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Lavoro, 7 milioni di italiani hanno paura di perdere il posto a causa dell’innovazione tecnologica

Lavoro, 7 milioni di italiani hanno paura di perdere il posto a causa dell’innovazione tecnologica

Robot e intelligenza artificiale terrorizzano sette milioni di lavoratori italiani, che temono di perdere prima o poi il proprio lavoro proprio a causa dell'entrata in azienda della nuove tecnologie. È uno dei dati che emerge dal terzo Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, realizzato dal Censis (Centro Studi Investimenti Sociali, un istituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964), in collaborazione con Eudaimon, leader nei servizi per il welfare aziendale, e con il contributo di Credem, Edison, Michelin e Snam. Secondo quanto emerge dalla ricerca, quasi un operaio su due vede il proprio lavoro a rischio, l'85% dei lavoratori esprime una qualche paura o preoccupazione per l'impatto atteso della rivoluzione tecnologica e digitale (il dato supera l'89% tra gli operai). Per il 50% si imporranno ritmi di lavoro più intensi, per il 43% si dilateranno gli orari di lavoro, per il 33% (il 43% tra gli operai) si lavorerà peggio di oggi, per il 28% (il 33% tra gli operai) la sicurezza non migliorerà.

Paura per i redditi e fiducia nel welfare aziendale

Sette lavoratori su dieci (percentuale che sale al 74% degli operai) teme la riduzione di redditi e tutele sociali e per quasi 6 su dieci (il 63% tra gli operai) in futuro si guadagnerà meno di oggi. Per la metà dei lavoratori coinvolti dalla ricerca l'introduzione di robot e intelligenza artificiale nelle aziende e industrie italiane porterà a una minor quantità di tutele, garanzie e protezioni. In questo caso le percentuali restano elevate tra dirigenti e quadri (54%), operai (52%) e impiegati (49%). Forte è anche il timore di nuovi conflitti in azienda: per oltre la metà dei lavoratori (il 58% degli operai) sarà più difficile trovare obiettivi comuni tra imprenditori, manager e lavoratori.

Nelle aziende italiane, si legge poi nello studio condotto dal Censis, è in atto una disuguaglianza salariale che certifica l'esistenza di un gap tra chi oggi lavora con le nuove tecnologie e chi no: fatto 100 lo stipendio medio italiano, nei settori tecnologici il valore sale a 184,1 mentre negli altri comparti scende a 93,5. Numeri che convivono e alimentano le paure dei lavoratori, che molto spesso nella tecnologia vedono una minaccia e non un contributo. Queste disuguaglianze salariali sono mitigate in molti casi dalla presenza di welfare aziendale: per due lavoratori su tre che già ne beneficiano (il 66%), il welfare aziendale sta migliorando la loro qualità della vita. Le percentuali sono elevate tra dirigenti e quadri (89%), lavoratori intermedi (60%), operai (79%). Guardando al futuro, il 54% dei lavoratori è convinto che gli strumenti di welfare aziendale potranno migliorare il benessere in azienda. E in vista dell'arrivo di robot e intelligenza artificiale, il welfare aziendale viene annoverato tra le cose positive che si possono ottenere in un futuro immaginato con meno lavoro, meno reddito e minori tutele.

Quanta innovazione nelle imprese italiane

Secondo un'indagine dell'Istituto nazionale di statistica italiana (Istat) l'ICT - che sta per Information and Communication Technologies - si attestano al 16% imprese con almeno 10 addetti che impiegano esperti ICT all'interno dell'azienda (per le imprese manifatturiere il dato è leggermente più alto della media, attestandosi al 17,8%); un dato stabile nell'ultimo triennio, quello dell'indicatore di adozione di competenze ICT tra gli addetti dell'impresa. E la stessa percentuale si registra nel numero (in media) di imprese con un livello di digitalizzazione alto o molto alto. "Sulla base di nuovi indicatori risulta che a profili di digitalizzazione più evoluti delle imprese si associa, in media, un livello di produttività del lavoro più elevato", rivela Istat a commento dei dati pubblicati a fine 2019 e riferiti proprio all'anno scorso. Per quel che riguarda la robotica e la stampa 3D, Istat attesta che è il 9.1% delle imprese manifatturiere italiane a fare uso della stampa 3D (il 2.4% dell'industria dei prodotti in legno e carta, stampa: in questo aggregato sono comprese le attività economiche in termini di Ateco 2007: 16, 17, 18 in cui rientrano le imprese dell'Industria del legno- falegnami, addetti alla produzione di porte, finestre, imballaggi in legno, parquet, prodotti in sughero, prodotti in paglia - e le imprese di fabbricazione di carta e prodotti di carta, stampa e riproduzione di supporti registrati - addetti alla produzione di carta e cartone, addetti alla fabbricazione di prodotti cartotecnici, addetti alla stampa, addetti alla legatoria, addetti alla riproduzione di supporti registrati); il 19.3% utilizza robot (il 12.4 del comparto legno e carta, stampa), il 15.7% usa robot industriali (il 10.6% dell'industria dei prodotti in legno e carta, stampa) e infine il 5.8% utilizza robot di servizio (il 2.6% del comparto legno e carta, stampa).

di Giulia Virzì

Leggi anche:

Lo speciale de il Poligrafico sulla robotica e l'automazione

febbraio 13, 2020

 
 

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