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Gruppo Fedrigoni, tensione per ipotesi vendita banconote: preoccupazione dei sindacati

Gruppo Fedrigoni, tensione per ipotesi vendita banconote: preoccupazione dei sindacati

Il traguardo che la nuova proprietà (il fondo Bain Capital) del gruppo Fedrigoni vorrebbe tagliare è quello della (qualche anno fa sospesa) quotazione in Borsa. Ma prima dello sbarco in Piazza Affari la società veronese sarebbe pronta a realizzare altre acquisizioni dopo quella nel 2018 del gruppo Cordenons, specializzato in carte speciali. E sul mercato corrono già rumor su possibili "prede" tra cui – senza per ora alcuna conferma - il gruppoFavini, tra i cui soci c'è il fondo di private equity Orlando. Ma Fedrigoni, sempre secondo le stesse voci, starebbe guardando anche ad acquisizioni in Europa, in particolare in Francia.

Intanto però l'azienda potrebbe cedere alcuni asset non ritenuti core business come ad esempio la divisione banconote e sicurezza per la quale sarebbe stato affidato un mandato esplorativo alla boutique di consulenza Poyry. Una cessione, determinata dalla crisi che sta attraversando il settore della stampa di banconote che qualora andasse in porto, coinvolgerebbe circa 140 lavoratori nello stabilimento fabrianese di Vetralla, l'unico del gruppo dedicato alla realizzazione di euro e denaro di conio straniero. "Viste - si legge in una nota di Bain Capital - le manifestazioni di interesse ricevute da altri operatori per possibili joint venture o partnership nel comparto sicurezza relativo alle banconote, il gruppo ha dato mandato ad un soggetto terzo di raccogliere queste richieste per valutare eventuali sinergie. Le trattative e le operazioni condotte non perdono mai di vista la salvaguardia dei posti di lavoro".

La conferma arriva con un comunicato dall'amministratore delegato Marco Nespolo al termine di un incontro, durato tre ore nella mattina di mercoledì 24 luglio, con le rappresentanze sindacali. «Vorrei sgombrare il campo dall'idea che l'ingresso di Bain Capital nella proprietà sia foriero di chissà quali scenari apocalittici - afferma Nespolo -. La presenza di un fondo velocizza i processi: tutto il management è impegnato a fare di più e meglio, razionalizzando,  sviluppando nuovi prodotti, approcciando nuovi mercati o Paesi. E questo vale anche per il settore ‘Sicurezza', dove non abbiamo arretrato di un centimetro nello sforzo di portare a casa nuove commesse, dove abbiamo comprato nuove macchine e firmato nuovi brevetti, benché corrisponda al vero la notizia – fatta filtrare dalla stampa – che abbiamo dato mandato ad un advisor per valutare se ci siano, e quanto siano seri, interessi di altri player per questo business. Le due cose non sono in contraddizione: al momento il processo è in fase iniziale, non si sa come e quando si concluderà. Nel frattempo noi stiamo facendo di tutto per acquisire nuove commesse, anche  andando a trattare con banche centrali che non ci hanno mai dato udienza». 

Sarà un advisor esterno, dunque, a verificare se ci sono i presupposti per la cessione ed eventualmente con quale formula. Ma la possibile cessione, nonostante le rassicurazioni del gruppo sulle salvaguardie occupazionali, ha già fatto scattare l'allarme tra i lavoratori e i sindacati dello stabilimento marchigiano. Anche perché gli ultimi segnali convergerebbero nella direzione di un forte rallentamento produttivo. Ad oggi, infatti, il lavoro sarebbe certo solo fino a fine anno per carenza di commesse, tanto che da lunedì 15 luglio dopo oltre mezzo secolo, secondo quanto riportato da organi di stampa locale citando fonti sindacali, sarebbe stato abolito il ciclo continuo sette giorni su sette. Al contrario di quanto accadeva in passato quando l'azienda non si fermava neanche per le ferie estive, sarebbe anche previsto lo stop dal 7 al 20 agosto con la chiusura di tutti i siti del polo territoriale, ovvero i due fabrianesi di Vetralla e Rocchetta e le fabbriche delle località maceratesi di Castelraimondo e Pioraco. Anche su questo punto è intervenuto Nespolo: «Abbiamo scelto di intervenire su  alcuni stabilimenti sfruttando gli strumenti che ci sono parsi meno dolorosi, come il mancato rinnovo dei contratti interinali, il pensionamento laddove possibile o il fermo delle macchine nei weekend o ad agosto. Con questi aggiustamenti, e con lo sforzo enorme profuso dai nostri commerciali, la situazione nel segmento delle banconote crediamo si stabilizzi», si legge nel comunicato diffuso da Fedrigoni.

Per questa situazione nei giorni scorsi le RSU degli stabilimenti del gruppo Fedrigoni di Fabriano (nella foto), Rocchetta, Pioraco e Castelraimondo, unitamente alle strutture territoriali, confederali e di categoria di Uil, Cgil e Cisl avevano espresso forte preoccupazione per la situazione degli stabilimenti marchigiani in attesa che a breve, come annunciato, Fedrigoni presenti il nuovo piano industriale.

Nei giorni scorsi, intanto, Fedrigoni ha comunicato una serie di nuovi ingressi nel management del gruppo leader in Europa nella produzione di carte speciali per packaging, etichette, stampa, ologrammi e carte di sicurezza. Nell'ottica "di potenziare il top management con profili di esperienza internazionale e competenze trasversali in grado di traghettare il gruppo verso obiettivi di consolidamento e di crescita", spiega una nota sono entrate in azienda a maggio tre prime linee che riportano direttamente al nuovo amministratore delegato, Marco Nespolo, in Fedrigoni da novembre in seguito all'acquisizione da parte di Bain Capital. I nuovi ingressi sono quelli di Monica Magrì come Chief HR Officer, Fulvio Capussotti come Managing Director della Divisione Pressure Sensitive Labels e Alessandro Baroni in qualità di Corporate Development Director. Inoltre, aggiunge la nota, la divisione Paper è stata rafforzata con l'ingresso, tra gli altri, di due manager di comprovata esperienza. Mario Naldini come Operations Director mentre nuovo General Manager di Fabriano è Jacques Joly, personaggio noto tra gli addetti ai lavori per avere ricoperto lo stesso ruolo in due aziende di spicco nel settore delle carte di pregio, del colore e dell'arte, le francesi Canson e Pebeo.

di Achille Perego

 

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