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Aziende grafiche | 25/01/2010

La Fratelli Spada chiude l'attività. A rischio oltre 120 posti di lavoro

Nessun nuovo partner e (per ora) nessuna nuova iniziativa immobiliare per dare liquidità e respiro all'azienda. Il risultato è che la storica impresa Fratelli Spada di Roma, che fa capo alla famiglia di Marco Spada, ex presidente di Assografici, ha deciso di chiudere l'attività mettendo in cassa integrazione (e poi in mobilità) 127 dipendenti. Attualmente la Fratelli Spada occupa un'area di tre ettari (17mila metri quadrati coperti per 135mila metri cubi) nel Comune di Ciampino. Un'area che nel corso degli anni si è ritrovata integrata all'interno di un centro urbano fatto di negozi, condomini, villette. E, come succede spesso, una forte presenza industriale viene mal sopportata, sia dagli abitanti del quartiere che dagli ambientalisti. Approfittando del nuovo quadro urbanistico aperto dal Piano Casa, Marco Spada, dopo aver stretto un accordo con una società finanziaria interessata allo sviluppo immobiliare, aveva chiesto al Comune un cambio di destinazione d'uso che se concesso avrebbe permesso di vendere tutta l'attuale area industriale per trasferirsi in una nuova sede, già individuata a Santa Palomba, 4 ettari a circa quindici chilometri da Ciampino, con uno stabilimento già esistente e da ultimare per 18mila metri quadrati. Dove la Fratelli Spada avrebbe trasferito nel giro di due anni tutta l'attività incassando, grazie alle plusvalenze immobiliare, capitali freschi per rilanciare l'attività grafica. Il via libera da parte del Comune però finora non è arrivato e di fronte alla crisi di commesse e liquidità che ha colpito l'azienda si è arrivati alla drammatica decisione di sospendere l'attività chiedendo lo stato di crisi (con cig e quindi mobilità per i lavoratori) e nominando un liquidatore della società, il dottor Silvio Chiumiento mentre Marco Spada si è dimesso dalla carica di amministratore unico della sua azienda. La decisione di cessare l'attività e mettere a serio rischio quasi 130 posti di lavoro ha suscitato la protesta degli operai e dei sindacati che sono già scesi in piazza per manifestare il loro dissenso accogliendo la solidarietà delle forze politiche e dell'amministrazione comunale di Ciampino. Da una parte c'è la preoccupazione per la perdita dei posti di lavoro e dall'altra il timore che la decisione di sospendere l'attività sia stata una sorta di ricatto verso il Comune per far passare un maxi piano edilizio che prevederebbe una colata di cemento a Ciampino con la realizzazione di circa 800 appartamenti per un valore di mercato complessivo di oltre 250 milioni di euro.

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