedere informazioni strutturate su impronta carbonica, uso dell’acqua e impatto materiale delle soluzioni adottate — una pressione che si somma alle logiche EPR e alla competizione per l’accesso al riciclato.

Il confronto, proseguirà sul piano associativo e industriale. La prossima edizione dell’European Label Forum è in calendario dal 27 al 29 maggio 2026 a Siviglia: un appuntamento che, inevitabilmente, avrà ancora il PPWR come “convitato di pietra” — ma anche come acceleratore di innovazione nella stampa, nei materiali e nelle filiere di recupero.

Il fronte italiano: Federazione Carta e Grafica chiede certezza giuridica

Se sul versante etichette la parola chiave è “prepararsi comunque”, dal lato della filiera cartaria e grafica italiana emerge con forza la richiesta di chiarezza normativa. In una nota del 23 dicembre 2025, Federazione Carta e Grafica ha espresso “forte preoccupazione” per la bozza di Legal Advice della Commissione UE, sollecitando una revisione che rispetti il testo del regolamento e l’accordo politico raggiunto.
Secondo il DG Massimo Medugno, interpretazioni che vadano “oltre il testo giuridico” rischiano di frammentare il Mercato Unico, minare la certezza del diritto e ridurre la competitività dell’industria. Un punto reso ancora più sensibile dai numeri della filiera: oltre 160.000 imprese e 27 miliardi di euro di fatturato (circa 1,2% del PIL).

Nel merito, la Federazione segnala che il documento potrebbe spingere gli Stati membri a introdurre requisiti aggiuntivi, tra cui obiettivi di riutilizzo più elevati (richiamando l’art. 29) e una lettura estensiva dei divieti (art. 25 e Allegato V), arrivando a incoraggiare misure assimilabili a “bans” ai sensi della direttiva SUP, pur in un quadro che dovrebbe invece restare coerente con il perimetro approvato dal legislatore.